PGA Tour e PIF, la musica non cambia
The song rimanes the same é uno dei capolavori dei Led Zeppelin, brano contenuto nell’album House of the holy, pubblicato nel 1973.
Oggi, mentre la stavo ascoltando, mi sono reso conto di quanto il titolo fosse calzante per descrivere lo stato dell’arte di una trattativa che é giunta ormai al ventunesimo mese senza che alcuno dei termini via via stabiliti per il suo epilogo siano stati rispettati.
Persino Donald Trump ha cercato di dare impulso al completamento del percorso, organizzando alla Casa Bianca un breve incontro tra i rappresentanti dei due schieramenti e ricevendo per questo il ringraziamento di John Daly:
“…ringrazio Dio che ‘Daddy’ Trump sia stato coinvolto, perché voglio che la cosa venga risolta”
“Perché ho amici sia sul PGA Tour che sulla LIV Golf, e desidero che tutti loro giochino. I giocatori migliori hanno bisogno di giocare”.
Ma, a fronte di un romantico John Daly, abbiamo un pragmatico Adam Scott.
L’australiano ha partecipato alla riunione nella Stanza Ovale, nella sua qualità di Player Director membro del PGA Tour Policy Board, e ne é uscito con una visione chiara della situazione, come ha spiegato nel corso delle interviste a margine del The Players Championship:
“Essere alla Casa Buanca nella Stanza Ovale ed assistere a tutto ciò che accade a Washington é stata un’esperienza incredibile, ma si è trattato di un qualcosa per cui non ho sentito il bisogno né la necessità di spenderci altro tempo”
“E, veramente, il Presidente aveva cose molto più importanti su cui concentrarsi, ed io l’ho spronato a fare tutto ciò che era possibile per la sicurezza di tutti dopo il nostro incontro”.
Diciamo che da queste frasi si può percepire il peso reale dell’intervento di Trump.
Ma la parte più interessante dell’intervista di Scott é un’altra.
Alla inevitabile domanda sullo stato del negoziato, il Masters Champiom 2013 ha risposto in modo molto chiaro:
“Credo che l’intoppo più grande sia nel come noi vediamo il futuro del più alto livello del golf competitivo”
“Il prodotto LIV ed il prodotto PGA Tour funzionano in modi molto diversi”
“Così, io credo che la vera sfida consista nell’immaginare come i due prodotti possano unirsi e ci sia veramente una riunificazione, che é ciò a cui tutti aspirano”.
Scott ha poi proseguito con altre affermazioni di tenore simile, ma il succo del discorso é questo.
Ciò che é sotto gli occhi di tutti é l’autonomia dei due Tours, che proseguono su percorsi netti e ben distinti.
L’incontenibile desiderio di unità di cui parla Adam Scott sembra invece essere tenuto nascosto molto bene.
Ma forse sono io che sono poco attento.