Dicono i saggi che sono le scelte che facciamo a dimostrare quel che siamo veramente, più delle nostre capacità.
Ora, venendo al golf e alle recentissime news che arrivano dalla sacralità del campo di Sawgrass, dove Rory McIlroy è diventato il primo europeo a vincere due titoli al The Players, possiamo sostenere che le ultime versioni scese in campo del nordirlandese sono probabilmente le sue migliori mai viste: è come se in tempi recenti Rory abbia scelto di entrare con l’aspirapolvere nella propria mente per ripulirla da idee e ricordi e paure che ne frenavano il rendimento.
In fondo, lo ha ammesso lui stesso dopo il play off vinto contro J.J. Spaun: “Sono diventato un giocatore più completo”. Ottimo, davvero, ma noi guardoni delle cose del green ce ne eravamo già accorti a Pebble Beach, qualche settimana fa, quando la metamorfosi di McIlroy era già apparsa nella sua totale evidenza nella capacità rinnovata del campione di dominare finalmente le insidie del vento e di controllare lo spin spesso traditore, due problematiche che più volte lo hanno allontanato dalla vittoria.
E ancora: se a queste sue nuove capacità tecniche, tra l’altro nuovamente manifestate a Sawgrass, aggiungiamo pure quelle fredde statistiche che raccontano l’ottimissimo rendimento di Rory sui green (spesso un altro dei suoi talloni di Achille), beh, capirete bene che a poco più di venti giorni dal Masters la storia si sta facendo davvero interessante.
Un’ultima cosa: il putt imbucato da McIlroy da poco meno di due metri alla 72sima buca del The Players per restare in contention in attesa dell’arrivo di Spaun in club house, non so se lo avete notato, ricordava come intensità e pressione quello mancato da Rory all’ultima buca dell’ultimo US Open. Solo che questa volta la palla è finita in centro alla buca senza pensieri. Un altro segnale che la mente del nordirlandese ha trovato finalmente delle risposte ai dubbi che ne impedivano il miglioramento.