Koepka torna, Torrey giudica.
Il Farmers Insurance Open 2026 a Torrey Pines non è uno di quei tornei che puoi liquidare con tre righe sparate e via. Qui si gioca per un montepremi che sfiora i 10 milioni di dollari, su un campo che fa davvero male se non hai un gioco tee-to-green solido, e in un momento della stagione in cui il PGA Tour è ufficialmente partito… ma non ha ancora trovato un vero equilibrio. Scottie Scheffler ha già messo il suo timbro, confermando un dominio che sembra non conoscere pause, ma alle sue spalle il resto del field è ancora in piena fase di assestamento e il vero catalizzatore della settimana sarà il rientro di Brooks Koepka, uno di quei ritorni che cambiano il peso specifico di un torneo
Torrey Pines è il contesto perfetto per capire chi c’è davvero e chi no. Un evento con storia, un percorso che non perdona distrazioni e un field che mescola top player, grandi ritorni e outsider pronti a infilarsi nei piani alti approfittando di una settimana “major-style”. Prendiamo fiato, guardiamo i numeri, analizziamo i profili e capiamo perché questa edizione ha tutte le carte in regola per lasciare il segno.
A Torrey Pines vince chi regge l’urto
Il Farmers Insurance Open non è mai stato un torneo di transizione. Torrey Pines, soprattutto il South Course, è uno di quei campi che non ti lasciano scampo: o hai il gioco giusto, o vieni lentamente respinto indietro dal rough, dal vento del Pacifico e da green in Poa annua che diventano nervosi col passare delle ore. Con le sue oltre 7.750 yard, fairway relativamente stretti e un numero elevato di approcci da oltre 200 yard, Torrey Pines è regolarmente tra i percorsi più difficili del PGA Tour per score medio.
I numeri raccontano sempre la stessa storia: driving accuracy sotto il 55%, greens in regulation che faticano a superare il 60% e un’incidenza altissima di par salvati piuttosto che birdie costruiti. Qui il torneo non lo vince chi attacca di più, ma chi sbaglia meno, chi domina tee-to-green e accetta che il par sia spesso un ottimo risultato. Non a caso, negli anni, Torrey ha premiato giocatori completi, con grande controllo dei ferri lunghi e una solida gestione mentale dei momenti difficili.
I favoriti: solidità, controllo e gioco lungo
Tra i favoriti naturali, il nome che spicca più di tutti è quello di Xander Schauffele, non solo per i risultati passati ma per un profilo statistico perfettamente allineato alle richieste del campo. Negli ultimi due anni Schauffele è stabilmente tra i migliori del Tour per Strokes Gained: Tee-to-Green, con un equilibrio quasi ideale tra Off-the-Tee e Approach. A Torrey Pines questo significa riuscire a limitare le penalità dal rough e arrivare sui green con angoli di attacco gestibili, un vantaggio enorme su un percorso che punisce ogni errore di traiettoria.
Accanto a lui, Patrick Cantlay rappresenta il prototipo del giocatore che può crescere col passare dei giorni. Non è mai stato dominante qui dal punto di vista dei risultati, ma i suoi dati raccontano un giocatore estremamente affidabile: alta percentuale di greens presi, ottima efficienza sugli approcci medio-lunghi e una capacità costante di restare positivo in Strokes Gained: Approach anche su campi complessi. In una settimana dove il punteggio vincente difficilmente scende troppo, Cantlay è uno di quelli che resta sempre agganciato.
Poi c’è Ludvig Åberg, che a Torrey Pines trova uno dei pochi campi capaci di valorizzare davvero il suo mix di potenza e controllo. La sua distanza dal tee gli permette di affrontare i lunghi par 4 con ferri più corti rispetto alla media, ma è soprattutto nei ferri lunghi che Åberg fa la differenza, un fattore chiave su un percorso dove gli approcci da 200+ yard sono all’ordine del giorno. Quando il suo gioco di ferro è in ritmo, il campo smette di sembrargli lungo e diventa improvvisamente attaccabile.
Underdog e profili da campo “major-style”
Se Torrey Pines insegna qualcosa, è che i nomi meno scontati trovano spesso spazio, soprattutto tra giocatori con un passato solido su campi difficili. Will Zalatoris, ad esempio, ha già dimostrato di saper leggere questo tracciato. I suoi migliori risultati a Torrey sono arrivati proprio grazie a settimane eccellenti in Strokes Gained: Tee-to-Green, con approcci precisi e una capacità notevole di creare occasioni anche quando il field fatica. Quando Zalatoris è positivo con i ferri lunghi, diventa immediatamente pericoloso su campi di questo tipo.
Impossibile poi ignorare il ritorno di Brooks Koepka. Anche se il suo storico al Farmers non è particolarmente brillante, il campo resta perfettamente compatibile con il suo DNA golfistico: potenza controllata, traiettorie alte sugli approcci e una naturale attitudine ai percorsi “da Major”. La vera incognita non è il campo, ma il ritmo competitivo dopo il rientro nel calendario PGA.
Tra i nomi più silenziosi ma estremamente interessanti c’è Jason Day, che qui ha costruito gran parte della sua carriera. I suoi migliori risultati a Torrey sono sempre coincisi con settimane in cui ha guadagnato colpi soprattutto on approach, dimostrando che esperienza e conoscenza dei green possono ancora fare la differenza. È uno di quei giocatori che non ha bisogno di dominare statisticamente: gli basta rimanere in controllo.
Torrey è sempre Torrey
Torrey Pines non è il posto dove si vince per caso. È un campo che ti mette davanti allo specchio, che ti chiede di scegliere se vuoi forzare o resistere, se attaccare o accettare il par e andare avanti. Dopo quattro giorni qui, le gerarchie diventano più chiare: chi è solido resta in piedi, chi vive di fiammate viene lentamente respinto dal vento, dal rough e da green che non fanno sconti a nessuno.
Il Farmers Insurance Open 2026 arriva nel momento giusto della stagione, quando il PGA Tour ha già mostrato il volto dominante di Scottie Scheffler ma lascia ancora spazio a chi vuole alzare la voce e dire “io ci sono”. Torrey Pines è il filtro perfetto per farlo. Perché qui non servono promesse, servono colpi. E alla fine, come spesso accade su questo campo, non vincerà chi ha giocato il golf più spettacolare, ma chi avrà saputo reggere l’urto fino all’ultima buca.