Prima di volare al Golf Milano per l’inizio della settimana del Buccellati Ladies Open che per altro vedrà in campo ben 14 azzurre per cui tifare, permettetemi un momento di riflessione sulla prestazione a Wentworth della scorsa settimana di Filippo Celli.
Il 26enne romano ha chiuso sesto: fantastico, dico io; “e però la domenica era partito leader”, ho sentito raccontare in giro dai soliti guardoni delle cose del green.
Io ribadisco: fantastico. E non solo per il risultato, perché comunque al BMW Pga Championship una top ten non si butta mai via, anzi, si tiene stretta tra le sinapsi per poterla raccontare un giorno ai nipotini.
Ripeto: fantastico, soprattutto per come Celli ha saputo tenere il campo e lo score in una giornata di enorme pressione, come probabilmente mai aveva provato sulla sua pelle. Partito male, con tre bogey nervosi nelle prime sette buche (un andamento che avrebbe annientato molti dei pur ottimi pro che lottano là fuori sul Tour), ha saputo resettare la mente, entrare nella sua personalissima bolla e finalmente iniziare a giocare il suo golf meraviglioso. Altrimenti non si potrebbero spiegare in altro modo gli otto par e i tre birdie (di cui due alla 17 e alla 18) che sono seguiti a quell’inizio da cancellare.
Ora, Erich Fried scriveva “è impossibile dice la ragione; è quel che è dice il cuore”. Parole perfette per il caso di Celli, perché in quel frangente di domenica, partire da leader in quel contesto e contemporaneamente saper accettare “quello che è”, ovvero i sui nervi, le sue paure, i suoi demoni, senza lasciarsi condizionare più di tanto da essi, ma anzi, combattendoli fino alla fine, e al termine della giornata più complicata della sua giovane carriera ritrovarsi con un ottimo sesto posto, dal mio personalissimo punto di vista, non è solo un risultato strepitoso, ma è un passo enorme in avanti nella sua crescita di giocatore. Uno step, questo di Wentworth, che gli tornerà utilissimo in un futuro che appare sempre più roseo, ma, soprattutto, a portata di mano.
Stefano Mazzoli, che con Celli è cresciuto, insegna: si può fare. Si può vincere anche a grandi livelli. Ma prima, purtroppo, bisogna saper attraversare il fuoco della sconfitta e imparare a uscirne più forti di prima. E Celli a Wentworth lo ha fatto, non ci sono dubbi. Ma ora lasciatemi volare al Golf Milano, perché corro a godermi il golf che amo di più: quello delle ragazze. E chissà che questa settimana non impari qualcosa pure io.