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	<title>TECNICA Archives - NOTIZIE GOLF</title>
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	<description>Il gioco del golf tutto in digitale</description>
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	<title>TECNICA Archives - NOTIZIE GOLF</title>
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		<title>Quale palla usare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Rean Trinchero]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[SHORT GAME]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f.jpeg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-240x300.jpeg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-819x1024.jpeg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-768x960.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-380x475.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-800x1000.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-760x950.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/e613db37-5934-4eab-95ac-9c779e203e5f-480x600.jpeg 480w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
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<p>Il primo grande bivio è tra palline con copertura in uretano e palline con copertura in ionomero o materiali simili come il Surlyn. Le palline in urethane sono quelle tipicamente usate dai giocatori più esperti: offrono più spin sul gioco corto, una sensazione più morbida e la possibilità di modulare meglio la traiettoria e l’arresto della palla sul green. Sono ideali per chi sa già gestire colpi come chip, pitch alti e lob, e vuole che la palla “morda” sul green e si fermi rapidamente.</p>
<p>Le palline in ionomer, invece, sono generalmente più tolleranti, più durature e spesso più economiche. Generano meno spin attorno al green, ma proprio per questo possono risultare più prevedibili per chi ha un handicap medio-alto o una tecnica ancora in evoluzione: la palla rotola di più dopo l’atterraggio, ma lo fa in modo abbastanza costante. Per molti giocatori amatoriali questo significa meno sorprese e meno errori grossolani quando il contatto non è perfetto.</p>
<p>Un altro parametro chiave è la compressione. Una palla a bassa compressione tende a deformarsi più facilmente all’impatto, risultando più efficiente per chi ha una velocità di swing moderata. Nel gioco lungo questo può tradursi in qualche metro in più, ma nel gioco corto incide soprattutto sulla sensazione di impatto con wedge e putter. Chi ha un tocco delicato spesso preferisce una palla più morbida, che restituisca un feedback chiaro sul centro faccia e aiuti a calibrare meglio la distanza sui colpi di fino.</p>
<p>In pratica, un giocatore abile che costruisce il proprio score sul controllo del backspin e sulla capacità di fermare la palla vicino alla bandiera trarrà più vantaggio da una palla in uretano, anche accettando un costo maggiore e una minore tolleranza sugli errori. Un giocatore in crescita, invece, potrebbe essere più performante con una palla in ionomero a compressione medio-bassa, che lo aiuti a mantenere coerenza tra un colpo e l’altro e a concentrarsi prima di tutto sulla qualità del contatto.</p>
<p>La scelta migliore, alla fine, è quella che rende il tuo short game più ripetibile: una palla che ti permetta di leggere il rimbalzo, prevedere il rotolo e avere sempre la stessa sensazione all’impatto.</p>
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		<title>Come eseguire lo “stinger” &#8211; Lezioni di golf</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/come-eseguire-lo-stinger-lezioni-di-golf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Dassù]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 10:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870.jpeg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-240x300.jpeg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-819x1024.jpeg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-768x960.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-380x475.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-800x1000.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-760x950.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1870-480x600.jpeg 480w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Lo “stinger” è un colpo reso celebre da Tiger Woods nei primi anni 2000. Esso consiste in un&#8230;</p>
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<p>Esso consiste in un ferro lungo (2 o 3) che parte molto teso e mantiene la stessa altezza per tantissimi metri, per poi rotolare parecchio.<br />
Tiger lo utilizzava nelle buche molto strette per assicurarsi di essere preciso dal tee,coprendo comunque una buona distanza.</p>
<p>Voglio essere chiaro: senza una velocità di swing elevata (almeno 90-95 mph col ferro lungo) è impossibile eseguire questo colpo, poiché la palla volerebbe troppo poco.</p>
<h2 id="come-si-esegue-lo-stinger">Come si esegue lo stinger?</h2>
<ul>
<li>Posizionare la palla al centro dello stance, quindi ben più a destra di un normale ferro 2. Portare anche le mani leggermente più avanti per togliere loft al bastone già in partenza.<img  loading="lazy"  decoding="async"  class="aligncenter size-full wp-image-97405"  src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864.jpeg"  alt=""  width="1280"  height="1920"  srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864.jpeg 1280w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-200x300.jpeg 200w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-683x1024.jpeg 683w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-768x1152.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-1024x1536.jpeg 1024w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-380x570.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-800x1200.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-1160x1740.jpeg 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-760x1140.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1864-400x600.jpeg 400w"  sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" ></li>
<li>Eseguire un backswing leggermente più corto del normale e riducendo leggermente il caricamento dei polsi.<img  loading="lazy"  decoding="async"  class="aligncenter size-full wp-image-97406"  src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865.jpeg"  alt=""  width="1280"  height="1920"  srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865.jpeg 1280w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-200x300.jpeg 200w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-683x1024.jpeg 683w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-768x1152.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-1024x1536.jpeg 1024w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-380x570.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-800x1200.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-1160x1740.jpeg 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-760x1140.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_1865-400x600.jpeg 400w"  sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" ></li>
<li>Eseguire un downswing deciso con l’intenzione di far partire la palla più bassa possibile, cosi da togliere ulteriore loft al bastone.
