Se siete guardoni appassionati delle cose del green, sicuramente vi sarete gustati le ultime 18 buche del WM Management Phoenix Open, dove nello stretch finale delle ultime nove ne è successa di ogni. Ma se siete stati davvero attenti, non vi sarà sfuggito che persino nel caos indiavolato tipico del TPC Stadium, il percorso tostissimo dove dal 1987 si svolge il torneo, sono emersi momenti sempiterni da annotare sull’agendina e dai cui trarre ispirazione persino per i vostri prossimi appuntamenti agonistici di circolo.
Il protagonista? Certamente Gotterup, il vincitore, che ha giocato l’ultimo round in pieno flow, ma prima di lui, il giocatore da cui trarre la vera ispirazione è Hideki Matsuyama, che avrà pure buttato il titolo alle ortiche col bogey alla 18 e poi con un play off disgraziato, ma che allo stesso tempo ci ha regalato una lezione di golf troppo spesso dimenticata, soprattutto da parte di noi dilettanti allo sbaraglio.
Ora: Hideki ha chiuso il torneo in meno 16 con uno score finale in 68 colpi, frutto di 4 birdie e di un solo, maledetto bogey. Il tutto centrando nella giornata di domenica solo il 10% dei fairway, risultando in assoluto il peggiore del field negli Strokes Gained Off The Tee. Eppure era lì, fino all’ultimo. Lì per vincere. Lì come favorito assoluto. Lì mentre non prendeva una pista manco a morire, su un tracciato dove per vincere sei costretto a giocare i colpi al green dal fairway per sperare di avere un minimo controllo nei rimbalzi sulle superfici elastiche dei quei green indomabili.
Era lì Hideki, senza praticamente avere il driver in sacca. Anzi, non lo avesse avuto per davvero, forse sarebbe stato meglio.
Qual’ è dunque la lezione da trarre da tutto questo? Semplice: che a golf si gioca (e si può talvolta giocare bene) con quello che hai a disposizione quel giorno. Anche se è poco, pochissimo. E, attenzione, in quelle circostanze lamentarsi non serve a nulla: serve piuttosto stare lì e provare a dare il 100% con ciò che hai. Voglio dire: il tuo driver quel giorno è zingaro? Amen, te la dovrai cavare (come ha fatto magistralmente Matsuyama a Phoenix) con l’approccio e il putt. Punto.
Vedete: anche in questo il golf assomiglia alla vita. Sono entrambi due griglie disordinate, campi aperti che esaltano l’imprevisto e il caos, ma al contempo anche la creatività. E Hideki domenica scorsa ci ha regalato perle di questa stessa creatività, dimostrata da ogni angolo sperduto del campo dove finiva col tee shot. E nel caos del suo drive, ci ha però mostrato un ordine spettacolare in tutti gli altri reparti del suo gioco, perché questo fanno i campioni e perché questo fa il caos: regala sorprese meravigliose. Basta essere capaci di nonlasciarsi travolgere dall’onda del disordine.