Il montante destro di Reed ai sauditi

Molto si è discusso circa la decisione apparentemente improvvisa da parte di Brooks Koepka di abbandonare il circuito saudita al suo destino per ritornare nel porto sicuro del Pga Tour. E moltissimo se ne è raccontato la settimana scorsa al momento del suo ri-debutto in America al Farmers Insurance Open, un torneo dove è stato super seguito dalle telecamere pur non essendo mai un elemento decisivo all’interno del leaderboard.
Come probabilmente saprete, infatti, Koepka ha chiuso il suo rientro con un modestissimo 56simo posto e con un totale di -4, a ben DICIANNOVE colpi da Justin Rose, trionfatore del titolo.
Nel mentre, pochissimo si è discusso circa l’altro figliol prodigo del Pga Tour, quel Patrizione Reed, che, mentre Koepka, forte dei mass media massicciamente schierati dalla sua parte, annaspava in California, prima vinceva a Dubai e poi si piazzava secondo in Bahrain.
Così, zitto, zitto, è stato Patrick, facendo parlare i suoi risultati e non tanto i suoi addetti stampa, a sferzare il vero colpo da KO al circuito LIV. Perché, diciamocelo: tra i due, tra Koepka e Reed, quello che negli ultimi diciotto mesi ha dimostrato di essere ancora super competitivo, è solo il secondo, che magari non sarà amatissimo dal pubblico (non che Brooks e la sua alterigia lo siano, per la verità), ma che a questo stesso pubblico ha in più occasioni dimostrato quanto fuoco golfistico ancora arda nel suo animo. E tutto questo nonostante i petroldollari incassati.
Tanto per capirci meglio, stiliamo dunque un minuscolo recap degli ultimi 18 mesi di Patrizione: ha giocato i tornei LIV, ha giocato sull’Asian e sul Dp World Tour, ha vinto ben tre eventi su ben tre circuiti diversi e ha pure agguantato un terzo posto al Masters. Ora, se non è quel “global player” che ha sempre dichiarato di voler essere, ditemi voi cos’è oggi Patrick Reed: un campione che pur di tornare a giocare a casa sua (e lo potrà fare dal prossimo agosto NdR), ha rinunciato non solo a un ingaggio pesantissimo in quanto a milioni, ma anche a disputare 14 facili eventi da 30 milioni di dollari ciascuno. Il tutto per competere fino ad agosto nei tornei del DP World Tour con montepremi che valgono un decimo di quelli sauditi, per poi appunto tornare sul Pga Tour, attraverso la stessa trafila progettata su misura per Brooks.
Proprio per tutti questi motivi, credo che, più che l’abbandono di Koepka, sia la rinuncia di Reed ai soldi sauditi il vero montante destro alla credibilità del circuito LIV: perché a dire NO al circo arabo è stato un giocatore ancora assolutamente in grado di lottare alla pari coi migliori al mondo, e non un fantasma di un campione che fu.
La decisione di Reed, insomma, convalida, ancora di più di quella di Brooks, la sensazione che il LIV oggi, nonostante i miliardi, non sia più davvero qualcosa di appetibile per questi grandissimi giocatori, che desiderano non solo vincere, ma anche contare a livello agonistico. E l’unico circuito che permette tutto questo è oramai solo il Pga Tour, unico vincitore di una battaglia durissima durata fin troppo.


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