Anthony Kim, la luce in fondo al tunnel
Questa é una di quelle storie che mi piacerebbe raccontare più spesso.
Il nome di Anthony Kim, molto probabilmente, dice poco ai giovani appassionati del nostro sport, ma noi che abbiamo qualche primavera in più sulle spalle ricordiamo la comparsa sul PGA Tour nei primi anni duemila di un giovane californiano che in breve tempo divenne una delle promesse del Tour americano.
Esordì al Valero Texas Open del 2006 grazie ad un invito dello sponsor, e si guadagnò la carta per la stagione 2007 tramite la qualifying school.
Un partenza a bomba lo fece entrare nei primi 100 dell’OWGR già a Maggio 2007, segnale evidente del suo talento, che non tardò a concretizzarsi con la vittoria.
Nel mese di Maggio del 2008 si aggiudicò il Wachovia Championship (oggi Truist Championship, NDR) e tre mesi dopo arrivò la vittoria all’AT&T National.
Queste prestazioni gli valsero la convocazione nel Team USA che nel 2008, sotto la guida di Paul Azinger, ci sconfisse (16,5 a 11,5) al Valhalla Golf Club, dove Kim contribuì con 2,5 punti, sconfiggendo nettamente (5&4) Sergio Garcia nei singoli.
Nel 2009 fece parte della squadra statunitense di Presidents Cup (vittoria 19,5 a 14,5, 3 punti di Kim).
La terza vittoria sul Tour arrivò nel 2010, quando sconfisse Vaughn Taylor al playoff e si aggiudicò lo Shell Houston Open, diventando il quinto giocatore nella storia recente del PGA Tour a vincere per tre volte prima dei venticinque anni, club ristretto dove gli altri membri sono Tiger Woods, Sergio Garcia, Phil Mickelson e Adam Scott.
Insomma, c’erano tutti gli elementi per immaginare che Anthony Kim era destinato ad intraprendere il viaggio verso l’Olimpo del golf.
Ma il nostro amato sport, come tutti sappiamo, sa essere crudele, e con lui lo fu particolarmente.
Nel mese di Maggio del 2010 subì un intervento al pollice che compromise il suo percorso verso il Celtic Manor, poiché non ottenne la qualifica automatica e Corey Pavin non lo chiamò a far parte del Team USA.
Quella del 2011 su una stagione interlocutoria: 26 tornei disputati, 14 tagli superati e solo 2 top ten.
Arriviamo al 2012, l’anno spartiacque: dopo 10 tornei e 2 tagli superati, Kim annunciò di dover subire un intervento chirurgico al tendine di Achille della gamba sinistra, con un recupero previsto tra i nove ed i dodici mesi.
La situazione era difficile, ma nel 2013 avrebbe potuto usufruire della Major Medical Exemption, scelta che non fece.
Da quel momento per Anthony Kim iniziò la discesa verso le rive del Lete, il fiume che gli antichi greci designavano come luogo dove le anime bevevano acque che provocavano l’oblio.
Sporadiche interviste diedero sempre più l’impressione che il californiano era finito in un tunnel che lo avrebbe portato alla fine della carriera.
Ma il golf, così come sa essere crudele, sa anche tendere la mano nel momento del bisogno.
Nel mese di Febbraio del 2024, la LIV Golf annunciò di avere contrattualizzato Anthony Kim garantendogli la wildcard: dopo 12 anni dall’ultimo torneo professionistico, esordì a Jeddah.

La sua prima stagione non fu brillante, si piazzò al penultimo posto della classifica individuale, accompagnato da molti dubbi (ed altrettante ironie) sulla sua condizione fisica e sulle sue capacità tecniche.
La LIV Golf gli confermò la wildcard per la stagione 2025 che non é andata molto meglio: 55ma posizione ed inevitabile relegation, cioé perdita della carta.
Ma in questi due anni Anthony Kim ha saputo mettere a frutto la seconda opportunità che gli dei del golf gli hanno concesso, lavorando duramente per ritrovare il filo rosso interrotto nel 2012, sfidando lo scetticismo che lo circondava.
Nel mese di Novembre dell’anno scorso é sceso in campo al PIF Saudi International, chiudendo 4 giri sotto par e ottenendo il quinto posto parimerito.
Nel Gennaio di quest’anno ha ottenuto il terzo posto alla LIV Golf Promotions (la qualifying school della Lega saudita) che gli ha garantito la carta per la stagione 2026:
Pochi giorni dopo, ha annunciato di avere firmato un contratto annuale con il Team Aces GC di Dustin Johnson, occupando il posto lasciato da Patrick Reed.
E ad Adelaide ha dimostrato che la fiducia di Capitan Johnson era ben riposta, vincendo il torneo con un quarto giro in 63 colpi che ha annichilito Jon Rahm, secondo a 3 colpi.
E la sua dichiarazione é un inno alla determinazione:
“Dio mi ha dato un talento. Nessun altro deve credere in me, se non io stesso. E a chiunque stia soffrendo dico che può superare qualsiasi cosa”
“Il mio obiettivo é essere un’ispirazione per le persone che stanno soffrendo perché credo che il mondo oggi ha un grande bisogno di questo”.
Anthony Kim, dalle tenebre alla luce.
Bentornato.