Bianco, attillato e perfettamente aderente, calzato su una sola mano: il guanto è l’accessorio più iconico del golfista, ma la sua storia è relativamente recente. Non esiste una data precisa della sua introduzione, ma nel 1885 la Rawlings Company brevettò un guanto da baseball riuscendo a commercializzarlo con successo anche fra i golfisti; nei primi anni del 1900, quando il gioco del golf iniziò a diventare più popolare anche fra le donne, i guanti da golf cominciarono ad essere pubblicizzati nelle riviste come Vanity Fair e Golf Illustrated, presentandolo come il modo migliore per salvaguardare la cura delle mani e garantire una presa più salda sui grip di pelle avvolta attorno alla canna del bastone, specialmente nelle condizioni di tempo avverso, quando facilmente il bastone scivolava fra le dita.

Nonostante le diffuse campagne promozionali, il guanto non “prese piede” immediatamente dal momento che i grandi giocatori degli anni ’20, come Bobby Jones, Walter Hagen e Jene Sarazen, continuavano a giocare a mani nude: era percepito più come un articolo destinato a preservare la delicatezza del pubblico femminile che come un accessorio in grado di migliorare la prestazione sul campo. Le cose iniziarono a cambiare negli anni ’40 dopo che il leggendario Sam Snead, uno dei giocatori più potenti della sua epoca dal tee e con i ferri lunghi, nel 1942 fu il primo vincitore di un PGA Championship con la mano guantata.
Negli anni ’60 la popolarità del guanto crebbe ulteriormente grazie all’influenza mediatica di Arnold Palmer: il suo iconico logo con l’ombrello fu utilizzato da Etonic per la propria linea di guanti da golf e da quel momento il guanto divenne molto più di un accessorio tecnico per il gioco: era un elemento distintivo per chiunque praticasse lo sport. L’influenza di Palmer fu così impattante che il gesto di togliere il guanto per usare il putter, inizialmente fatto solo per dare visibilità al prodotto, è diventato una parte integrante della routine della maggior parte dei golfisti.
Fino agli anni ’80 il materiale di elezione è stato la pelle di “cabretta”, che offriva le migliori performance in termini di sensibilità e aderenza del grip; tuttavia i guanti in pelle si rovinavano molto rapidamente e difficilmente duravano per più di un giro di campo. Fred Couples, che notoriamente gioca a mani nude, racconta che fu proprio perché, quando era bambino, la sua famiglia non poteva permettersi di spendere 30 dollari a settimana per i guanti da golf che smise di utilizzarli.
All’inizio degli anni ’90 le case produttrici hanno iniziato a sviluppare materiali sintetici sempre più sofisticati, migliorando costantemente la resistenza e le performance dei guanti; al contempo il classico guanto bianco ha lasciato spazio a colorazioni più estrose e fantasiose, pur rimanendo la scelta di elezione per la maggior parte dei giocatori.
Per quanto mi riguarda, riesco benissimo a giocare senza il guanto, ma ogni volta che impugno il bastone a mani nude provo una strana sensazione di disagio, un po’ come quando si guida la macchina senza mettere la cintura o si va in moto senza indossare il casco. È un elemento fondamentale per la mia routine: calzarlo prima di ogni colpo mi aiuta a ritrovare la concentrazione, e il beneficio è sicuramente più mentale che fisico, ma in questo gioco l’aspetto psicologico riveste un ruolo troppo importante per non prestare attenzione a questi dettagli.