C’è un momento, nel golf giovanile, che a volte può diventare più pesante di un brutto score.
Non è il triplo bogey alla buca 3.
Non è il putt corto mancato alla 17.
È quello sguardo abbassato, la sacca sulle spalle, il silenzio di un genitore dopo il giro.
Una gara andata male non è mai solo una gara andata male. Per un giovane atleta potrebbe rappresentare una minaccia all’autostima, alla motivazione e al senso di competenza. Per un genitore, invece, è spesso un momento critico, perché il desiderio di aiutare si scontra con emozioni forti, aspettative e, talvolta, frustrazione.
È importante che un genitore sia a conoscenza del fatto che ciò che accade nelle ore immediatamente successive alla gara, a partire dal viaggio di ritorno, ha un impatto significativo sullo sviluppo emotivo e sportivo del bambino o dell’adolescente.
Perché il “dopo gara” è un momento importante?
Il golf è uno sport individuale, lento, esposto.
Non c’è un compagno che copre l’errore.
Ogni colpo resta nella testa, uno dopo l’altro.
Dal punto di vista della psicologia dello sport, il golf amplifica:
- autocritica,
- senso di colpa,
- paura del giudizio.
Dopo un giro negativo, il giovane golfista è emotivamente scoperto.
E il genitore diventa, volente o nolente, lo specchio attraverso cui il ragazzo interpreta la giornata.
Numerosi studi sull’Achievement Goal Theory e sulla Self-Determination Theory (Deci & Ryan) dimostrano che i giovani atleti sviluppano motivazione duratura quando si sentono:
- competenti,
- autonomi,
- sostenuti emotivamente.
Dopo una sconfitta o una prestazione deludente, questi tre bisogni psicologici sono particolarmente vulnerabili.
Per questo il comportamento del genitore diventa uno strumento che può rafforzarli… oppure comprometterli.
COSA FARE NEL POST GARA?
1. Regolare le proprie emozioni prima di intervenir
Se sei teso, deluso o irritato, tuo figlio lo percepisce prima ancora che tu parli, perché il linguaggio non verbale pesa più delle parole.
Il miglior inizio non è un commento tecnico.
È uno stato emotivo stabile, per questo il primo lavoro non è sul/sulla figlio/a, ma su se stessi.
Rabbia, delusione o imbarazzo sono emozioni comprensibili, ma un genitore emotivamente reattivo aumenta lo stress dell’atleta.
2. Il punteggio NON è tuo/a figlio/a
Dal punto di vista psicologico, uno degli errori più dannosi è far coincidere il valore personale con il risultato.
Nel golf lo score è lì, scritto nero su bianco. Ma quel numero non definisce il valore dell’atleta.
Se questo concetto è importante insegnarlo ogni giorno agli atleti, l’ho è ancora di più per i genitori, che avete un ruolo chiave: educativo e di crescita.
Consiglio: Sostituisci il giudizio con la presenza
3.Validare l’emozione, non il risultato
Un giro brutto fa male. Punto.
La validazione emotiva è uno strumento potente. Significa riconoscere ciò che il figlio prova, senza minimizzare né giudicare.
Non serve dire:
- “Capita a tutti”
- “Non è successo niente”
Meglio:
“So che sei arrabbiato. Ci sta.”
Quando l’emozione viene accolta, il cervello smette di combatterla.
E solo allora può lasciarla andare.
4. Niente analisi buca per buca
“Alla 5 dovevi giocare ferro.”
“Alla 12 hai forzato il driver.”
Non adesso. Subito dopo il giro, il cervello del golfista è in modalità difesa. L’analisi tecnica in quel momento non migliora il gioco, peggiora solo il ricordo della gara.
Il ruolo del genitore non è quello dell’allenatore, ma di “regolatore emotivo” in quel momento
5. Fai domande che aprono, non che chiudono
Se tuo figlio vuole parlare, ascolta.
Se non vuole, rispettalo.
Evita domande che possono essere dannose, per esempio:
- “Perché hai sbagliato così tanto?”
COSA NON FARE dopo un giro sopra le aspettative (in negativo)
1) Non confrontarlo con altri/e ragazzi/e
Nel golf il confronto è ovunque: classifiche, handicap, score. Se lo aggiungi anche tu, stai dicendo:
“Vali solo se sei meglio degli altri.”
E questo distrugge la motivazione interna.
2) Non usare il silenzio come punizione
Il silenzio freddo in macchina è uno dei ricordi più dolorosi per molti ex golfisti. Il messaggio implicito è:
“Quando giochi male, sei solo.”
3) Non vivere il giro come se l’avessi giocato tu
Se soffri più di lui, lui giocherà per proteggerti. E un golfista che gioca per non deludere…non è mai libero di swingare e divertirsi.
Per concludere, ti dico che un brutto giro non rovina un percorso. Ma un brutto “dopo giro” può farlo.
E il messaggio più potente che puoi lasciare a tuo figlio, dopo un brutto score, è questo:
“Io sono con te. Anche quando in campo le cose non vanno.”
#samanthabernardi
#golfpsychology