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</li>
</ul>
<p>Se si eseguo questo colpo senza avere una velocità di swing elevata, la palla non rimarrà in quota a sufficienza.</p>
<h2 id="se-sei-un-giocatore-potente-usa-lo-stinger-per-prendere-piu-fairways">Se sei un giocatore potente, usa lo stinger per prendere più fairways!</h2>
<p>Per ogni dubbio, contattatemi tramite i miei canali social.</p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>Golf, la precisione nasce dalla consapevolezza: quando la tecnologia allena anche la mente</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/golf-la-precisione-nasce-dalla-consapevolezza-quando-la-tecnologia-allena-anche-la-mente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samantha Bernardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 10:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
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<p>La ricerca scientifica sull’apprendimento motorio evidenzia il ruolo del feedback nella costruzione di abilità più efficaci e riproducibili.&#8230;</p>
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<p class="p1">Nel golf, migliorare non significa semplicemente ripetere un gesto tecnico, ma <b>sviluppare la capacità di adattarlo </b><b>alle richieste del compito e di riconoscere le relazioni tra </b><b>movimento ed esito. </b>È un processo complesso, nel quale le informazioni sensoriali del giocatore possono essere integrate da riscontri esterni, utili a comprendere il risultato prodotto e a orientare i tentativi successivi.</p>
<p class="p1">In questo contesto, il <b>feedback rappresenta uno dei temi </b><b>centrali della ricerca sull’apprendimento motorio. </b>Comprendere come viene fornito, quali informazioni comunica e in quale momento interviene è fondamentale per progettare programmi di allenamento efficaci.</p>
<h2 id="il-feedback-di-risultato-un-riferimento-per-lapprendimento" class="p2"><b>Il feedback di risultato: un riferimento per </b><b>l’apprendimento</b></h2>
<p class="p1">La letteratura scientifica distingue generalmente tra <strong>feedback intrinseco</strong>, derivante dalle informazioni sensoriali disponibili durante e dopo il movimento, e <strong>feedback estrinseco o aumentato</strong>, fornito da una fonte esterna, come un allenatore o un sistema tecnologico. All’interno di quest’ultima categoria, una distinzione fondamentale riguarda il<strong> <i>Knowledge of Results</i> (KR),</strong> cioè la <strong>conoscenza del risultato</strong>, e il <strong><i>Knowledge of Performance </i>(KP)</strong>, relativo alle caratteristiche esecutive del movimento.</p>
<p class="p1">Nel golf, il KR può indicare quanto un colpo si sia avvicinato al target, la distanza raggiunta dalla palla o la sua deviazione rispetto alla linea desiderata. Il KP, invece, può descrivere parametri tecnici come l’orientamento della faccia del bastone rispetto al percorso d’impatto.</p>
<p class="p1">Queste informazioni <strong>svolgono funzioni differenti ma potenzialmente complementari</strong>: il feedback di risultato consente di <strong>confrontare la prestazione con l’obiettivo</strong>, mentre quello sulla prestazione aiuta a <strong>comprendere alcuni elementi del movimento che hanno contribuito all’esito.</strong></p>
<p class="p1">Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sull’<i>International Review of Sport and Exercise Psychology </i>ha evidenziato che la combinazione tra KR e feedback prescrittivo sulla prestazione può favorire l’apprendimento motorio più del solo feedback di risultato, almeno negli studi considerati, prevalentemente condotti su principianti. Il tipo di informazione fornita, quindi, è importante quanto la sua disponibilità.</p>
<h2 id="che-cosa-ci-dice-la-ricerca-sul-golf" class="p2"><b>Che cosa ci dice la ricerca sul golf?</b></h2>
<p class="p1">Una differente revisione sistematica pubblicata nel 2024 sulla rivista <i>Frontiers in Sports and Active Living</i> ha analizzato 52 studi controllati e randomizzati dedicati all<strong>’apprendimento di abilità specifiche del golf</strong>, esaminando differenti strategie,tra cui f<strong>eedback aumentato, programmazione della pratica e focalizzazione attentiva.</strong></p>
<p class="p1">Per quanto riguarda il feedback aumentato, i risultati complessivi suggeriscono un potenziale beneficio, ma non identificano un’unica modalità universalmente superiore. Gli effetti possono variare in funzione del livello di abilità, del tipo di compito e delle caratteristiche dell’intervento.</p>
<p class="p1">Queste evidenze invitano a superare una visione semplicistica secondo cui fornire più informazioni produce necessariamente un apprendimento migliore. La questione scientifica <strong>è capire quali informazioni siano realmente utili, come debbano essere presentate e in quale misura possano contribuire a miglioramenti che persistano anche quando il feedback viene rimosso.</strong></p>
<h2 id="la-tecnologia-come-strumento-di-misurazione-e-di-consapevolezza" class="p2"><b>La tecnologia come strumento di misurazione </b><b>e di consapevolezza</b></h2>
<p class="p1">È in questo quadro che si inserisce una ricerca, condotta da psicologi e professionisti di golf, presso il CUS Parma Golf su 12 golfisti dilettanti, di età compresa tra 19 e 36 anni e con handicap tra 0 e 15.</p>
<p class="p1">Lo studio ha confrontato condizioni di allenamento con e senza feedback visivo, utilizzando Trackman 4 per rilevare parametri relativi all’impatto e al volo della palla e Trackman Range,  durante le sessioni di training (quattro sessioni di training per ogni condizione). L’analisi ha considerato il <i>Face to Path</i>, lo <i>Smash</i><i>Factor</i> e il <i>Carry Flat-Side</i>, indicatore della dispersione laterale rispetto al target.</p>
<p class="p1">I risultati hanno evidenziato un miglioramento statisticamente significativo del <strong><em>Face to Path</em> </strong>nella condizione con feedback, mentre nella condizione senza feedback è stato osservato un peggioramento significativo.</p>
<p class="p1">Anche lo <strong><em>Smash Factor</em></strong> ha mostrato un miglioramento significativo nella condizione con feedback alla valutazione finale rispetto a quella iniziale.</p>
<p class="p1">Per il<strong><em> Carry Flat-Side</em></strong>, il feedback ha prodotto un effetto stabilizzatore nelle prime fasi dell’allenamento; tuttavia, alla valutazione finale non sono emerse differenze significative rispetto ai valori iniziali in entrambe le condizioni.</p>
<p class="p1">Nel complesso, i dati suggeriscono che il feedback tecnologico <strong>possa contribuire alla regolazione di alcuni parametri del gesto nel gioco corto.</strong></p>
