La prima vera domanda che ogni golfista si porta in campo, alla fine dell’off season, è principalmente una:
“riuscirò a portare in campo tutti i miglioramenti che ho raggiunto ?”
È una domanda legittima. Perché l’off season è, per sua natura, un periodo di modifica, apprendimento, costruzione e miglioramento.
Si lavora sulla tecnica, sulla preparazione fisica, su aspetti mentali e personali. Si investe tempo senza avere immediatamente il riscontro della performance reale.
Dopo mesi di lavoro, emerge un bisogno naturale: giocare.
Ma il campo, si sa, è un ambiente diverso dal campo pratica. Più complesso. Più imprevedibile. Più esposto.
Ed è proprio in campo che avviene la vera transizione: dal miglioramento allenato al miglioramento espresso.
Dopo un periodo lontano dalla competizione o dal gioco continuo, emerge una sensazione chiara, quasi fisiologica:
sono stato fermo abbastanza, ora voglio giocare.
Questo impulso è positivo. È il segnale che il sistema motivazionale è attivo e orientato all’azione. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, questa fase richiede equilibrio. Il desiderio di tornare a performare può facilmente trasformarsi in urgenza di dimostrare. E quando l’obiettivo diventa dimostrare, l’attenzione si sposta dal processo al risultato.
Il cervello, in condizioni di urgenza, aumenta il controllo cosciente del movimento. Questo interferisce con gli
automatismi, riducendo fluidità ed efficienza. Il paradosso è evidente: più il giocatore vuole verificare
rapidamente i miglioramenti, più rischia di impedirne la libera espressione.
Proprio per questo oggi voglio presentarvi due errori da evitare se volete affrontare al meglio il ritorno alla competizione.
1) L’errore comune: il campo non è un test. È una fase di integrazione
Uno degli errori più comuni è considerare le prime uscite come una verifica definitiva del lavoro svolto.In realtà, dal punto di vista neuropsicologico, il campo rappresenta una fase di integrazione. Il sistema nervoso deve riadattarsi a variabili che in allenamento sono meno presenti: pressione, contesto, conseguenze.
Proprio per questo talvolta le sensazioni potrebbero non essere immediatamente stabili. Alcuni colpi potrebbero non riflettere pienamente il lavoro fatto.
Questi sono solo alcuni degli aspetti per cui è importante strutturare, quella che io definisco, “un’esposizione progressiva”. Una fase quest’ultima che non inizia solo il giorno della prima gara ma prima, perché quando il miglioramento esiste, ha bisogno di essere reintegrato nel contesto reale gradualmente e progressivamente affinché venga consolidato.
2) L’errore più rischioso: aspettarsi risultati che non corrispondono al processo
Esiste un aspetto particolarmente critico, spesso sottovalutato. Non tutti i giocatori affrontano l’off season in modo strutturato e costante. Eppure, al ritorno in campo, molti si aspettano di ritrovare lo stesso livello di performance. Alcuni si aspettano persino di fare meglio, fissando obiettivi immediatamente ambiziosi.
Questo crea una discrepanza tra realtà e aspettativa.Dal punto di vista psicologico, questa discrepanza genera frustrazione, perdita di fiducia e aumento del controllo cosciente sul gesto. Il movimento diventa meno automatico, meno fluido, meno efficiente e la probabilità di errore aumenta.
Perché accade questo?
Non mi stancherò mai di ripeterlo: “Più penso, meno agisco”. Con questa frase faccio riferimento al fenomeno noto come paralysis by analysis.
Le abilità complesse, come lo swing, vengono eseguite in modo ottimale quando sono gestite da sistemi automatici, non dal controllo cosciente. Quando inizi a “pensare troppo”, attivi la corteccia prefrontale, responsabile del controllo volontario. Questo interferisce con i programmi motori automatizzati, rendendo il movimento: più lento, meno fluido, meno preciso.
Aspettarsi più di quanto si è costruito espone il giocatore a una percezione di fallimento che non riflette la sua reale condizione, ma solo una valutazione non allineata al percorso svolto.La priorità non è dimostrare. È permettere al lavoro di emergere
Il miglioramento tecnico e mentale non scompare. Ma ha bisogno delle giuste condizioni per emergere:
• tempo di riadattamento
• riduzione del giudizio immediato
• focus sull’obiettivo, non sul risultato
• accettazione della variabilità iniziale
Quando il giocatore si concede questa fase, il sistema nervoso riattiva progressivamente gli automatismi. La fiducia non ritorna perché il giocatore la pretende. Ritorna perché il cervello riconosce nuovamente stabilità e prevedibilità.
La differenza, all’inizio della stagione, è tra chi rispetta il processo e chi pretende il risultato prima che il processo sia completo.
E tu come affronti questa fase?
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