La diciannovesima buca dell’Augusta National

La diciannovesima buca dell’Augusta National

Per sgombrare il campo da ogni dubbio, preciso subito che non si tratta del bar del circolo della Georgia.

La diciannovesima buca di cui parliamo é (o, meglio, avrebbe dovuto essere) una buca a tutti gli effetti.

Nel 1931 Alister MacKenzie, che era nel pieno della progettazione del percorso destinato a diventare la casa del Masters Tournament, ricevette una precisa ruchiesta da Bobby Jones e Clifford Roberts.

I due fondatori chiesero all’architetto britannico di aggiungere una buca supplementare, destinata a diventare palcoscenico di scommesse tra i soci.

In sostanza, un socio che avesse perso un match sulle diciotto buche, avrebbe avuto la possibilità di rifarsi, sfidando il suo avversario sulla buca 19 secondo la formula “double or quits” (il doppio o niente).

Similmente, la diciannovesima buca sarebbe diventata la sede dei playoffs per decidere i match chiusi in pareggio.

Apro una parentesi.

Questa tradizione dura ancora oggi,infatti ci sono diversi campi (per la maggior parte negli Stati Uniti) che dispongono di una extra-hole teatro di sfide e relative scommesse tra i giocatori: un esempio recente e quello del Payne’s Valley Golf Course, progettato e realizzato dalla TGR Design di Tiger Woods.

Ma torniamo ad Alister MacKenzie.

Per soddisfare la richiesta dei due fondatori, con un esercizio di Tetris prima maniera andò ad incastrare un par 3 di circa 90 yards in salita con il tee di partenza posizionato alla sinistra del green della buca 18 ed il green dietro il tee-box della buca 10, come si può vedere chiaramente in una tavola di progetto realizzata ad acquerello.

Ma la buca desiderata da Jones e Roberts alla fine rimase sulla carta per due motivi: il costo di realizzazione in primis e la considerazione del fatto che avrebbe compromesso la vista dei greens della 9 e della 18.

Ma l’idea di MacKenzie non andò perduta.

Poco dopo l’apertura del circolo (ma troppo tardi perché MacKenzie potesse vederlo, dato che mancò nel 1934), i due spazi destinati a tee e green vennero reinventati per un diverso utilizzo.

Il green divenne il putting green del Masters (oggi noto come The Terrace).

L’area del tee di partenza, invece, fu il punto da cui venne sviluppato il campo pratica, orientato verso lo spazio compreso tra il green della 2 ed il fairway della 18.

Mi piace pensare che, quando MacKenzie progettò la collocazione del putting green della buca 19, non sia stato un caso il fatto che si trovasse proprio in prossimità della clubhouse, cioè dove si trova l’altra buca 19, quella che noi tutti conosciamo bene.


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