Tommy Naccarato e il “Miracolo” di Maggie Hathaway: Quando il Golf ti Salva la Vita
Il PgaTour tornerà al Riviera per il Genesis Invitational, un signature event da 20 milioni di dollari.
A Pacific Palisades, dove l’anno scorso gli incendi californiani fecero vittime e distruzione. Tutto assolutamente evitabile, frutto del dolo, ma anche della disattenzione.
Questa è la storia di quel periodo, che mi ha colpito di più e che racconta di solidarietà e resilienza.
Dal primo tee del Maggie Hathaway Golf Course, un piccolo ma leggendario percorso municipale nel sud di Los Angeles, la vista è di quelle che riconciliano con il mondo: lo sguardo corre verso nord, oltre le pieghe verdi di Griffith Park, fino a toccare le lettere bianche della scritta Hollywood.
Per Tommy Naccarato, quel panorama non è solo estetica; è il simbolo di una vita intera dedicata alla terra, all’erba e al disegno dei campi da golf.
Un anno fa, Tommy si trovava proprio lì. Non per giocare, ma per ricominciare. Era il suo primo giorno di lavoro dopo un ictus devastante che lo aveva tenuto in ospedale per un mese, privandolo temporaneamente della capacità di camminare e parlare. Tommy non è un uomo qualunque nel settore: è il braccio destro, il “coltellino svizzero” dei celebri architetti Gil Hanse e Jim Wagner.
Quel giorno, il suo compito era segnare gli alberi per l’imminente ristrutturazione del percorso.
Mentre leggeva i disegni del progetto, Tommy alzò lo sguardo e vide una colonna di fumo nero. In pochi minuti, un avviso d’emergenza sul cellulare confermò il peggio: un incendio stava divorando Pacific Palisades, il quartiere dove viveva.
Mentre i golfisti di tutto il mondo seguivano le gesta dei campioni a Torrey Pines per il Farmers Insurance Open, Tommy si trovava imbottigliato nel traffico, cercando disperatamente di raggiungere casa. Non ci riuscì. Le strade erano sigillate. Quando una settimana dopo ebbe il permesso di tornare, non trovò più nulla. La sua casa era cenere. La sua chiesa era cenere. Insieme a loro, erano spariti i simboli della sua passione: 12 chitarre da collezione, memorabilia di leggende del rock e, soprattutto, la sua biblioteca di oltre 500 libri rari di golf. Tra questi, una copia del 1979 di “The World Atlas of Golf”, il libro che lo aveva fatto innamorare dell’architettura dei green quando era ancora un giovane elettricista.
Nel bilancio di un incendio che ha distrutto 16.000 strutture, il golf potrebbe sembrare un dettaglio marginale. Ma per Tommy, il golf era l’unico appiglio rimasto.
Il progetto del Maggie Hathaway era speciale.
Fondato nel 1962 e intitolato all’attivista che lottò contro la segregazione razziale nei campi pubblici, questo percorso a 9 buche (par 3) è il “cuore pulsante” del golf accessibile. Mentre Hanse e Wagner firmano campi da centinaia di dollari a giro, qui hanno lavorato per restituire dignità a un luogo dove il green fee costa solo 9 dollari.
Nonostante la fatica fisica, l’instabilità nel camminare e le parole che a volte faticavano a uscire, Tommy non ha saltato un giorno di cantiere. Supportato dalla solidarietà della comunità golfistica internazionale — che tramite il portale GoFundMe ha raccolto quasi 80.000 dollari per aiutarlo a ripartire — Tommy ha riversato ogni energia residua nel ridisegnare i bunker e migliorare i contorni dei green del “Maggie”.
Oggi, il percorso ha riaperto i battenti (marzo 2024). È un gioiello rinnovato: l’erba è perfetta, i contorni sono sottili e tecnici come quelli di un major, ma lo spirito rimane quello di un campo per tutti.
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