<p class="p1"><b>Dalla misurazione all’apprendimento: il ruolo della </b><b>consapevolezza</b></p>
<p class="p1">La disponibilità di dati oggettivi permette al golfista di confrontare il risultato effettivo con quello atteso e di riconoscere eventuali discrepanze. <strong>Questo confronto può sostenere il processo di autoregolazione, favorendo la selezione di strategie correttive più mirate.</strong></p>
<h3 id="la-componente-psicologica-si-inserisce-proprio-in-questa-fase-non-nella-semplice-visualizzazione-dei-numeri-ma-nella-capacita-di-interpretarli-e-integrarli-con-le-sensazioni-corporee-lespe" class="p1">La <strong>componente psicologica</strong> si inserisce proprio in questa fase: <b>non nella semplice visualizzazione dei numeri, ma </b><b>nella capacità di interpretarli e integrarli con le </b><b>sensazioni corporee, l’esperienza e le indicazioni del </b><b>coach.</b></h3>
<p class="p1">Un uso efficace del feedback deve inoltre considerare il rischio che una disponibilità troppo frequente di informazioni possa favorire la dipendenza dal riscontro esterno. La prestazione osservata durante l’allenamento, infatti, non coincide necessariamente con un apprendimento stabile. Per verificare quest’ultimo sono importanti anche <b>prove di ritenzione, svolte dopo un intervallo senza </b><b>feedback, e prove di trasferimento a situazioni </b><b>differenti.</b></p>
<p class="p1">La tecnologia dovrebbe quindi essere utilizzata come supporto al processo di apprendimento, <b>non come sostituto </b><b>della capacità del giocatore di percepire e controllare il </b><b>proprio movimento.</b></p>
<h2 id="un-approccio-scientifico-allallenamento" class="p2"><b>Un approccio scientifico all’allenamento</b></h2>
<p class="p1">Le evidenze disponibili indicano che il feedback può rappresentare una risorsa importante nell’acquisizione delle abilità motorie, ma la sua efficacia dipende dalle modalità con cui viene integrato nella pratica.</p>
<p class="p1">Nel golf, sistemi come il Trackman permettono di trasformare aspetti della prestazione in variabili misurabili, facilitando il confronto tra obiettivo e risultato. Il contributo più rilevante emerge quando queste informazioni vengono interpretate alla luce delle caratteristiche individuali del giocatore e utilizzate per orientare l’allenamento.La sfida per tecnici e ricercatori è quindi sviluppare protocolli che integrino misurazione oggettiva, feedback pertinente e progressiva autonomia dell’atleta.</p>
<p class="p1"><b>Non basta sapere che cosa è successo a un colpo: occorre </b><b>capire quali informazioni possono aiutare il giocatore a </b><b>migliorare il successivo e a mantenere nel tempo ciò che </b><b>ha appreso. È in questa prospettiva che tecnologia, </b><b>ricerca scientifica e consapevolezza possono contribuire </b><b>a un allenamento più efficace e individualizzato.</b></p>
<p style="text-align: center"><a href="https://www.instagram.com/sport.psicogolfer/" target="_blank" rel="noopener">#samanthabernardi</a></p>
<p style="text-align: center"><a href="https://notiziegolf.it/tecnica/golf-e-scuola-non-sono-capace-o-forse-non-ci-riesco-ancora/" target="_blank" rel="noopener">#golfpsychology</a></p>
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		<item>
		<title>L’Occhio Dominante nel Putting: funzione visiva e influenza sull’allineamento</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/locchio-dominante-nel-putting-funzione-visiva-e-influenza-sullallineamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Giulia Mazzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 10:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[putting]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[golf]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
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<p>Nel putting, allinearsi correttamente significa riuscire a orientare la faccia del putter verso una direzione precisa, individuata attraverso&#8230;</p>
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<p><strong>L’occhio dominante è quello che il sistema visivo tende a privilegiare nella localizzazione di un bersaglio e nella percezione della sua posizione nello spazio.</strong> Non è necessariamente l’occhio con una maggiore capacità visiva e non coincide obbligatoriamente con il lato della mano dominante. È quindi possibile essere destrorsi e avere l’occhio dominante sinistro, oppure il contrario.</p>
<h4 id="la-funzione-dellocchio-dominante-nellallineamento">La funzione dell’occhio dominante nell’allineamento.</h4>
<p>La visione umana è binoculare: entrambi gli occhi contribuiscono alla percezione della profondità, delle distanze e delle relazioni spaziali. Tuttavia, in alcune situazioni, il sistema visivo tende a utilizzare maggiormente le informazioni provenienti da un occhio, soprattutto nei compiti di puntamento.</p>
<p>L’occhio dominante è quello che tende ad avere un ruolo prevalente nella localizzazione visiva di un bersaglio. Nel putting, questa caratteristica può influenzare la percezione della direzione, soprattutto quando il giocatore osserva l’orientamento della linea della pallina.</p>
<p>Il giocatore che utilizza la linea sulla pallina per l’allineamento al bersaglio, deve sempre verificare visivamente che sia effettivamente orientata nella direzione desiderata, e l’utilizzo dell’occhio dominante in questo processo è di esterma importanza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4 id="influenza-sullallineamento-nel-putting">Influenza sull’allineamento nel putting</h4>
<p>Una volta allineata la pallina, il giocatore procede con l’address, posizionando la faccia del putter e il corpo in relazione alla linea scelta. In questa fase, la posizione della testa e degli occhi può influenzare la percezione visiva della linea e, di conseguenza, la precisione dell’allineamento.</p>
<p>Quando il giocatore osserva la palla dall’alto, la relazione geometrica tra la posizione degli occhi, la palla e il bersaglio determina l’immagine visiva della linea. Se la testa è ruotata o inclinata, oppure gli occhi si trovano in una posizione diversa rispetto alla perpendicolare sulla palla, la percezione della direzione può cambiare.</p>
<p>L’occhio dominante può contribuire a questa percezione, influenzando la postura del corpo al momento di set-up sulla palla. Tuttavia, non determina automaticamente un errore di allineamento: il risultato dipende dall’interazione tra dominanza oculare, postura, posizione degli occhi, orientamento della testa e capacità individuale di interpretare le informazioni visive.</p>
