Caro golf, non mi vergogno più.

Per quarant’anni ho vissuto con una specie di segreto inconfessabile nel cuore. Chiunque mi conoscesse nel mondo del golf sapeva quanto amassi questo gioco, e chi ha seguito le mie telecronache mi ha sentito raccontare per ore e ore le leggende dell’Old Course di St Andrews. Conoscevo ogni singolo avvallamento, la posizione di ogni bunker, le traiettorie dei colpi dei più grandi campioni della storia. Sulla carta e sullo schermo, St Andrews per me non aveva segreti.

Eppure, non ci avevo mai messo piede. Non ci avevo mai giocato.

Per un commentatore e per un appassionato viscerale, ammettere una cosa del genere equivale quasi a una confessione imbarazzante. Ma oggi, a 57 anni, ho capito una cosa fondamentale: non mi vergogno più.

La magia di un luogo che va oltre il tempo

Arrivare a St Andrews dopo quarant’anni di golf non è un semplice viaggio: è un pellegrinaggio. C’è una magia sottile che avvolge questa cittadina scozzese, qualcosa che prescinde dal mito e che si respira appena si varca il confine della contea di Fife.

Spesso si pensa a St Andrews soltanto come al tempio della tradizione, la “Casa del Golf”. Ma la vera sorpresa, quando la vivi dal vivo, è scoprire quanto questo luogo sia vivo, dinamico e straordinariamente moderno. Gran parte di questo fascino unico si deve alla storicità universitaria: la presenza di studenti provenienti da tutto il mondo riempie le strade, i pub e le vie del centro di un energia giovane e vibrante. E’ un contrasto affascinante: la solennità della storia del golf che si fonde perfettamente con la freschezza ed il futuro portati dalle nuove generazioni.

L’Old Course rispecchia esattamente questo spirito: è un organismo dinamico che ha saputo evolversi nei secoli, adattandosi ai tempi e ai cambiamenti dei materiali, pur mantenendo intatta la sua anima strategica. È il luogo dove il passato incontra il presente senza mai perdere di dignità. Non a caso proprio in quei giorni era in svolgimento il St. Andrews Links Collegiate Presented by World Wide Technology, un prestigioso torneo universitario annuale che ha visto sfidarsi le squadre d’élite (sia maschili che femminili) di tre importanti università americane insieme ai padroni di casa scozzesi:

    • University of Texas (USA)
    • University of Washington (USA)
    • University of Pennsylvania (USA)
    • University of St. Andrews (Scozia)

Ma la magia di St Andrews Links non finisce certo sulle buche dell’Old Course. Tutto il complesso è un’ode al golf totale, un susseguirsi di percorsi che respirano la stessa aria salmastra e la stessa passione purissima, capaci di regalare emozioni uniche a qualunque tipo di giocatore.

Dalla cabina di commento al campo reale

Per anni ho raccontato l’Open Championship da una cabina o da uno studio, guardando immagini e analizzando colpi straordinari. L’Old Course ha ospitato il Major più antico del mondo per ben 30 volte — dalla prima nel 1873 fino alle edizioni iconiche che tutti ricordiamo. Ho ancora negli occhi e nelle parole i trionfi di campioni straordinari come Louis Oosthuizen nel 2010, la battaglia di Zach Johnson nel 2015 e le prodezze di Cameron Smith nel 2022. Per non parlare dell’Alfred Dunhill Links Championship, che vede l’Old course in primo piano per due giornate di gara nell’ambito di uno dei tornei più ricchi del calendario del DP World Tour.

Commentare quei momenti era entusiasmante, ma c’era sempre un velo di nostalgia: stavo raccontando il paradiso senza averne mai calpestato l’erba.

Camminare finalmente su quelle buche a 57 anni ha cambiato tutto. Non ero più il cronista che osservava da lontano; ero un golfista immerso nella storia. Conoscevo il campo quasi meglio di quanto potessi conoscerlo camminandolo per la prima volta, ma sentire il vento della Scozia sulla pelle e il rumore delle scarpe sul terreno compatto del links ha trasformato la conoscenza nozionistica in pura emozione.

Il green della 18 dell’Old Course

Sul ponte della storia

Se c’è un momento che riassume l’intero viaggio, è l’istante in cui ci si ferma sullo Swilcan Bridge.

Essere lì, posare per una fotografia insieme a un amico di sempre e compagno di tante telecronache come Silvio Grappasonni, ha chiuso un cerchio perfetto. Su quel ponte abbiamo ricordato quante volte abbiamo raccontato insieme le gesta dei campioni dell’Open Championship. Trovarci lì insieme, non più davanti a un monitor ma con i piedi piantati su quella pietra secolare, è stata la consacrazione definitiva di una passione durata una vita intera.

 “Tante edizioni dell’Open Championship raccontate insieme in telecronaca, ma niente è paragonabile a trovarsi qui dal vivo. Sullo Swilcan Bridge con Silvio Grappasonni, dove la storia del golf incontra la nostra amicizia e anni di passione condivisa.”

Non importa a che età ci arrivi, né quanti anni hai passato a guardarlo da lontano. St Andrews non giudica il tuo ritardo: ti accoglie, ti emoziona e ti fa capire che per le cose vere non è mai troppo tardi. E di questo, davvero, non c’è più da vergognarsi.

“La magia di St Andrews: un perfetto equilibrio tra la storia secolare e la modernità di un gioco in continua evoluzione.”

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