La routine di allenamento sul putting green prima di una gara non dovrebbe essere considerata una semplice fase di riscaldamento, ma un vero e proprio processo di preparazione alla prestazione. Avere una buona routine significa avere una serie di esercizi che ci consentano di essere pronti sia tecnicamente che mentalmente per performare una volta in campo.
Questa deve essere breve, strutturata e specifica. Non è il momento per modificare il gesto tecnico o cercare soluzioni a errori emersi durante la preparazione.
Il suo obiettivo principale, infatti, è permettere al giocatore di arrivare alla prima buca con sensazioni positive, informazioni chiare sui green e una condizione mentale già attivata/concentrata. È una serie di movimenti e azioni posti in una sequenza ben precisa, è ciò che dice al nostro cervello di essere in gara.
È una calibrazione, e per far sì che questo avvenga, il giocatore deve sviluppare un buon controllo in: percezione della velocità, controllo della distanza, direzione e capacità di leggere le pendenze.
Come strutturare una corretta Routine
La sequenza di allenamento è soggettiva; la cosa importante è che SIA SEMPRE LA STESSA, affrontando tutti gli step sempre nello stesso modo:
1. Calibrazione della velocità
Capire e adattarsi alla velocità del green. È utile iniziare con putt di diversa lunghezza, con o senza buca. L’obiettivo è sviluppare una prima mappa percettiva della velocità attraverso il controllo della distanza.
Esempi:
Si possono eseguire putt da 5, 8, 10 e 15 metri, alternando le distanze e osservando soprattutto quanto rotola la palla in più o in meno del previsto. Questo permette di adattare rapidamente la forza del colpo alle condizioni del green.
2. Controllo della direzione
Direzione di partenza. In questo caso c’è chi si dedica ad una piccola e breve sessione di tecnica, replicando l’esercizio più adatto a dare buone sensazioni. Altri giocatori, invece, prediligono esercizi più semplici esclusivamente incentrati al rotolo della palla (come il gate dril).
In questa fase il volume deve rimanere contenuto: non si cerca la perfezione tecnica, ma una conferma della qualità del contatto e della direzione iniziale.
3. Green reading
Una parte importante della preparazione deve essere dedicata alla lettura. Il giocatore dovrebbe osservare alcuni putt da differenti prospettive, valutando pendenza, velocità e punto di ingresso.
È importante utilizzare la stessa procedura che verrà adottata durante la gara. La routine pre-gara deve infatti preparare non solo il gesto, ma anche il processo decisionale.
4. Performance Putt
Nella fase finale è utile simulare alcune situazioni reali: putt da 1,5-2 metri, putt medi e lunghi putt. L’obiettivo è trasferire progressivamente il lavoro tecnico in una condizione simile a quella della gara.
Gli ultimi colpi è consigliabile vengano eseguiti utilizzando la routine pre-putt completa, compresa visualizzazione, allineamento, respirazione e approccio alla palla.
CONCLUSIONE
Una routine efficace prima della gara non deve essere lunga, ma deve essere specifica e ripetibile. Il giocatore deve uscire dal putting green con tre certezze: conoscere la velocità del green, percepire il proprio controllo della distanza e sentirsi pronto a eseguire la propria routine.
L’obiettivo non è quindi “allenarsi” prima della gara, ma preparare il sistema alla prestazione. La qualità della routine si misura dalla capacità di trasformare il tempo disponibile sul putting green in fiducia, informazioni e prontezza competitiva.