Jannik Sinner e lo zen del golf

Forse ai più è passata inosservata, ma la scorsa settimana, dopo la vittoria in semifinale a Indian Wells contro Tiem, Jannik Sinner ha rilasciato un’intervista che, se volessimo riassumerla, potrebbe suonare come uno spot mastodontico per il golf.

Il numero due del mondo, lasciandosi andare a una piccola confessione, ha raccontato come riesce a staccare la spina tra un match e l’altro e, soprattutto, come cerca di scrollarsi di dosso la pressione che giornalmente tutto il mondo gli carica sulle spalle:

“Gioco a golf – ha spiegato Jannik- lo adoro, perché è un momento per me stesso. Non vedi nessuno, non usi il telefono. Mi piace mettere un po’ di musica e semplicemente andare in giro: questo è il mio modo di intendere il golf”.

Un approccio, il suo, che dovrebbe essere di esempio per molti: metodico, riflessivo, rilassante e soprattutto sereno, lontano da quello spirito adrenalinico e combattivo che l’altoatesino deve invece tirare fuori dall’animo quando scende in campo.

Per essere ancora più precisa, mi piacerebbe definire assai “resiliente” il suo atteggiamento circa il golf. Ora: il termine resilienza deriva dal latino “resiliens”, che significa tornare indietro, ma soprattutto rimettersi in piedi. In sostanza implica la capacità di adattarsi a quelle modificazioni a cui la nostra vita, nel bene e nel male, ci pone di continuo.

Essere resiliente, insomma, significa avere una reazione intelligente e consapevole alle difficoltà di fronte alle quali spesso ci troviamo; nel caso di Sinner, parliamo di pressioni altissime: le (rare) sconfitte, gli incontri spesso traditori con la stampa, le reazioni a volte scomposte dei fan, i commenti idioti e continui sull’online, lo sguardo fisso del mondo che stupidamente lo vorrebbe sempre e solo sulla corsia di sorpasso dell’autostrada della vita.

Un pacchetto tutto sommato non facile da gestire, che lui ha deciso di ammorbidire nella pace, nella solitudine e nel silenzio che il golf sa regalare a chi lo pratica nella maniera più corretta: c’è chi si cala uno Xanax, verrebbe da pensare, e chi, come Jannik, swinga tra un match e l’altro.

E mi sovviene anche un altro pensiero circa la passione dell’altoatesino per il golf: noi oggi abbiamo definito questo sport il suo rifugio resiliente dal mondo; i giapponesi, invece, lo chiamerebbero Ukeireru. Significa accettare, ma non passivamente, né con ostilità, le durezze dell’esistenza. Semplicemente vuol dire cercare lo spazio per rispondere a tutto questo con saggezza. E Sinner, che in campo sa rispondere benissimo di dritto e di rovescio, nella vita ha imparato a rispondere con le sue lunghe falcate nel perimetro del silenzio di un campo da golf.

Se dunque il mondo gli mette continua pressione, lui ha imparato a smorzarla con quella pazienza zen che lo swing gli sa regalare e che è totalmente opposta all’usurante ansia da prestazione tipicamente occidentale.

Beh… Immaginate  che effetto posssano aver avuto queste parole su quelle migliaia di persone là fuori, che ogni giorno combattono con lo stress, rincorrono risultati, che si sentono oppressi da una vita che li vuole performanti in ogni istante della giornata trascorsa col cellulare incollato all’orecchio. Non lo capite? Allora ve lo spiego io: sono state un balsamo per l’animo. Sono state una risposta chiara e concreta a chi cerca una via di fuga da tutto questo  disordine mentale in cui navigano a vista: giocare a golf fa bene alla salute. Punto.

Ora… Se per il nostro sport tutto questo non è uno spot fantastico, allora spiegatemi voi cos’è.

 

 


Related Posts

Le Tipologie di Grip

Diverse dimensioni e tipologie di grip del putter esistono per adattarsi alle esigenze tecniche e fisiche di ogni…
Total
0
Share