<h4 id="applicazione-pratica-e-valutazione-tecnica">Applicazione pratica e valutazione tecnica</h4>
<p>Per un giocatore, conoscere il proprio occhio dominante è utile durante la valutazione dell’allineamento. Un test semplice consiste nel formare un piccolo triangolo con le mani, inquadrare un oggetto distante <strong>con due occhi</strong> aperti e chiudere alternativamente gli occhi: quello con cui l’oggetto rimane maggiormente centrato è generalmente identificato come dominante.</p>
<p> </p>
<p>In conclusione, un buon allineamento parte da ciò che vediamo. <strong>Conoscere il proprio occhio dominante significa affinare la routine pre-colpo, capire meglio dove mirare e imparare ad allinearci con più precisione e fiducia.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Leggere il lie della palla</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/leggere-il-lie-della-palla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Rean Trinchero]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 10:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[SHORT GAME]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://notiziegolf.it/?p=97240</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89.jpeg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-240x300.jpeg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-819x1024.jpeg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-768x960.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-380x475.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-800x1000.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-760x950.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/7d298b09-7a26-4121-992a-934fadf3ff89-480x600.jpeg 480w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Nel gioco corto, la capacità di leggere il lie della palla rappresenta il primo vero atto decisionale. Prima&#8230;</p>
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<p>Quando la palla è appoggiata su un lie ideale, leggermente sollevata e sostenuta dall’erba, il giocatore può sfruttare il loft del bastone e lasciare che scivoli naturalmente. In questa situazione il contatto è più prevedibile e la varietà di colpi disponibili aumenta. Al contrario, un lie da un terreno duro e con poca erba riduce drasticamente il margine d’errore: la leading edge è più vicina al suolo, il bounce rischia di rimbalzare e l’angolo d’attacco deve essere più verticale per evitare errori gravi.</p>
<p>Un lie con una palla leggermente infossata nell’erba racconta una storia completamente diversa. La palla è più bassa rispetto all’erba circostante, il bastone incontra resistenza prima di arrivare alla palla e la faccia del bastone tende a chiudersi durante l’impatto. Qui il giocatore deve accettare che il loft disponibile sarà minore e che il contatto richiederà un movimento più deciso e più steep. Nel rough alto, per esempio, l’erba avvolge la palla e interferisce con la stabilità della faccia: il controllo della distanza inevitabilmente diminuisce.</p>
<p>Anche la pendenza del terreno sotto i piedi modifica radicalmente la dinamica del colpo. Una palla più alta dei piedi tende a far partire la palla più a sinistra, una palla più bassa a destra; un lie in salita aumenta il loft, uno in discesa lo riduce. Ogni variazione del terreno influenza la direzione, la traiettoria e la quantità di rotolo dopo l’impatto. Per questo la lettura del lie non è un dettaglio tecnico, ma un processo di interpretazione che guida ogni scelta successiva.</p>
<p>Molti giocatori guardano solo la distanza o la posizione della bandiera, dimenticando che il lie determina ciò che è realmente possibile fare. Tentare un colpo alto da un lie affossato o un bump‑and‑run da un rough fitto significa ignorare informazioni importanti che la posizione della palla ci fornisce. Il lie non mente: indica sempre quale tipo di contatto è possibile avere e quale no.</p>
<p>Da questa analisi nasce la scelta del colpo, non il contrario. Quando si impara davvero a interpretare il lie, ogni decisione diventa più logica, ogni colpo più coerente e il gioco corto più solido.</p>
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		<title>Golf e Scuola: “Non sono capace”. O forse: “Non ci riesco ancora”?</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/golf-e-scuola-non-sono-capace-o-forse-non-ci-riesco-ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samantha Bernardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 10:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
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<p>Una pallina, un errore, un nuovo tentativo. A scuola il golf può diventare un laboratorio per imparare a&#8230;</p>
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<p><b>“Non sono capace.”</b></p>
<p><i>Quante volte un bambino pronuncia questa frase davanti a qualcosa che non gli riesce?</i></p>
<p><b>Tante. A volte ancora prima di provarci.<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>Un esercizio sembra difficile e il bambino decide che non ce la farà.</p>
<p>Un movimento non riesce al primo colpo e diventa la prova di non essere capace.</p>
<p>Guarda un compagno riuscire con facilità e, quasi senza accorgersene, trasforma quella differenza in un giudizio su di sé: “<b>Lui è bravo. Io no.”</b></p>
<p>E così una difficoltà momentanea rischia di trasformarsi in un’etichetta che si incolla alla persona.</p>
<p>Non è più “questa cosa oggi mi riesce difficile”. Diventa “io non sono capace”.</p>
<p>Ed è proprio qui che può iniziare un circolo che vale la pena interrompere: se penso di non essere capace, potrei avere meno voglia di provare; se provo meno, avrò meno occasioni per imparare; e se non miglioro, quella convinzione si rafforzerà.</p>
<p>Ma se provassimo ad aggiungere una parola? Una sola.</p>
<p><b>“Ancora.”</b></p>
<p>Diventerebbe:<span class="Apple-converted-space">  </span>“<b>Non ci riesco ancora.”</b></p>
<p>Sembra una piccola sfumatura, in realtà apre uno spazio completamente diverso: quello della <b>possibilità</b>.</p>
<p>Ed è proprio qui che il golf può diventare, anche a scuola, qualcosa di molto più interessante di una semplice attività sportiva.</p>
<h2 id="una-pallina-che-insegna-a-ricominciare"><b>Una pallina che insegna a ricominciare</b></h2>
<p>Nel golf ogni colpo racconta una piccola storia, si misura, si sceglie, si osserva, si prova e poi a pallina parte. A volte va esattamente dove volevamo. Altre volte no.</p>
<p>E quando il colpo non riesce, non possiamo riportare indietro la pallina, non possiamo cancellare quel colpo. Possiamo soltanto osservare ciò che è accaduto, <b>scegliere come reagire e<span class="Apple-converted-space">  </span>prepararci al colpo successivo.</b></p>
