Il DP World Tour sta diventando una scatola chiusa?

A quasi dieci tornei dall’inizio della stagione del DP World Tour, una domanda mi sconquassa i neuroni: il circuito europeo starà mica diventando sempre più una scatola chiusa difficile da aprire?

Voglio dire: prendiamo il caso emblematico di Gregorio De Leo, 24enne talentuoso di Biella che in tre anni ha scalato tutti i tour europei possibili e immaginabili. Nell’ordine, l’azzurro ha dominato l’Alps, poi è passato sul Challenge dove si è fatto le ossa, poi ancora sul Challenge dove ha sfiorato la conquista della carta per il Tour maggiore e infine, nello stesso anno, nel 2024 -non un secolo fa- ha conquistato un favoloso 13simo posto alla Qualifying School europea.

Tradotto: con fatica, sudore e impegno, Gregorio si è guadagnato una categoria piena, cioè un posto al sole nel DP World Tour per la stagione 2025.

Eppure… eppure sui nove tornei già disputati dal circuito, l’azzurro ne ha potuti giocare solo la miseria di … due!

Conti alla mano, su quaranta appuntamenti del circuito europeo, seguendo il trend sempre più maligno degli ultimi anni, De Leo ne giocherà si e no una ventina: capirete che programmare al meglio una stagione in queste condizioni e, soprattutto, confermare la carta per il 2026, diventano un’impresa non impossibile,ma comunque degna della scalata del Nanga Parbat.

Ma, dunque, cosa sta accadendo sul DP World Tour? Perché ogni anno che passa diventa sempre più arduo per i giovani talenti resistere all’urto del passaggio sul circuito maggiore?

Innanzi tutto: se lo scorso anno erano stati venticinque i novellini a passare le Forche Caudine della Qualifying School, quest’anno i posti disponibili sono stati solo venti. E già così ci sono state cinque possibilità in meno per chi desiderava tentare la scalata.

Poi: come se non bastasse, nel 2025 il DP World Tour ha pensato bene di aggiungere due nuove categorie di gioco, quella dell’Australasia, che permette l’ingresso sul circuito a 5/6 giocatori di quella zona, e quella destinata al Pga Tour, per altrettanti “americani” che sono terminati in FedEx oltre la 200sima posizione.

Ed ecco che in un baleno siamo già a dodici posti in meno disponibili nei tornei per Gregorio e per quelli come lui.

E ancora: sfiga ha voluto che nel 2024 ci siano stati 8 first winners di torneo che si sono guadagnati la Categoria 1 e che in questo modo sono passati davanti a tutti.

Adesso, se la matematica non ci inganna, siamo già a venti giocatori che sorpassano tutti i coraggiosi e talentuosi novellini provenienti dalla Qualifying School.

Infine: non scordiamoci di tutti quei pro che usufruiscono dell’esenzione medica e che nel 2025 hanno giustamente diritto a giocare.

Morale: i 20 giovani che sono sopravvissuti alla selezione della QS europea, quei venti che sono usciti da una selezione tostissima che ha visto oltre 3.000 giocatori prendervi parte sin dai primissimi stage, ecco, quei 20 giovani eroi, se tutto filerà liscio, quest’anno, come vi dicevo, saliranno sul tee della 1 in una ventina di occasioni su 40 a disposizione.

Niente di nuovo, per carità, si sa che il primo anno sul DP World Tour è assai tosto per tutti, ma mi domando e vi domando: per rispetto nei confronti della trafila travagliata che hanno affrontato, garantire loro 25/30 competizioni,  era chiedere davvero troppo?

Mi piacerebbe davvero che i piani alti del Tour ci ragionassero.


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