Mi devo scusare con Kevin Kisner.
Due settimane fa, in Quattro milioni sul green: riecco l’Internet Invitational, provavo a immaginare chi avrebbe retto la pressione di un putt da quattro milioni di dollari. Tre episodi dopo, il putt di cui parlano tutti è arrivato ben prima della finale e il personaggio che aspetto di più ogni volta che parte una puntata è uno che quei soldi non può nemmeno vincerli.
Per chi si fosse perso la prima stagione, l’Internet Invitational è il torneo che Barstool Sports e Bob Does Sports hanno portato su YouTube. Quest’anno a Big Cedar Lodge, in Missouri, si ritrovano in 64, tra professionisti, creator e ospiti con curriculum golfistici parecchio diversi. Quattro capitani scelgono le squadre, si gioca buca per buca e già alla fine della prima giornata metà dei partecipanti torna a casa. Il tutto diventa una serie in sei episodi. La differenza si capisce al primo spareggio. Quando Big John prende in mano il putt, hai già passato abbastanza tempo con lui da sapere quanto ci tiene e abbastanza tempo con Dave Portnoy da sapere quanto gli darebbe fastidio vederlo imbucare. A quel punto, auguri a mettere in pausa e benvenuti nel miglior momento della storia del golf su YouTube.
In mezzo a questa compagnia hanno messo Kevin Kisner, con un microfono. Se prima del torneo mi avessero chiesto chi avrei voluto ascoltare per quattro ore, il suo nome sarebbe uscito piuttosto tardi. Sul PGA Tour, quando la regia staccava su di lui, per me era il momento di andare a prendere qualcosa in frigo. Adesso, quando la regia stacca da Kisner, mi dispiace. A quanto pare quello con poco da dire sul suo conto ero io.
Da host speciale, Kiz è la vera sorpresa di questa edizione. Ha quell’aria di chi ha già capito come andrà a finire e si tiene il commento per il momento in cui farà più male. Nel terzo episodio ogni squadra può usarlo per un colpo. I verdi lo chiamano su un par 3 da 158 yard. Ferro 9, il vento si mangia la palla. I bianchi, che hanno appena assistito a una consulenza gratuita sulla scelta del bastone, lo richiamano sullo stesso tee. Ferro 8, palla a meno di quattro metri. Provate a spiegare ai verdi quanto è bello avere un professionista in squadra.
Quello che succede tra due colpi
Di Kevin Kisner, fino a due settimane fa, avrei saputo dirvi da che parte sbagliava il fairway molto più facilmente che dirvi se mi stava simpatico. Del resto, ci frequentavamo così. Lui tirava, io guardavo dove finiva la palla, fine della conversazione. La domanda che mi sono posto è…che fine hanno fatto i personaggi alla Seve o alla Trevino? Dopo aver visto Kiz in Missouri, io comincerei a cercarli nei trenta secondi subito dopo il colpo. Quelli in cui, la domenica in TV, siamo già passati a un altro giocatore in polo blu che si consulta col caddie se sono 167 o 168 metri al centro green.
Dopo tre puntate, eccomi qui a scrivere un articolo su quanto mi sta simpatico Kevin Kisner. Se me l’avessero detto un mese fa, avrei chiesto delle analisi immediate.
Chissà quanti altri sul Tour mi farebbero lo stesso effetto. Fossi uno di loro, ogni tanto accetterei di giocare qualche buca con un microfono addosso su YouTube. Magari la domenica successiva qualcuno, vedendoli comparire in classifica, farebbero il tifo per loro perché ormai un po’ li conoscono. Con Patrick Cantlay, per prudenza, comincerei da nove buche. Per le altre nove bisogna vedere se YouTube ha un limite di durata.
Ancora una buca e poi vado a letto
Con certi Major tengo il telefono a portata di mano per controllare la classifica e al terzo controllo sto rispondendo su WhatsApp. Qui sono capace di stare quattro o cinque ore sul divano perché voglio sapere come mai stanno aspettando da mezz’ora che il green si liberi su un par 3 dove la buca si vincerà con 8 colpi probabilmente. La risposta, peraltro, la so già. Ho visto Trent Ryan mancare la palla su un chip e finire per terra come un sacco di patate. Più tardi, qualche buca più indietro, Big John si guarda intorno e si chiede come mai si sia formata tutta quella coda. Io da casa sto ancora ridendo per il chip di Trent. Sul PGA Tour vorrei vedere cosa succede in testa. Qui mi interessa perfino cosa dice l’ultimo della fila.
A giudicare dai numeri, il divano è piuttosto affollato. Al primo novembre Internet Golf Tour contava oltre 16 milioni di visualizzazioni per i primi due episodi. Nella grafica pubblicato ha messo accanto i 14 milioni di spettatori medi della domenica del Masters. Piano però a paragonare il tutto con la giacca verde. YouTube somma i clic di più giorni, Augusta misura quanta gente guarda in media la diretta. Il dato che mi incuriosisce di più è quello successivo. Con il terzo episodio, uscito lunedì 2 Novembre, il totale ha superato i 23 milioni di visualizzazioni. E se volete sapere cosa succede quando tutta quella gente vede un putt entrare, chiedetelo all’uomo che ha fabbricato il putter vincente.
Un birdie, un putter esaurito
Seconda buca di playoff, episodio due. Big John manda il drive in bunker. Grant Horvat, suo compagno, lo tira fuori dai guai. Tocca di nuovo a John, che impugna il suo Reaper Scythe, un putter con lo shaft attaccato in punta e la sagoma di una falce. Imbuca il birdie, manda al turno successivo la squadra di Ryan Ruffels e alza il Reaper al cielo.
Ed è qui che la storia prende una piega meravigliosa. Doug DeBerry, fondatore di Reaper Golf, ha raccontato a Yahoo Sports di aver dovuto silenziare di notte le notifiche degli ordini per riuscire a dormire. Martedì mattina i putter erano esauriti. Secondo la sua stima, metà del volume di vendite del marchio nel 2026 si è concentrata in una settimana. Aveva già procurato i materiali per l’anno prossimo. Ha finito pure quelli.
Diventerà di moda? Aspetto di vedere il primo amico presentarsi sul putting green con una falce e spiegarmi che l’ha scelta dopo un’attenta analisi del bilanciamento. Capirò benissimo. Ho visto anch’io quel playoff.
In tre episodi ho cambiato idea su un giocatore che guardavo da anni e ho imparato il nome di un putter che una settimana fa avrei lasciato sullo scaffale. Quanto a giovedì sera, sono già impegnato. Kisner sarà ancora in gioco? Non ne ho idea. Spero gli lascino il microfono acceso…sempre.