The Players: numeri, nervi, Sawgrass.
Ci sono tornei che si vincono con il talento. Altri con la forma del momento. Poi esiste il The Players Championship, dove spesso si vince semplicemente perché si è rimasti in piedi quando gli altri sono caduti.
Il TPC Sawgrass non è un campo da conquistare. È un campo che ti guarda negli occhi e ti chiede continuamente: sei sicuro di voler fare quella scelta? Pete Dye lo progettò così, come un labirinto mentale prima ancora che tecnico. L’acqua ovunque, le linee di gioco diverse da giocatore a giocatore, i green pieni di tranelli. E poi quella buca finale della domenica, la 17, che non è solo un par 3 ma una prova di nervi collettiva.
Qui il golf diventa teatro. Ed è per questo che, anche senza lo status ufficiale, The Players è diventato il quinto major del golf moderno.
Sawgrass, il campo che non si lascia dominare
Il TPC Sawgrass Stadium Course misura 7.352 yard, par 72, ma la distanza è l’ultima cosa che conta. Il field di quest’anno conta 123 giocatori, con 47 dei primi 50 del ranking mondiale presenti, e il taglio dopo due giri lascia nel torneo solo 65 giocatori e pari merito.
Da quando il torneo è tornato a marzo nel 2019, il campo ha mostrato un comportamento molto chiaro. Il punteggio medio si muove attorno a 72.2 colpi per round, leggermente sopra il par. Il vento costiero cambia continuamente le condizioni e la classifica resta spesso compressa. Negli ultimi anni il punteggio vincente si è mosso tra -10 e -18, ma quasi sempre con tornei decisi da uno o due colpi.
Sawgrass è il tipo di campo dove il leaderboard cambia in pochi minuti. Un birdie può diventare doppio bogey senza nemmeno capire come.
Il tee shot: qui il driver non comanda
Uno dei dati più interessanti del Players riguarda il tee shot. In un’epoca in cui molti campi del Tour sono diventati gare di potenza, Sawgrass continua a premiare la disciplina. La driving distance media qui è spesso sotto le 295 yard, una delle più basse tra i grandi tornei del calendario. Non perché i giocatori non possano tirare il driver, ma perché spesso scelgono deliberatamente di non farlo.
La percentuale di fairway colpiti resta attorno al 64%, leggermente sopra la media del Tour. Questo non significa che il campo sia facile. Significa che i giocatori accettano di perdere distanza per evitare i rischi.
L’acqua entra in gioco su 17 delle 18 buche e il campo è costantemente tra quelli con più penalità registrate durante la stagione. Qui il primo obiettivo non è creare birdie. È non creare disastri irrimediabili dal tee (come dimenticare il quadruplo bogey alla 18 di Adam Scott nel 2022).
Il vero torneo si gioca con i ferri
Se dal tee si cerca di restare in gioco, il Players si decide quasi sempre con i ferri. I green del TPC Sawgrass hanno una superficie media di circa 5.500 piedi quadrati, quindi più piccoli rispetto alla media del Tour. La percentuale di greens in regulation si aggira attorno al 63%, solo leggermente sotto la media del circuito, ma il vero problema non è colpire il green.
Il problema è dove colpirlo. Le false pendenze, le gobbe e le aree di raccolta fanno sì che un ferro lungo mezzo metro possa trasformare un birdie in un par molto complicato. Dal 2018 quasi l’80% dei giocatori che hanno chiuso in top 10 ha guadagnato almeno due colpi in SG Approach durante la settimana. La performance con un ferro in mano è la statistica che più di tutte separa i leader dal resto del field.
Intorno al green: il campo inizia a mordere
Quando si manca il green a Sawgrass raramente si trova un recupero semplice. Il campo è pieno di pot bunker profondi, mounds artificiali e green a panettoni molto veloci. Questo porta la percentuale di scrambling intorno al 58-60%, leggermente sotto la media del Tour.
Il putting diventa altrettanto delicato. I green in Poa Trivialis scorrono spesso oltre i 12 di stimpmeter, con pendenze che premiano chi controlla la distanza. La media dei putt per round si aggira attorno a 29, ma i tre putt non sono rari quando si finisce dalla parte sbagliata del green. In sostanza: il campo ti concede birdie, ma ti punisce molto più velocemente di quanto tu ti possa aspettare.
I favoriti secondo i numeri
Quando si analizzano le statistiche avanzate emergono alcuni nomi con un fit quasi perfetto per Sawgrass.
