In un libro che sto divorando, mi sono imbattuta in una frase che mi ha illuminato. E la lampadina si è accesa non solo sul golf, ma anche e soprattutto sulla vita che, arrancando passo dopo passo, tutti cerchiamo di portare avanti ogni giorno alla bell’è meglio.
Or dunque, eccovi qua le parole in questione che ovviamente ho sottolineato e ricopiato sulla mia agenda personale: “Il furto più spaventoso è quello che distrugge la speranza”.
Ora, vi chiederete cosa ci azzecchi tutto questo col golf, visto che invece l’aggancio con la nostra esistenza è talmente evidente da non doverlo neppure spiegare.
Beh, c’entra anche col golf, perché troppe volte ognuno di noi, mentre swinga in campo imprecando contro se stesso magari per avere sbagliato un colpo che pareva semplice, perde in un batter di ciglia la speranza di poter portare a casa una buona prestazione.
Ora, al di là del fatto che un colpo mancato non significa nulla all’interno di un lunghissimo giro fatto di 18 buche imprevedibili dal momento che ciò che realmente conta è sempre e solo ciò che si riuscirà a combinare con il prossimo tiro, so benissimo (avendolo provato sulla mia pelle un miliardo di volte) che comunque la speranza o la fiducia -chiamatele come preferite- sono facilissime da perdere e assai complicate da recuperare.
Allora, eccomi qua a regalarvi una statistica fresca, fresca che arriva dal Pga Tour capace di rinfrancare le nostre anime golfistiche acciaccate e magari anche in grado di sollevarci il morale: dunque, sul circuito statunitense, da 160 yards, ovvero da 144 metri circa dalla bandiera, la media dei colpi necessari per chiudere la buca è di 2,98. Circa 3, per farla più facile.
Ora: vi racconto tutto questo, perché, tenendo a mente questi numeri, diventa più facile gestire le proprie aspettative e contemporaneamente scegliere gli obiettivi più corretti.
Tradotto: se da 144 metri o giù di lì, riusciamo a chiudere la buca in 3 colpi, in quell’istante preciso stiamo giocando come un pro medio del Pga Tour. Mica pizza e fichi, eppure non ce ne accorgiamo mai realmente.
Se poi, invece, ce ne servono 4, poco male, perché comunque dobbiamo ricordare a noi stessi che siamo degli amateur con un handicap che ci sostiene nel gioco.
Quindi, d’ora in poi, quando da 160 yards riuscirete a chiudere in 3 colpi, datevi una pacca sulla spalla, fatevi da soli i complimenti e in un attimo la speranza tornerà a illuminare il vostro round (e comunque non fatevela più scippare da un colpo sbagliato, perché pure i pro sbagliano continuamente).