<p><i>Sembra una cosa semplice?</i></p>
<p>Dal punto di vista psicologico è un’esperienza difficile ma preziosa.</p>
<p>Perché insegna che l’errore non è necessariamente una conclusione: può essere un’informazione.</p>
<p>Non dice “non sei capace”.</p>
<p>Dice: questo tentativo non ha funzionato. Vediamo cosa possiamo imparare.</p>
<p>È una differenza fondamentale nel modo in cui un bambino costruisce la percezione delle proprie capacità.</p>
<h2 id="il-potere-di-quel-piccolo-ancora"><b>Il potere di quel piccolo “ancora”</b></h2>
<p>Dire “non sono capace” significa trasformare una difficoltà in un’identità.</p>
<p>Dire “non ci riesco ancora” significa trasformarla in un <b>processo.</b></p>
<p>È una distinzione che ritroviamo in molti contesti della crescita: nello studio, nello sport, nelle relazioni, nell’apprendimento di una nuova abilità.</p>
<p>Il golf permette di viverla concretamente.</p>
<p>Un gesto può non riuscire al primo tentativo.</p>
<p>Poi al secondo cambia qualcosa.</p>
<p>Al terzo il movimento diventa più fluido.</p>
<p>Non sempre il miglioramento è immediato, ma proprio <b>questa gradualità può insegnare ai ragazzi il valore della pratica, della pazienza e della perseveranza.</b></p>
<p><b>Il golf e la gestione della frustrazione</b></p>
<p>C’è un’altra lezione importante.</p>
<p>La pallina non obbedisce sempre alle nostre aspettative.</p>
<p>E questo può essere <b>frustrante</b>. Per un bambino, però, imparare a stare dentro quella frustrazione senza abbandonare immediatamente il compito è una competenza importantissima.</p>
<p>Non significa non arrabbiarsi, essere delusi o non piangere. Significa imparare, tra quelle lacrime, a riconoscere quello che si prova e trovare un modo per ripartire.</p>
<p>In psicologia dello sport parliamo di “<b>regolazione emotiva”</b>: la capacità di modulare pensieri, emozioni e comportamenti in funzione di ciò che sta accadendo.</p>
<h2 id="non-sempre-bisogna-essere-i-migliori"><b>Non sempre bisogna essere i migliori</b></h2>
<p>C’è poi un altro aspetto da non trascurare.</p>
<p>Quando parliamo di sport con bambini e ragazzi, il risultato non dovrebbe essere l’unico parametro attraverso cui valutare l’esperienza.</p>
<p>Una domanda come “<i>Quanto hai fatto?</i>” può lasciare spazio anche a domande diverse che spostano il focus sul processo di apprendimento.</p>
<p>E questo può aiutare a costruire una relazione più equilibrata con il successo e con l’insuccesso.</p>
<p>E allora possiamo e dobbiamo aggiungere quella parola piccola, ma psicologicamente potentissima: <b>“ancora”</b></p>
<p><b>“Non ci riesco ancora.”</b></p>
<p>Perché crescere significa anche questo: <b>imparare a non confondere ciò che oggi non sappiamo fare con ciò che non potremo mai imparare a fare. </b>Quando siamo più piccoli, le cose <b>si provano e basta.</b> Non sappiamo ancora se saremo capaci, se andranno bene, se riusciremo al primo tentativo.</p>
<p>Forse allora una parte della crescita consiste proprio<b> nel non perdere quella disponibilità a provare, nel ricordarci che il risultato non può sempre precedere l’esperienza.</b> Prima si prova, poi si osserva ciò che è successo, si impara e, se serve, si riprova.</p>
<p>Perché quel piccolo <b>“ancora” </b>non riguarda soltanto ciò che non sappiamo fare oggi. Riguarda anche la possibilità di non sapere ancora come andrà.</p>
<p>Non possiamo sempre controllare dove andrà il nostro colpo. Possiamo però scegliere se fermarci lì o prepararci al prossimo.</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://www.instagram.com/sport.psicogolfer/" target="_blank" rel="noopener">#samanthabernardi</a></p>
<p style="text-align: center"><a href="https://notiziegolf.it/tecnica/golf-giovanile-come-si-affronta-la-competizione/" target="_blank" rel="noopener">#golfpsychology</a></p>
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		<title>I sistemi di rilevazione dello swing nel Putting: CAPTO Golf Technology</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/i-sistemi-di-rilevazione-dello-swing-nel-putting-capto-golf-technology/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Giulia Mazzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 10:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[ATTREZZATURA]]></category>
		<category><![CDATA[swing]]></category>
		<category><![CDATA[putting]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1340" height="1675" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto.jpg 1340w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-240x300.jpg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-819x1024.jpg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-768x960.jpg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1229x1536.jpg 1229w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1080x1350.jpg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-380x475.jpg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-800x1000.jpg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1160x1450.jpg 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-760x950.jpg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-480x600.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 1340px) 100vw, 1340px" /></p>
<p>Nel putting, molto spesso ci capita di pensare: “ho fatto un bel putt ma non è entrata”, “la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1340" height="1675" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto.jpg 1340w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-240x300.jpg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-819x1024.jpg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-768x960.jpg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1229x1536.jpg 1229w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1080x1350.jpg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-380x475.jpg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-800x1000.jpg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-1160x1450.jpg 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-760x950.jpg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/mazzola-capto-480x600.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 1340px) 100vw, 1340px" /></p><p>Nel putting, molto spesso ci capita di pensare: “ho fatto un bel putt ma non è entrata”, “la faccia era <i>square</i>”, “ho dato troppa forza” oppure “la palla non è uscita in linea”. Ma quanto sono realmente precise queste percezioni?</p>