Il primo è inevitabilmente Scottie Scheffler. Il numero uno del mondo guida il modello statistico praticamente in tutte le categorie chiave. È primo per avg proximity to the hole, primo per SG Off-the-Tee sui campi dove il driver non è dominante, primo per SG Tee-to-Green in Florida e primo per SG Tee-to-Green sui campi progettati da Pete Dye. Nei contesti con acqua in gioco è anche top-3 nel field per ball striking, mentre nello scrambling da rough difficile è secondo assoluto. In pratica Scheffler combina controllo dal tee, precisione con i ferri e capacità di limitare gli errori. Su un campo come Sawgrass è una combinazione quasi perfetta.
Subito dietro emerge Collin Morikawa, probabilmente il giocatore più adatto tecnicamente a questo tipo di percorso. Morikawa guida il field per Good Drive Percentage con oltre l’88% di tee shot efficaci, è secondo per SG Approach su green piccoli e difficili e terzo per avg proximity. Quando il suo gioco di ferri è in ritmo diventa quasi chirurgico. Il vero punto interrogativo resta il putting su Poa, dove storicamente guadagna meno colpi rispetto ad altri specialisti.
Tra i profili più solidi del field c’è poi Russell Henley, che i modelli continuano a premiare per la sua disciplina strategica. Henley è secondo per Good Drive Percentage, primo nella metrica che penalizza gli errori dal tee sui campi con acqua e primo per Double Bogey Avoidance. In un torneo dove molti colpi vengono persi per penalità, la sua capacità di evitare errori gravi diventa un vantaggio enorme.
Molto alto nei modelli appare anche Si Woo Kim, che negli ultimi anni ha costruito un rapporto particolare con questo campo. Il coreano è sesto per avg proximity, quinto per SG Tee-to-Green in Florida (contesto completamente diverso a tutti gli altri stati USA) e secondo nella gestione delle penalità quando si manca il fairway. Non è sempre costante durante la stagione, ma quando il campo diventa tecnico tende a salire di livello.
Infine resta inevitabilmente Rory McIlroy, il campione in carica ed uscito acciaccato da problemi alla schiena all’Arnold Palmer dello scorso weekend. McIlroy non domina alcune statistiche specifiche come Scheffler o Morikawa, ma resta altissimo nelle metriche aggregate nei tornei più competitivi. È secondo nel field per SG Tee-to-Green sui campi di Pete Dye e secondo nella performance nei strong fields, una statistica che misura quanto un giocatore migliori quando il livello medio del field sale. Molto dipenderà dalle sue condizioni fisiche.
Gli outsider veri
Se si scava più in profondità nei dati emergono anche alcuni nomi meno evidenti ma molto interessanti.
Uno dei più intriganti è Denny McCarthy, che compare sorprendentemente nella top-10 del modello grazie soprattutto al putting. McCarthy è secondo nel field per SG Putting su Poa Trivialis, quarto per 3-putt avoidance e undicesimo per avg proximity. In un torneo dove i green possono diventare una trappola, il suo vantaggio con il putter può fare la differenza.
Un altro nome da osservare è Lucas Glover, uno dei giocatori più solidi nel controllo dal tee negli ultimi due anni. Glover è top-10 per SG Tee-to-Green sui percorsi di Pete Dye, ottavo per Good Drive Percentage e top-10 per SG Approach su green difficili. Non è spettacolare, ma su un campo dove il controllo conta più della potenza può diventare molto pericoloso.
Tra i nomi ancora più nascosti spunta Andrew Novak, che emerge nei modelli grazie alla sua performance sui campi con molta acqua in gioco. Novak è top-15 per SG Tee-to-Green nei campi con ostacoli dominanti e top-20 nello scrambling da rough difficile.
Infine c’è Eric Cole, uno dei giocatori più creativi intorno al green del circuito. Cole è top-10 per SG Around-the-Green su superfici difficili e top-15 per scrambling da rough pesante, due statistiche che spesso diventano decisive quando il vento aumenta durante il weekend.
Il momento in cui Sawgrass decide tutto
Alla fine però il Players resta diverso da qualsiasi altro torneo. Puoi arrivare alla domenica con il miglior iron play della settimana. Puoi guidare il field in strokes gained. Puoi essere il giocatore più solido del leaderboard.
Ma poi arrivi alla buca 17. Una piccola piattaforma verde circondata dall’acqua, 137 yard di distanza, milioni di persone davanti alla televisione e il silenzio più pesante del golf.
Ed è lì che il Players ricorda a tutti una cosa molto semplice. Il golf è diventato uno sport di numeri. Ma a Sawgrass, quando conta davvero, è ancora uno sport di nervi.