Le (tradizionali) controversie dello U.S. Open

Le (tradizionali) controversie dello U.S. Open

Una delle caratteristiche ditstintive dello U.S. Open é, da sempre, il sorgere di controversie tra i giocatori e la USGA che, se da una parte rappresentano la nota stonata nella settimana dell’Open nazionale degli Stati Uniti, dall’altra mettono ulteriore “pepe” su di un torneo già di per se impegnativo.

E l’edizione 2026 non é stata da meno rispetto alle precedenti.

Partiamo da una comunicazione ricevuta giovedì da tutti i partecipanti.

Come sappiamo, il set up dei percorsi degli Open é da sempre il primo casus belli contro la USGA (ha fatto storia il gesto di protesta di Phil Mickelson nel 2018 contro la velocità dei greens, NDR), e a Shinnecock le cose non sono andate diversamente.

Ma, a volte, il rischio di andare oltre i limiti é dietro l’angolo, e così la USGA, a fronte della possibilità dell’arrivo di forti venti (oltre le 40 miglia all’ora), ha avvisato i giocatori che i greenkeepers avrebbero provveduto ad annaffiare (leggermente) i greens tra la giornata di giovedì e quella di venerdì, al fine di impedire che lo stimp rating raggiungesse valori ingestibili.

(fonte USGA)

Passiamo oltre e arriviamo a Padraig Harrington (past champion 2008).

Se avete visto i video del rough di Shinnecock, capirete perché l’irlandese ha voluto (ri)aprire la polemica sul cambio di una regola datato 2019, e cioé quello del taglio del tempo di ricerca della palla.

Secondo Harrington la motivazione dietro la modifica era sbagliata:

“Dunque, loro hanno cambiato la regola perché i giocatori amateur impiegavano 9/10 minuti invece di cinque”

“E così hanno pensato che, dato che impiegavano il doppio del tempo, di diminuirlo a tre minuti, cosicché avrebbero probabilmente cercato la palla per cinque”

“E’ un problema degli amateurs cercarla per 5 minuti. Noi professionisti cerchiamo tutti la palla per tre minuti”

“Sapete, nel momento in cui arriviamo nella zona di ricerca, il mio caddie fa partire il cronometro, e questo é tutto”.

Direi che stiamo parlando di una discussione sui principi, dato che nei tornei di questo livello, i professionisti sono supportati anche da un nutrito numero di forecaddies che, per esempio, indicano loro DOVE cercare la palla, cosa che a noi amateurs é preclusa.

Dopodiché, é innegabile che, come io stesso vedo spesso, molti di noi hanno l’orologio rotto quando sono in cerca della loro palla.

Veniamo ora a Joaquin Niemann.

Il giocatore cileno é incappato in una disavventura alla buca 6 del primo giro, che gli é costata parecchio, considerando che ha chiuso il suo primo round in 78 colpi.

Due drives sparati fuori limite ed il resto della buca giocato all’insegna del nervosismo lo hanno portato a segnare un 9 sul par 4 di 484 yards che, putroppo, é divenato un 11 a causa dei due colpi di penalità attribuitegli dagli officials della USGA.

Il motivo é stato che Niemann, dopo aver effettuato il suo sesto colpo dal rough ha lanciato rabbiosamnete il bastone, mettendo in essere quello che viene definito serious misconduct.

I professionisti hanno una grande responsabilità sotto questo punto di vista, perché le loro reazioni sono sotto gli occhi di tutti, e qundi mi domando perchè lo stesso metro non sia stato usato il giorno dopo con Jon Rahm, che ha allegramente preso a “calcetti” il suo driver scendendo dal tee della buca 16?

Chiudo con quella che più che una controversia, é un punto si cui discutere.

Lungo tutte le giornate di gara, é stato possibile osservare un’affluenza di pubblico inferiore alle aspettative, trattandosi oltretutto di un Major.

Molte tribune hanno presentato ampi spazi vuoti, fatto che non è sfuggito ai giocatori, come Windham Clark che dopo il suo giro di sabato, dove era nel team dei leaders, ha detto che il numero di spettatori che assistevano era quello che di solito vede quando si trova in cinquantesima posizione.

La motivazione principale di tutto ciò é legata ad una decisione della USGA, che ha voluto privilegiare la location del torneo rispetto all’affluenza del pubblico (e relativo incasso).

Come riportato da Mirror US Sports, la USGA ha dichiarato una media tra i 21 ed i 27mila spettatori nelle giornate di gara, il che vuol dire circa 15mila in meno rispetto all’edizione dell’anno scorso ad Oakmont.

Sempre la USGA ha anche sottolineato che la location é anche abbastanza scomoda (Shinnecock é a due ore di treno da New York), fatto che sicuramente scoraggiato molti fans.

Ma, nonostante l’evidente perdita di incassi, Mike Whan, CEO della USGA, sostiene la linea del trade off tra meno spettatori e spettacolarità dell’evento (frutto del mix ta location, field e organizzazione delle varie esperienze per i fans).

Personalmente, la formula non mi convince.


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