AZIONE DEI POLSI NEL PUTTING: Sì o No?

Usare troppo i polsi nel putting è uno degli errori più comuni e allo stesso tempo più costosi in termini di precisione, controllo della distanza e stabilità sotto pressione. Un eccesso di azione delle mani trasforma lo swing in un movimento pieno di variabili difficili da ripetere; mentre, un putting efficace richiede un movimento più semplice, guidato più dalle spalle e sostenuto da un buon controllo motorio.

Perché utilizzare troppo i polsi crea instabilità?

Nel putting i polsi possono muoversi in flessione/estensione, deviazione radiale/ulnare e rotazione, e ogni piccolo cambiamento modifica faccia, loft e velocità del putter all’impatto, influenzando dunque direzione d’uscita e controllo della distanza. 

Quando il gesto è governato dalle mani anziché da una micro rotazione del“blocco” spalle‑braccia, la faccia del putter tende ad aprirsi o chiudersi in modo imprevedibile, generando push, pull e partenze fuori linea anche da distanze brevi.

L’eccesso di polso influisce anche sul loft: un colpo di polsi può aggiunge loft, far saltare la palla e farci rimanere spesso corti, mentre un’azione opposta può può ridurre troppo il loft, “schiacciando” e facendola sempre saltare e rotolare in maniera poco regolare e consistente. Ogni variazione di loft altera il modo in cui la palla rotola, cambiando attrito, e quindi la capacità di controllare la distanza con regolarità.

Azione dei polsi sotto pressione

Dal punto di vista del controllo motorio, più articolazioni “libere” utilizzi (soprattutto polsi e dita), più complesso diventa riprodurre lo stesso gesto in modo consistente. I muscoli grandi di spalle e tronco producono un movimento pendolare più stabile, mentre i polsi sono rapidi, sensibili e molto esposti all’interferenza dell’ansia.

Sotto pressione, la tensione si concentra spesso proprio su mani e polsi, con micro‑scatti e cambi di velocità che possono sfociare in ticchio o yips. Riducendo il ruolo dei polsi, lo stroke diventa più semplice da automatizzare e più resistente allo stress, perché il cervello deve gestire meno gradi di libertà e può dedicare più risorse a lettura, ritmo e forza.

Vantaggi di uno swing “meno con i polsi”

Un modello di putting con polsi meno attivi non significa immobili o rigidità, ma struttura più organizzata e coordinata:

– Il triangolo spalle‑braccia‑mani rimane stabile e oscilla come un pendolo, riducendo la necessità di compensazioni durante il colpo.

– L’angolo di shaft e la faccia del putter variano poco tra address e impatto, rendendo direzione e distanza più ripetitive.

– Il gesto è più facile da automatizzare e collegare a una routine mentale e attentiva solida, elemento chiave per la performance sul green.

Esercizio per ridurre l’uso dei polsi

  • Esercizio con bastone sul grip (anti‑polso)**  

   – Posiziona un bastone o un alignment stick lungo lo shaft del putter, in modo che sporga verso l’avambraccio sinistro (per un giocatore destro). Impugna tenendo stick e putter insieme.  

   – Esegui serie da 10–15 putt brevi: se il polso sinistro si piega in flessione, lo stick premerà contro l’avambraccio, segnalando l’errore. L’obiettivo è sentire il movimento partire da spalle e tronco, con polsi che accompagnano senza rompere.

 

È importante sottineare che lo swing “di spalle”, di cui stiamo parlando, presuppone che la testa del giocatore sia  ferma durante lo swing e la parte bassa del corpo stabile, perché anche oscillazioni di questo genere possono influenzare negativamente lo swing.

Lavorare con costanza su questi principi rende il movimento più semplice, il colpo più affidabile e la mente più libera di concentrarsi su lettura, ritmo e sensibilità, invece che “spegnere” all’ultimo istante un polso troppo attivo.


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