Quando organizzi un golf trip, prima o poi arriva anche questa domanda: prendo il golf cart o cammino?
Sembra una scelta secondaria, ma in realtà può cambiare parecchio l’esperienza sul campo.
Perché una cosa è giocare il solito giro nel club vicino a casa. Un’altra è trovarti in viaggio, magari con più campi da giocare in pochi giorni, temperature diverse dal solito, percorsi collinari o trasferimenti lunghi tra una buca e l’altra.
La risposta quindi non è sempre “sì” o “no”. Dipende dal campo, dal clima, dal tipo di viaggio e anche da quanto vuoi goderti il percorso.
Camminare resta il modo più bello per vivere un campo
Partiamo da una cosa semplice: se il campo lo permette, camminare resta il modo più autentico per giocare a golf. Ti godi meglio il paesaggio, senti di più il ritmo del percorso e hai il tempo di leggere buche, pendenze e linee di gioco.
Su alcuni campi, soprattutto links o percorsi storici, il golf cart quasi stona. Camminare fa parte dell’esperienza. Pensa a certi campi in Scozia, Irlanda o anche in Portogallo: vento, fairway naturali, green aperti. In quei casi il bello è proprio attraversare il campo passo dopo passo.
Se sei in un golf trip dove vuoi vivere davvero il percorso, e non solo “fare 18 buche”, camminare può essere la scelta migliore.
Quando il golf cart diventa una scelta intelligente
Detto questo, ci sono situazioni in cui il golf cart non è comodità: è buon senso.
Se giochi in destinazioni calde, come Spagna del sud, Grecia, Marocco, Dubai o certe zone degli Stati Uniti, camminare 18 buche può diventare pesante, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Il rischio è arrivare alla 13 già scarico e giocare le ultime buche solo per sopravvivere.
Stesso discorso per i campi molto collinari o con grandi distanze tra green e tee successivo. Ci sono percorsi in cui il cart ti permette semplicemente di gestire meglio energie e tempi.
E se stai facendo un viaggio con tre o quattro campi in pochi giorni, avere il golf cart almeno in alcune giornate può aiutarti a non arrivare distrutto all’ultima giornata.
Non tutti i campi sono pensati per camminare
Questo è un punto che molti non tengono in considerazione. Ci sono campi nati per essere giocati a piedi, e altri progettati quasi pensando al cart.
Nei resort moderni, soprattutto fuori dall’Europa, le distanze tra una buca e l’altra possono essere enormi. Magari finisci il green della 6 e il tee della 7 è a cinque minuti di strada, come mi è successo ultimamente all’Aphrodite Hills a Cipro. A piedi diventa una perdita di tempo e anche una fatica inutile.
Negli Stati Uniti, ad esempio, in molti campi il golf cart è praticamente parte dell’esperienza. In altri casi è addirittura obbligatorio o fortemente consigliato per mantenere il ritmo di gioco.
Quindi prima di partire conviene sempre controllare una cosa: il campo è walkable oppure no?
Sembra un dettaglio, ma ti cambia la giornata.
Il cart può aiutarti, ma può anche toglierti qualcosa
Il golf cart è comodo, veloce e pratico. Però ha anche un lato negativo: a volte ti fa vivere meno il campo.
Ti sposti più rapidamente, ti fermi meno, guardi meno il terreno. E nel golf, soprattutto quando giochi campi nuovi, camminare ti aiuta a capire meglio pendenze, vento, distanze e visuali.
Con il cart rischi di giocare un po’ più “a scatti”: colpo, cart, palla, colpo. Funziona, certo. Ma su certi percorsi perdi un pezzo dell’esperienza.
Per questo, secondo me, la scelta migliore è legata al tipo di campo. Se sei in un links panoramico e camminabile, meglio a piedi. Se sei in un resort collinare, caldo e con trasferimenti lunghi, meglio cart senza troppi sensi di colpa.
Quanto incide sul costo del viaggio
Altro punto pratico: il golf cart spesso non è incluso nel green fee. E se stai giocando più round, il costo può pesare.
In alcuni paesi il prezzo è ragionevole, in altri può essere abbastanza alto. Se viaggi in coppia e il cart si divide in due, ci sta. Se invece giochi da solo, può diventare una spesa extra non banale.
Quando fai il budget del golf trip, non guardare solo il green fee. Controlla sempre se cart, trolley, driving range e altri servizi sono inclusi o meno. A fine viaggio, questi dettagli fanno differenza.
Quindi: golf cart sì o no?
La mia regola è semplice: cammina quando il campo merita di essere vissuto passo dopo passo, prendi il cart quando ti aiuta a goderti meglio il giro.
Se il cart ti permette di arrivare fresco alla 18, giocare meglio e non rovinarti la giornata, allora sì, conviene. Se invece lo prendi solo per abitudine su un campo perfetto da camminare, forse ti stai perdendo qualcosa.
Alla fine, nei golf trip l’obiettivo non è dimostrare niente a nessuno. È vivere il campo nel modo migliore possibile.
E a volte il modo migliore è con la sacca in spalla. Altre volte, molto più semplicemente, è con un cart, una bottiglietta d’acqua e la voglia di godersi il viaggio.
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