Siamo così tanto abituati a rivolgere i nostri pensieri al Pga Tour o al DP World Tour, che non prestiamo alcuna attenzione ai mini circuiti professionali che esistono in giro per il mondo dai quali ogni anno emergono (a fatica) tanti nomi di nuovi giocatori assai interessanti.
Ora: perché dico “a fatica”? Perché la vita su quei tour è assai complessa, molto più di quanto chiunque di noi possa solo immaginare. E non è un caso, dunque, che i pro che disputano quei tornei e che non riescono a ottenere risultati validi durino in media sui mini tour 3-4 anni prima di abbandonare la vita agonistica e magari darsi al più remunerativo coaching.
Di che circuiti dunque stiamo parlando? Beh, iniziamo da quello più vicino a casa nostra, l’Alps Tour, per poi passare al Nordic Golf League, allo Swedish Golf Tour, al Mena Tour, ecc. ecc., per poi salire di livello e volare sul Challenge o sul Korn Ferry Tour. Ma fortunatamente in questi ultimi due casi, nonostante il livello tecnico sia decisamente più alto, lo sono di conseguenza anche i montepremi (anche se dobbiamo scordarci comunque una vita da nababbi, anzi).
Non è dunque difficile da immaginare che la pressione finanziaria a cui sono sottoposti i campioncini di mini circuiti sia altissima: per una stagione agonistica servono tra i 30.000 e i 100.000 euro. Non pochi, quando gli sponsor latitano e i premi sono ridicoli. Viaggi, hotel, entry fee, coach, fitness, mental coach, caddie e fisioterapisti: tutto deve essere saldato. E purtroppo una seppur piccola vincita in denaro non è mai garantita: ricordiamocelo. Un taglio mancato, un weekend saltato e le ripercussioni economiche si fanno sentire immediatamente. In più, alla lunga il fisico risente grandemente non solo dell’allenamento continuo e dei viaggi, ma anche di tutto questo stress, per non parlare poi del burn out mentale: il risultato è che uno di questi due problemi può far saltare una intera stagione con tutte le conseguenze che ne derivano per la carriera.
Chi dunque resiste in questi mini circuiti? Certamente i più talentuosi e i più professionali, o, ancora meglio, i più motivati, ma alla fine ciò che davvero questo tipo di vita (che tanti di noi ingenuamente invidiamo) mette alla prova in questi golfisti non è tanto la loro bravura sul campo, quanto la loro capacità di resistenza di fronte alla mille difficoltà giornaliere e la loro resilienza mentale.