La Buca 7 di Pebble Beach: un’icona fra terra e mare.
Il Pebble Beach Golf Links, incastonato nella meravigliosa costa della Penisola di Monterey, in California, è rinomato per la sua maestosità naturale e le sue viste mozzafiato.
Nonostante le sue dimensioni complessive, è una singola, piccola buca che cattura l’immaginazione dei golfisti di tutto il mondo: la buca 7 .
Una buca par 3, spesso descritta come il punto in cui “il più grande incontro tra terra e mare nel golf” ha luogo, è un capolavoro di design naturale e una vera sfida psicologica.
Lunga solo 96 metri dai back tee, la buca 7 è un colpo in discesa significativo, con un dislivello di oltre 10 metri dal tee al green.
Il green, di soli 240 mq (mediamente la superficie va dai 500 ai 700), è uno dei più piccoli tra i grandi percorsi del mondo e pende da dietro verso avanti. La sua posizione, spinta al limite di una penisola rocciosa chiamata Arrowhead Point, lo rende un bersaglio simile a un’isola circondata da bunker e a un passo dalla scogliera sull’oceano Pacifico.

Il vento, vero protagonista.
Ciò che rende la buca 7 leggendaria non è la sua lunghezza, ma l’impatto imprevedibile del vento. In una giornata calma, un semplice wedge o un ferro 9 sono sufficienti per un potenziale birdie. Tuttavia, quando soffia il vento, che spesso è forte e cambia direzione, la buca si trasforma in una delle sfide più difficili del golf.
Giocatori straordinari come Nicklaus, Watson, Trevino, hanno utilizzato ferri che variavano da un sand wedge a un ferro 4 sulla stessa buca a seconda delle condizioni del vento. Si racconta persino di un professionista che usò un putter dal tee per evitare che il vento potesse “impadronirsi” della palla…
La buca 7 è un perno cruciale nell’architettura del percorso di Pebble Beach, ideato originariamente dai dilettanti Jack Neville e Douglas Grant nel 1916 .
La sua posizione ha guidato la disposizione delle buche circostanti, la sesta e l’ottava, che salgono e scendono dalle scogliere adiacenti.
Il green stesso ha subito modifiche nel corso degli anni. Originariamente aveva una forma a L e faceva parte di un design del 1929 che prevedeva grandi aree sabbiose simili a dune.
Tuttavia, a causa dell’instabilità del terreno e dell’erosione, questo look (il migliore senza alcun dubbio) non fu sostenibile.
Il design formale dei bunker che vediamo oggi prese il sopravvento, e il green fu ristrutturato più volte, inclusa una modifica voluta da Jack Nicklaus negli anni ’90 per aggiungere un crinale e prevenire che fosse troppo piatto.
Un Ricordo Indelebile
Nonostante la sua media punteggio relativamente bassa nell’annuale AT&T ProAm, la buca 7 rimane impressa nella mente dei giocatori. La drammaticità del paesaggio e l’imprevedibilità del vento rendono ogni colpo un’esperienza memorabile, sia che si tratti di un grande birdie che di un punteggio alto. È l’ultimo assaggio di “aria fresca” prima che la parte più impegnativa del percorso inizi, aumentando ulteriormente il suo status di icona del golf.