<p>Proprio qui entrano in gioco i diversi sistemi di rilevazione dello swing, tra cui <b>CAPTO Golf Technology, </b>uno dei più diffusi anche ad alto livello Professionistico. Il CAPTO è un sistema di analisi dedicato al putting con origini al 100% Italiane: Luca Menci, il suo ideatore e realizzatore, è riuscito a creare uno strumento diffuso a livello internazionale che permette di trasformare il movimento del putter e l’impatto con la palla in dati oggettivi e misurabili.</p>
<p style="text-align: center"><img  loading="lazy"  decoding="async"  class="alignnone size-medium wp-image-96929"  src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-300x300.webp"  alt=""  width="300"  height="300"  srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-300x300.webp 300w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-1024x1024.webp 1024w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-150x150.webp 150w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-768x768.webp 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-1536x1536.webp 1536w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-80x80.webp 80w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-110x110.webp 110w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-380x380.webp 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-800x800.webp 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-1160x1160.webp 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-160x160.webp 160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-220x220.webp 220w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-760x760.webp 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-1600x1600.webp 1600w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1-600x600.webp 600w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/10/676737868741_1.webp 1800w"  sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" ></p>
<p>CAPTO è un dispositivo che viene applicato al putter e, attraverso sensori e sistemi di rilevazione, analizza le numerose variabili dello swing durante la sua esecuzione. L’obiettivo non è semplicemente “vedere” come si muove il putter, ma comprendere <b>perché la palla rotola in un certo modo, parte in una determinata direzione e con una determinata velocità</b>.</p>
<p>Tra i parametri che possono essere analizzati troviamo, per esempio, il movimento della testa del putter, la posizione e la rotazione della faccia, l’accelerazione del putter e diversi dati relativi all’impatto. Queste informazioni permettono di scomporre il gesto tecnico nelle sue componenti principali.</p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di mettere in relazione <b>movimento, impatto e risultato</b>. Nel putting, infatti, non tutte le variabili hanno lo stesso peso. Una variazione molto piccola dell’orientamento della faccia all’impatto può modificare significativamente la direzione iniziale della palla. Allo stesso modo, una variazione nella velocità del putter può influenzare la distanza percorsa e, soprattutto, il modo in cui la palla interagisce con la pendenza del green.</p>
<p>CAPTO diventa quindi particolarmente utile quando viene utilizzato non soltanto come semplice strumento di misurazione, ma come supporto a un <b>processo di allenamento</b>. La sua versatilità nell’utilizzo ne consente l’applicazione diretta sul green, così da vedere in tempo reale e in un contesto abbastanza simile al campo come la tecnica dello swing sia influenzata in base alle diverse situazioni.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In questo caso, l’analisi dei dati permette di verificare se una modifica tecnica produce realmente il cambiamento desiderato e se il giocatore riesce a ripeterlo nel tempo.</p>
<p>Questo è uno dei concetti fondamentali dell’allenamento:<b> allenarsi non semplicemente di più, ma allenarsi con maggiore consapevolezza</b>.</p>
<p>La tecnologia, però, non sostituisce il giocatore né l’insegnante. Il dato deve essere interpretato all’interno del contesto: tecnica, capacità percettive, lettura del green, controllo della velocità e performance, <b>senza però sfociare nella ricerca ossessiva della perfezione del gesto tecnico.</b><b></b></p>
<p>La possibilità di utilizzare questo strumento sul Green, deve essere un’occasione per ottimizzare la performance e aiutare giocatore e coach a strutturare delle sensazioni e allenamenti effettivamente veritieri ed efficaci.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La lettura preparata e consapevole dei dati, li rende informazioni preziosissime <b>per chi </b>però<b> è capace di trasformarli in uno strumento volto a sostenere una migliore regolarità nell’allenamento e nella performance.<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>E, la versatilità di CAPTO di valutare direttamente in green i risultati della performance, ci consente di andare ad interpretare quegli elementi fondamentali ma nascosti alla vista e alla percezione umana.</p>
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		<title>Controllare la distanza tramite l’orologio &#8211; Lezioni di golf</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/controllare-la-distanza-tramite-lorologio-lezioni-di-golf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Dassù]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 14:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://notiziegolf.it/?p=96885</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606.jpeg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-240x300.jpeg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-819x1024.jpeg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-768x960.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-380x475.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-800x1000.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-760x950.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-480x600.jpeg 480w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Il controllo della distanza è un’abilità che caratterizza i giocatori di alto livello. Ovviamente ci sono tantissimi fattori&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606.jpeg 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-240x300.jpeg 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-819x1024.jpeg 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-768x960.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-380x475.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-800x1000.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-760x950.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1606-480x600.jpeg 480w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p><p>Il controllo della distanza è un’abilità che caratterizza i giocatori di alto livello.<br />
