Devi Essere Calmo per Giocare Bene Sotto Pressione?

E se il problema non fosse essere nervosi, ma cercare di non esserlo?

Nel golf, la pressione competitiva è spesso accompagnata da un aumento dell’attivazione fisiologica e dell’ansia: battito cardiaco più elevato, tensione muscolare, maggiore consapevolezza del gesto e pensieri orientati all’errore.

La risposta più intuitiva del golfista è cercare di eliminare queste sensazioni:

“Devo calmarmi.”
“Non devo essere teso.”
“Devo smettere di pensarci.”

Ma la psicologia della prestazione suggerisce una prospettiva diversa.

Non è necessario eliminare l’attivazione per eseguire bene. È necessario impedire che l’aumento della pressione modifichi in modo disfunzionale il modo in cui utilizzi l’attenzione.

Cosa succede sotto pressione?

Quando aumenta la pressione, può aumentare anche la tendenza a monitorare consciamente l’esecuzione di un’abilità già automatizzata.

Nel golf questo può essere particolarmente rilevante.

Un giocatore esperto normalmente non ha bisogno di controllare volontariamente ogni componente dello swing. Ma sotto pressione può iniziare a pensare:

“Porta il bastone più indietro.”
“Non muovere la testa.”
“Tieni il polso così.”

Il problema è che trasformare un movimento altamente automatizzato in una sequenza da controllare consapevolmente può interferire molto con la sua esecuzione.

Uno studio sperimentale condotto su golfisti esperti ha mostrato proprio questo fenomeno: in condizioni di maggiore ansia cognitiva, la prestazione nel putting peggiorava quando i giocatori dovevano concentrarsi esplicitamente sui dettagli dell’esecuzione, mentre questo deterioramento non emergeva nelle condizioni che richiedevano meno risorse cognitive. (Guccisrdi et al., 2008)

Questo fenomeno viene studiato nella letteratura come choking under pressure.

Non significa semplicemente “essere troppo ansiosi”.

Significa che la pressione può modificare il modo in cui vengono allocate le risorse attentive e, in alcune condizioni, portare l’atleta a interferire con abilità che normalmente esegue in modo efficace.

Quindi dobbiamo cercare di eliminare l’ansia?

No! Non necessariamente.

Una recente posizione scientifica sulla prestazione sotto pressione sottolinea che la pressione può avere effetti sia facilitanti sia debilitanti e che l’obiettivo dell’intervento psicologico non è semplicemente abbassare l’attivazione dell’atleta. Tra le strategie supportate dalla letteratura vengono indicate, tra le altre, routine pre-performance, strategie attentive, psychological skills training e approcci basati sulla mindfulness. (Schweickle et al., 2026)

La domanda, quindi, cambia.

Non più:

Come faccio a non essere nervoso?”

Ma:

Come posso eseguire il mio colpo in modo efficace anche mentre sono nervoso?

Questa è una distinzione fondamentale.

Dalla regolazione dell’emozione alla regolazione dell’attenzione

Immagina di arrivare alla 18ª buca con un buon giro ancora in gioco.

Ti prepari sul tee, guardi il fairway e senti il battito accelerare. Le mani sono più tese, la respirazione cambia e compare quel pensiero che conosci bene:

“Questo colpo è importante.”

A questo punto non si tratta né di eliminare l’emozione, né di ignorarla.

L’attivazione emotiva va regolata perché, quando diventa eccessiva, può occupare risorse attentive e rendere più difficile mantenere il focus su ciò che conta davvero: target e processo.

Il rischio è iniziare a monitorare continuamente il proprio stato interno:

“Sono troppo teso.”
“Il cuore batte troppo forte.”
“Non sono abbastanza tranquillo.”
“Se sbaglio questo colpo, rovino tutto.”

In questo modo l’attenzione si sposta progressivamente dal compito alla propria esperienza emotiva.

Ed è qui che la regolazione emotiva diventa funzionale alla prestazione.

L’obiettivo non è arrivare a uno stato di calma assoluta, ma riportare l’attivazione entro un livello che permetta all’attenzione di rimanere efficace.

Puoi quindi riconoscere ciò che stai provando:

“Sto sentendo pressione. Il mio corpo si sta attivando. Ora regolo quello che posso e torno al mio processo.”

Respirazione, routine, parole chiave, focalizzazione esterna e altre strategie di autoregolazione possono aiutarti a ridurre l’interferenza dell’attivazione emotiva.

E poi torni al compito.

Target. Strategia. Intenzione. Esecuzione.

La sequenza diventa quindi:

regolare l’emozione → stabilizzare l’attenzione → tornare al target e al processo → eseguire.

Perché giocare bene sotto pressione non significa non provare emozioni.

Significa saperle regolare abbastanza da non permettere loro di prendere il controllo della tua attenzione.

E nel golf, quando la pressione aumenta, questa può essere una delle competenze più importanti da allenare: non cercare di sentirti perfettamente calmo, ma creare le condizioni mentali necessarie per continuare a giocare il colpo che hai scelto.

Questa è forse una delle differenze più importanti tra regolazione emotiva e prestazione sotto pressione.

La regolazione emotiva non significa fare scomparire ciò che provi. Significa creare le condizioni psicofisiologiche necessarie per continuare a dirigere l’attenzione verso ciò che è funzionale alla prestazione.

Puoi essere agitato e giocare bene. Puoi sentire tensione e fare un buon swing.  Inoltre, puoi avere paura di sbagliare e, nonostante questo, eseguire il colpo che hai deciso di giocare.

La prestazione mentale non si misura dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di regolare la propria attivazione e mantenere comportamenti funzionali anche quando quelle emozioni sono presenti.

E nel golf questo è particolarmente importante, perché ogni colpo rappresenta una nuova occasione per regolare, riallinearsi e ripartire.

Hai sbagliato la buca precedente?

Non puoi modificarla.

Hai appena sentito un aumento della tensione?

Puoi intervenire sulla tua regolazione.

Sei arrivato alla 18ª con la possibilità di chiudere bene il giro?

Puoi riportare l’attenzione su ciò che dipende da te.

La prossima volta che sentirai pressione, non chiederti semplicemente:

“Come faccio a calmarmi?”

Prova a chiederti:

“Come posso regolare quello che sto provando per tornare a ciò che devo fare?”

Perché giocare bene sotto pressione non significa giocare senza pressione.

Significa imparare a regolare l’emozione, proteggere l’attenzione e continuare a eseguire il proprio processo.

E questa non è semplicemente una dote innata.

È una competenza psicologica che può essere allenata.

 

#samanthabernardi #golfpsychology

@sport.psicogolfer


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