Scheffler contro i green

Scheffler contro i green.

Scottie Scheffler ha perso il Travelers Championship per un putt da 70 centimetri.

Letta così sembra una frase quasi ridicola. Il numero 1 del mondo, uno dei giocatori più dominanti dell’era moderna, battuto da una distanza più corta di un passo. Ma è proprio qui che la storia diventa interessante. Perché quel putt mancato nel playoff contro Viktor Hovland non è solo un errore. È il simbolo perfetto dell’unico vero punto debole rimasto nel gioco di Scheffler.

Il Travelers era finito a -21, con Scheffler e Hovland appaiati dopo 72 buche. Una settimana dopo lo U.S. Open, il PGA Tour era tornato nel mondo dei birdie facili, dei punteggi bassi e dei ferri tirati in asta. Nel playoff, Scheffler fa esattamente quello che Scheffler fa meglio: da 140 metri mette la palla a meno di un metro. Hovland non si fa pregare e replica imbucando il suo birdie. Scottie deve solo convertire un putt cortissimo per continuare il playoff.

Non entra.

Hovland vince. Scheffler perde. E il golf si ricorda di avere ancora un modo per renderlo umano.

Il problema non è che Scheffler putta male

Questa è la parte più importante: dire che Scheffler “non sa puttare” oggi sarebbe troppo facile e anche poco corretto.

Il suo putting è migliorato. Molto. Il problema è che tutto il resto del suo gioco è talmente superiore da rendere il putt l’unica vera zona d’ombra. Quando sei il migliore al mondo tee-to-green, quando domini con i ferri, quando domini il campo meglio di chiunque altro, non ti serve nemmeno diventare un grande puttatore. Ti basta diventare normale.

E quando Scheffler è diventato anche solo “normale” sul green, il sistema è quasi collassato.

Nel 2023 era 162° in Strokes Gained: Putting, perdendo 0,301 colpi a round sul field. In pratica regalava più di un colpo a torneo solo con il putter. Eppure era già il miglior ball striker del mondo.

Nel 2024, dopo il passaggio al TaylorMade Spider Tour X, sale al 77° posto, guadagnando 0,095 colpi a round. Nel 2025 arriva addirittura al 22° posto, con +0,382 colpi a round sul green.

La differenza tra il 2023 e il 2025 è enorme: 0,683 colpi a round.

Su quattro giri fanno 2,73 colpi a torneo.

Nel golf professionistico, quasi tre colpi non sono un dettaglio. Sono la differenza tra un piazzamento e una vittoria. Tra una grande settimana e un trofeo. Tra “Scheffler ha giocato bene” e “Scheffler ha vinto di nuovo, che noia”.

La vera domanda: quanto avrebbe già vinto?

Qui sta il punto provocatorio. Scheffler non è diventato dominante perché ha imparato a puttare. Era già dominante prima. Ha solo smesso di perdere abbastanza colpi sul green da tenere vivi gli altri.

Prima del cambio di putter, Scheffler aveva 6 vittorie in 113 partenze PGA Tour. Dopo il passaggio al mallet, la fotografia a inizio 2026 era quasi assurda: 14 vittorie in 38 eventi, un win rate vicino al 37%. Poi il 2026 ha aggiunto un dettaglio ancora più interessante: non un crollo, ma una serie di occasioni sfiorate, culminate nel playoff perso al Travelers contro Hovland.

In uno sport dove vincere tre volte in una stagione è già roba da campione assoluto, Scheffler ha iniziato a vincere con una frequenza quasi illegale. Non perché il putt sia diventato la sua arma principale, ma perché ha smesso di essere una zavorra.

E questo rende il putt sbagliato contro Hovland ancora più interessante. Non cancella il miglioramento. Lo rende più evidente. Il suo putting oggi è abbastanza buono da farlo dominare, ma resta la parte del gioco in cui può ancora succedere qualcosa di storto.

Il resto del gioco è quasi fuori scala

Per capire perché ogni errore sul green pesi così tanto, basta guardare i numeri del 2025. Scheffler ha guidato 28 statistiche ufficiali del PGA Tour. Ventotto. Non una, non cinque, non dieci. Ventotto.

Tra queste:

  • 1° in Strokes Gained: Total con +2,743
  • 1° in Strokes Gained: Tee-to-Green con +2,361
  • 1° in Strokes Gained: Approach con +1,291
  • 1° in Scoring Average con 67,99

Per dare un riferimento: il record storico più basso di scoring average appartiene a Tiger Woods, 67,79 nel 2000 e nel 2007. Quindi quando si dice che Scheffler sta entrando in territori da Tiger, non è romanticismo da social. Sono numeri.

Il suo gioco lungo è stabile, ripetibile, quasi industriale. Il putting, invece, è la parte più volatile del golf. Puoi essere il miglior giocatore di ferri del mondo per anni. È molto più difficile essere il miglior puttatore del mondo per anni. Il gioco sui green è più complesso, più instabile, più crudele.

Ed è proprio per questo che Scheffler resta battibile. Non spesso. Non facilmente. Ma battibile.

Non è un problema. È l’ultima speranza degli altri

Alla fine, la sconfitta del Travelers non cambia il giudizio su Scheffler. Resta il miglior giocatore del mondo. Resta il più completo. Resta quello con il vantaggio statistico più impressionante sul resto del Tour.

Ma quel putt sbagliato racconta una verità molto semplice: anche la macchina perfetta ha ancora un punto in cui può incepparsi.

Scheffler non ha più un putting disastroso. Ha un putting abbastanza migliorato da renderlo dominante, ma non ancora così superiore da chiudere ogni discussione.

Ed è una fortuna. Perché il golf ha bisogno che il numero 1 del mondo possa ancora perdere da meno di un metro. Ha bisogno che una buca possa rifiutare la palla. Ha bisogno che il miglior ball striker della sua epoca debba ancora affrontare la parte più fragile, nervosa e crudele del gioco.

Scottie Scheffler ha un solo vero avversario. E finché quel putt ogni tanto continuerà a tremare, il resto del mondo avrà ancora una possibilità.


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