Ovviamente ci sono tantissimi fattori in gioco, poichè la distanza di un colpo è condizionata principalmente da:</p>
<ul>
<li>punto di contatto</li>
<li>velocità della testa del bastone</li>
<li>spin loft, che influenza direttamente lo spin</li>
</ul>
<p>Detta così sembra davvero difficile per un giocatore amatoriale riuscire a coprire la distanza desiderata, ma in realtà non è così. Una volta che la tecnica è sufficientemente solida, ci si puo’ basare su un concetto semplice per regolare la lunghezza dei propri colpi: L’OROLOGIO!</p>
<p>Questa tecnica consiste nell’eseguire colpi con lo stesso bastone ma con lunghezze di backswing e downswing diverse, per esempio:</p>

<a href='https://notiziegolf.it/tecnica/controllare-la-distanza-tramite-lorologio-lezioni-di-golf/attachment/img_1599/'><img  loading="lazy"  decoding="async"  width="1280"  height="1920"  src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599.jpeg"  class="attachment-full size-full"  alt=""  srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599.jpeg 1280w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-200x300.jpeg 200w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-683x1024.jpeg 683w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-768x1152.jpeg 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-1024x1536.jpeg 1024w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-380x570.jpeg 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-800x1200.jpeg 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-1160x1740.jpeg 1160w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-760x1140.jpeg 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1599-400x600.jpeg 400w"  sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" ></a>
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<p>Nelle foto notate che il braccio sinistro del giocatore è parallelo al terreno alla fine del backswing, quindi a ore 3 per intenderci. La fine del suo swing sarà speculare, quindi a ore 9. Una volta che il giocatore capisce quanta distanza ricopre con lo swing ore 3-ore 9, potrà regolarsi di conseguenza.</p>
<p>La regola dell’orologio funziona molto bene coi bastoni corti, dove è piu facile avere un contatto solido con la palla. Ogni “ora” che si cambia comporterà un cambiamento nella distanza dei colpi: ore 10-ore 2 (Foto 1) eseguirà più distanza di un colpo ore 3-ore 9 e meno distanza di un colpo ore 11-ore 1 (foto 2).</p>

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<h2 id="la-regola-dellorologio-e-usata-da-tantissimi-professionisti-del-tour-tra-cui-bryson-de-chambeau-e-jason-day-quindi-provate-anche-voi">La regola dell’orologio è usata da tantissimi professionisti del Tour, tra cui Bryson De Chambeau e Jason Day… quindi provate anche voi!</h2>
<p>Per ogni dubbio, contattatemi tramite i miei canali social.</p>
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		<title>L&#8217;errore più comune</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/lerrore-piu-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Rean Trinchero]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 10:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[SHORT GAME]]></category>
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<p>Uno stacco troppo interno è uno degli errori più comuni e diffusi nello short game, perché sembra un&#8230;</p>
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<p>Da questo punto in poi si innesca una sequenza di compensazioni come detto. Una delle più evidenti è la traiettoria troppo interna‑esterna, possibile di uno swing lungo ma assolutamente inadatta ai colpi di precisione attorno al green. Con una traiettoria così marcata, il colpo diventa più difficile da ripetere nel tempo, soprattutto quando si vuole mantenere un contatto pulito e ripetibile. La conseguenza diretta è un angolo d’attacco troppo piatto, che riduce la capacità del bastone di interagire correttamente con il terreno.</p>
<p>A peggiorare la situazione interviene il comportamento del corpo. Quando il bastone parte troppo all’interno, il giocatore perde stabilità e tende a spostare il peso verso destra all’impatto. È una compensazione istintiva: il corpo cerca spazio per far passare un bastone che arriva troppo da dietro. Ma questo arretramento del peso aumenta drasticamente la probabilità di colpire il terreno prima della palla, amplificando gli errori di contatto.</p>
<p>Un altro segnale evidente è il movimento delle ginocchia, che spesso spingono verso la palla durante la discesa. Questo avvicina il corpo alla palla, riduce lo spazio per le braccia e costringe a manipolare la testa del bastone all’ultimo istante. È un tentativo di “recuperare” una traiettoria sbagliata, ma porta quasi sempre a un impatto inconsistente.</p>
<p>Tutte queste dinamiche sfociano nei classici colpi pesanti, le famose flappe. Il bastone arriva con l’angolo d’attacco troppo piatto, la faccia chiusa, il peso arretra e la lama del bastone colpisce il terreno prima della palla. Non è un errore isolato: è il risultato di una catena di movimenti generata da uno stacco iniziale scorretto.</p>
<p>Correggere il takeaway significa correggere tutto il colpo. Uno stacco più neutro, con la testa del bastone che rimane leggermente esterna rispetto alle mani nei primi centimetri, permette di mantenere la faccia stabile, l’angolo d’attacco più verticale e il peso più avanzato. Da qui nasce uno short game più solido, più ripetibile e molto più semplice da gestire.</p>
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		<title>Golf Giovanile: Come si Affronta la Competizione?</title>
		<link>https://notiziegolf.it/tecnica/golf-giovanile-come-si-affronta-la-competizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samantha Bernardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TECNICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14.png 1080w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-240x300.png 240w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-819x1024.png 819w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-768x960.png 768w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-380x475.png 380w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-800x1000.png 800w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-760x950.png 760w, https://notiziegolf.it/wp-content/uploads/2026/09/Samantha-Bernardi-2026-14-480x600.png 480w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>C’è un’immagine che ogni genitore o maestro di golf conosce bene: un bambino sul tee di partenza, il&#8230;</p>
