Se Schopenhauer fosse vivo, ne sono certa, si godrebbe alla grandissima questa settimana golfistica dedicata al Players di Sawgrass: un appuntamento talmente tecnico da richiedere ai suoi protagonisti proprio quella volontà incessante, quel desiderio bruciante, quella sofferenza senza fine che per l’intellettuale di Danzica altro non sono che la base stessa dell’esistenza e della realtà. Ma oggi (purtroppo), con gli algoritmi a farla da padrone più che la filosofia, ci tocca gettare un occhio ai numeri che abbiamo a disposizione per costruirci un’idea più precisa di ciò che il Players richiede ai campioni per portarsi a casa il super titolo.
Innanzi tutto: molti fairway e molti green in regulation. Per dire: da quando il torneo è stato anticipato a marzo, tutti i passati campioni hanno sempre ricavato almeno il 62% dei loro Strokes Gained Total dal loro ball striking, vale a dire dal loro gioco lungo, se proprio vogliamo spiegarci alla bruttissima.
Ora: chi, se non Scottie Scheffler, è il re indiscusso, di questo settore? Non a caso, infatti, negli ultimi tre anni di Sawgrass, il texano “ballerino” è risultato primo nel numero dei Green in Regulation (ma guarda un po’!?!), nello scoring dei par 3 e, infine, ovviamente, primo pure negli Strokes Gained Ball Striking, quelli di cui parlavamo qualche rigo più su. Risultato? Due vittorie ottenute nel 2023 e 2024 e solo una (tristanzuola) top 20 nella passata edizione. Ma vabbè, una settimanella grigianzuola arriva pur per tutti, anche ai re del mondo.

Però… però attenzione, perché Scottie arriva a Sawgrass da una quattro giorni da dimenticare registrata a Bay Hill, dove ha chiuso addirittura 44simo nella statistica a lui tanto cara, quella degli SG Approach, quella cioè relativa alla precisione dei ferri al green, che invece, come anticipato, sarà fondamentale al Players.
Certamente da giovedì il numero 1 del mondo, all’inizio del torneo, sarà super pronto a dare il meglio ai nastri di partenza, anche se qualche segnale di stanchezza mentale ultimamente c’è stato: staremo a vedere se, da campionissimo qual è, saprà fare affidamento alla propria capacità di resilienza.
Sempre seguendo la scia dei numeri, chi invece parrebbe un giocatore interessante da seguire è Hideki Matsuyama, che a Sawgrass vanta il maggior numero di birdie o eagle per round negli ultimi cinque anni. In più, il giapponese ha dalla sua ben 4 top 10 negli ultimi 9 anni: nessuno c’è riuscito nello stesso periodo di tempo. Però anche qui abbiamo un però pesante come un macigno: se è vero che al Players conta in modo assai pesante il numero dei fairway centrati, beh, Hideki ha certamente lì il suo tallone d’Achille: in questa stagione è solo 125simo negli SG Off The Tee, quelli relativi alla precisione con il driver. Malino, dunque, come già ampiamente notato a Phoenix, dove, proprio a causa del tee shot, ha gettato alle ortiche il titolo.
Veniamo infine a Bhatia, l’eroe dell’Arnold Palmer Invitational: nel 2025 il 24enne era in testa al Players dopo 36 buche, ma nel weekend gli sono crollati i numeri relativi agli SG Off The Tee: l’americano ha centrato solo 14 piste su 28, il 50%, una percentuale troppo bassa per riuscire ad alzare il trofeo. Al contrario, la settimana scorsa a Bay Hill, dopo 62 buche di drive zingari, ha trovato una precisione dal tee che gli mancava da un paio di stagioni e, strano a dirsi, ha annientato il field nelle ultime 10 buche.
Infine, Rory McIlroy: ci sarà? Probabilmente sì, anche se il numero 2 del mondo si è dovuto ritirare dall’Arnold Palmer sabato mattina, dopo aver accusati spasmi muscolari alla schiena mentre era al driving range. Poche ore dopo lo stesso Rory era apparso più ottimista con i cronisti che gli chiedevano news sulla sua salute, quindi incrociamo le dita e speriamo di godercelo a Sawgrass, dove tra l’altro è il defending champion.