Myth Buster: sfatiamo alcuni “miti” del putting

Nel mondo golfistico molte teorie spesso vengono “tramandate” da giocatore a giocatore e di anno in anno. La maggior parte di queste sono legati a concetti tecnici che poi, nel tempo, sono diventati vere e proprie credenze popolari. 

Oggi, risponderemo ad alcuni di questi falsi miti sul putting, spesso ripetuti ma sfatati da esperti e analisi scientifiche. Trattare questi equivoci può aiutare i giocatori a migliorare la tecnica in modo più efficace.

Mito 1: Lo swing del putter è tutto

Molti golfisti sono ossessionati dallo swing (traiettoria) del putter (troppo arcuato o dritto), ma la traiettoria influenza solo una piccola parte della direzione iniziale della palla. L’angolo della faccia del putter in impatto determina più del 80% della linea di partenza, quindi è il fattore più vincolante per poter far partire la palla dritta sulla nostra linea di mira.

Mito 2: Accelerare sempre attraverso la palla

Un’idea diffusa è quella di accelerare il putter nel downswing per ottenere un colpo “potente” che possa avere la “forza necessaria per poter arrivare alla buca”, ma i migliori puttatori non lo fanno: è stato dimostrato che avere velocità costante attraverso l’impatto porta ad avere un controllo maggiore della velocità della palla e consente di esser più ripetitivi. Accelerare eccessivamente causa inconsistenze nel controllo della distanza e nella tecnica, come dimostrato anche da apposite tecnologie specializzate nell’analisi dello swing del Putting e utilizzate dai migliori coach al mondo, come Capto Technology.

Mito 3: Dritto indietro e dritto avanti

Non esiste uno swing perfettamente dritto: il putter si muove naturalmente su un arco inclinato dal piano del corpo, essendo un sistema di leve mosso prevalentemente dalle spalle. Forzarlo dritto crea tensioni inutili e, nella maggior parte dei casi, inconsistenza nella ripetitività e nel punto di contatto; conta di più avere una buona la simmetria tra backswing e follow-through per essere square al momento di impatto.

Mito 4: Allineamento dei piedi perfettamente parallelo

Non tutti i Pro hanno i piedi PERFETTAMENTE paralleli alla linea di tiro; è sicuramente importante mantenere un corretto set-up del corpo, più neutro possibile, riducendo così i movimenti errati e compensazioni date dalla sua stessa angolazione. Tuttavia, avendo ogni giocatore caratteristiche fisiche differenti, la posizione dei piedi spesso non risulta essere vincolante per ottenere un buon colpo, risultano più importanti il resto delle linee del corpo.

Mito 5: Un nuovo putter risolve tutto

Cambiare putter non migliora lo stroke se il movimento del giocatore resta lo stesso: i dati mostrano che è la ripetitività e correttezza del gesto motorio a contare, non il “cambio” dell’attrezzatura. Un nuovo bastone spesso attiva nuove sequenze motorie semplicemente generate dalla diversità dello strumento rispetto al solito; tuttavia, è solo questione di tempo che, una volta tornata l’abitudine, tornino anche le caratteristiche radicate del gesto. Sicuramente avere un putter che risponda alle caratteristiche di swing del giocatore è fondamentale, ma insieme a quello serve anche una tecnica corretta per imbucare. 


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