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<p>Il golf è uno degli sport psicologicamente più complessi e, quando a praticarlo sono i più piccoli, la gestione della <strong>competizione</strong> diventa un terreno particolarmente delicato.</p>
<p>Perché nel golf <strong>la competizione non si incontra soltanto nella classifica</strong>.</p>
<p>Si trova nel <strong>confronto con il compagno</strong> di gioco, nel <strong>desiderio di abbassare il proprio punteggio</strong>, nel tentativo di <strong>migliorare l’handicap o l’ordine di merito</strong>, ma anche nella <strong>sfida personale</strong> di superare il risultato della settimana precedente.</p>
<p>Il golf può quindi rappresentare una straordinaria palestra di crescita, ma anche diventare una fonte di pressione.</p>
<p>La domanda non è se i bambini debbano competere, ma <strong>come accompagnarli nella competizione senza trasformare il desiderio di migliorare nella paura di fallire</strong>.</p>
<h3 id="cosa-significa-davvero-competere">Cosa significa davvero competere?</h3>
<p>La competizione fa parte dell’esperienza umana. Il confronto con gli altri può generare motivazione, entusiasmo, sicurezza e autostima, ma anche <strong>frustrazione, rabbia e senso di fallimento</strong> quando viene vissuto come una misura del proprio valore.</p>
<p>È proprio questa distinzione a essere fondamentale nello sport giovanile.</p>
<p>Il confronto può diventare positivo quando viene vissuto come <strong>un’occasione di crescita</strong>; rischia invece di assumere una connotazione negativa quando il bambino sente di dover necessariamente primeggiare.</p>
<p>Nel golf questa differenza è particolarmente evidente.</p>
<p>Un giovane giocatore può vivere una gara come un’occasione per verificare ciò che ha imparato, oppure arrivare a pensare che <strong>il proprio valore dipenda dal numero scritto sullo scorecard</strong>.</p>
<p>Campo, gara e risultato possono essere gli stessi. L’esperienza, invece, può essere completamente diversa.</p>
<h3 id="un-colpo-sbagliato-non-deve-diventare-la-storia-di-se">Un colpo sbagliato non deve diventare la storia di sé</h3>
<p>Uno degli aspetti più interessanti del golf, dal punto di vista psicologico, è il <strong>rapporto con l’errore</strong>.</p>
<p>Un putt non entra, la palla finisce nel bunker, il drive prende una direzione inattesa. Di fronte all’errore il bambino può reagire con rabbia, frustrazione o delusione.</p>
<p>È proprio qui che l’adulto può aiutarlo a sviluppare una competenza fondamentale: <strong>separare l’errore dalla propria identità</strong>.</p>
<p>Un colpo sbagliato è un evento della gara, non è una definizione della persona.</p>
<p>Nel golf non si può modificare il colpo precedente. Si può soltanto <strong>scegliere come affrontare quello successivo</strong>.</p>
<p>Imparare a lasciare andare l’errore e tornare al presente è una competenza preziosa, dentro e fuori dal campo.</p>
<h3 id="quando-il-desiderio-di-migliorare-diventa-pressione">Quando il desiderio di migliorare diventa pressione</h3>
<p>Il desiderio di migliorare è positivo. Fa parte dello sport ed è una delle principali fonti di motivazione.</p>
<p>La difficoltà nasce quando il miglioramento diventa un obbligo permanente e il bambino sente di non essere mai abbastanza.</p>
<p>Può così svilupparsi una spirale di aspettative sempre più alte. A quel punto il golf rischia di perdere progressivamente la sua componente di gioco. Il <strong>bambino non guarda più la buca con curiosità, ma con paura</strong>. Non pensa soltanto a quale colpo giocare, <strong>ma a cosa significherà sbagliarlo.</strong></p>
<p>Non cerca più di imparare, ma cerca di <strong>non fallire!</strong></p>
<p>La competizione, da strumento di crescita, può così trasformarsi in una fonte di ansia da prestazione.</p>
<h3 id="il-confronto-non-deve-significare-decretare-chi-vale-di-piu">Il confronto non deve significare decretare chi vale di più</h3>
<p>Confrontarsi con gli altri è inevitabile. E non c’è nulla di sbagliato nel voler vincere.</p>
<p>Un bambino può desiderare di arrivare primo, essere felice per una vittoria e voler migliorare il proprio risultato. L’obiettivo educativo non dovrebbe essere eliminare questa ambizione, ma aiutare il bambino a comprendere che <strong>una classifica misura solo una prestazione.</strong></p>
<p>Il compagno che gioca meglio può diventare un termine di <strong>paragone utile</strong>: non necessariamente qualcuno da superare a ogni costo, <strong>ma qualcuno da osservare e dal quale imparare.</strong></p>
<p>La sana competizione non elimina la possibilità di vincere. Elimina l’idea che <strong>vincere sia l’unico modo per dare valore alla propria esperienza</strong>.</p>
<h3 id="il-ruolo-dei-genitori-accompagnare-senza-giocare-al-posto-del-bambino">Il ruolo dei genitori: accompagnare senza giocare al posto del bambino</h3>
<p>Nel golf il ruolo del genitore può essere particolarmente delicato.</p>
<p>Durante una gara è naturale voler aiutare, incoraggiare, suggerire. Ma il bambino ha bisogno anche <strong>di uno spazio nel quale poter sperimentare autonomamente le proprie scelte, affrontare gli errori e sviluppare fiducia nelle proprie capacità</strong>.</p>
<p>Il modo in cui gli adulti parlano degli errori contribuisce a costruire la mentalità con cui il bambino affronta il golf e la vita.</p>
<p>Dire <strong>“Quel colpo era facile, non dovevi sbagliare!”</strong> può essere percepito come un giudizio. Aiuta invece chiedere cosa è successo, come si è sentito il bambino e cosa può portare con sé dalla gara.</p>
<p>L’obiettivo <strong>non è evitare la frustrazione, ma aiutare il bambino a trasformarla progressivamente in consapevolezza</strong>.</p>
<p>Credo che nel golf giovanile dovremmo imparare a guardare oltre il tabellone.</p>
<p>Un bambino che migliora il proprio score ha certamente raggiunto un obiettivo importante. <strong>Ma lo è anche il bambino che, dopo una buca difficile, riesce a ripartire.</strong></p>
<p>Perché il golf può insegnare qualcosa che va ben oltre la tecnica e il risultato: <strong>non possiamo controllare ogni colpo, ma possiamo imparare a scegliere come reagire a ciò che accade</strong>.</p>
<p>Ed è forse questa una delle vittorie più importanti che un giovane giocatore possa portare con sé fuori dal campo.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center"><a href="https://www.instagram.com/sport.psicogolfer/" target="_blank" rel="noopener">#samanthabernardi</a></p>
<p style="text-align: center"><a href="https://notiziegolf.it/storie/il-golf-una-disciplina-specchio-cosa-ci-rivela-davvero/" target="_blank" rel="noopener">#golfpsychology</a></p>
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