Ryan Fox ha scritto una pagina indimenticabile nella storia del golf neozelandese vincendo The 154th Open Championship al Royal Birkdale con un finale al cardiopalma. Il 39enne di Auckland ha chiuso a -10 (270), superando di una lunghezza l’americano Cameron Young imbucando il putt per il birdie all’ultima buca da circa 3 metri. Il neozelandese, entrato nel round finale a due colpi dalla vetta, ha saputo accendersi nel momento decisivo: quattro birdie nelle ultime sei buche, due colpi superbi alla 18 e un putt vincente che gli ha permesso di sollevare la Claret Jug. Con questa vittoria Fox diventa il secondo kiwi a vincere l’Open dopo Bob Charles nel 1963, coronando un sogno inseguito per tutta la carriera. Per l’azzurro Francesco Molinari un torneo solido che si è concluso al 46° posto con 280 colpi (par). Il torinese ha girato 67-69-72-72, confermando una buona forma sul links ma senza riuscire a inserirsi nella lotta per le posizioni di vertice nel week end. Buona prestazione, con un gioco solido soprattutto nei primi due giri. Francesco Laporta, invece, non ha superato il taglio dopo un 74-75.
La giornata finale è stata ricca di colpi di scena. Cameron Young ha firmato un 64 (-6) che lo ha portato in clubhouse a -9, restando in testa per diverse ore. Scottie Scheffler (campione uscente) e Tommy Fleetwood, beniamino del pubblico di casa, hanno provato l’assalto, così come Sam Burns, leader dopo 54 buche. Ma nessuno è riuscito a resistere alla rimonta di Fox, abile a gestire le seconde nove nove tra bunker e raffiche di vento. Fox ha chiuso con un 68 (-2), dimostrando nervi saldi anche dopo un paio di bogey. Il figlio di un ex giocatore degli All Blacks ha trasformato la pressione in energia, realizzando birdie decisivi sulla 16 e soprattutto sulla 18. “Ho parlato con i miei figli ieri sera e mi hanno detto di portare a casa un trofeo. Credo che questo sia fantastico”, ha dichiarato Fox durante la premiazione, visibilmente emozionato. Ha aggiunto di aver vissuto un sogno: “È surreale. Champion Golfer of the Year suona benissimo”. Per Young si tratta dell’ennesima amara seconda piazza in un Major (era già arrivato secondo all’Open 2022 a St Andrews). Burns ha perso smalto sulle prime nove con tre bogey consecutivi, mentre Scheffler e Fleetwood hanno chiuso al quarto posto a -7. Una vittoria meritata per Ryan Fox, che a 39 anni diventa uno dei major winner più “anziani” alla prima affermazione degli ultimi anni.
The Open Championship
Dopo nove anni di assenza, il torneo più antico del mondo fa ritorno al Royal Birkdale, sul litorale nord-occidentale dell’Inghilterra. Uno dei links più celebrati delle Isole Britanniche ospiterà per l’11ª volta il Major finale della stagione. Il campo, profondamente rinnovato, si presenta più insidioso che mai: un test autentico di links golf. Scottie Scheffler arriva da campione in carica dopo la vittoria del 2025 al Royal Portrush, dove ha conquistato il suo quarto Major con quattro colpi di vantaggio su Harris English. A soli 30 anni, lo statunitense è già diventato il quarto giocatore della storia a vincere Masters, PGA Championship e Open prima dei 30. Nonostante un taglio mancato al Genesis Scottish Open, il primo da quattro anni, la sua fame è probabilmente aumentata. Scheffler tenterà di diventare il primo a difendere con successo il titolo dal doppio successo di Pádraig Harrington nel 2007-2008.
Il Royal Birkdale (par 70) misura circa 6.605 metri, con un aumento di poco meno di 70 metri rispetto al 2017. Le modifiche apportate da Mackenzie & Ebert hanno ridisegnato quasi ogni buca. La storia del percorso parla chiaro: su dieci edizioni precedenti, hanno vinto leggende come Peter Thomson, Arnold Palmer, Lee Trevino, Johnny Miller, Tom Watson, Pádraig Harrington e Jordan Spieth (2017). È un campo che premia i grandi campioni.
Tommy Fleetwood, cresciuto a pochi chilometri da Birkdale, torna nel luogo dove tutto è iniziato. Nel 2017 fu l’idolo della folla locale; oggi, a 35 anni e stabilmente nella top 10 mondiale, cerca il Major che manca al suo palmarès. Una vittoria qui sarebbe il coronamento di una stagione solida, dopo il primo titolo PGA Tour conquistato l’anno scorso. Con lui, Matt Fitzpatrick, Justin Rose e Aaron Rai sognano di diventare il primo inglese a sollevare la Claret Jug dal 1992 (Nick Faldo). Rose, in particolare, torna sul campo dove a 17 anni finì quarto nel 1998.
Tra i grandi nomi del field spicca Francesco Molinari, qualificato di diritto come past champion (vincitore 2018 a Carnoustie). Il 43enne torinese, primo italiano a conquistare un Major, porta tutta la sua esperienza su questi links ventosi e insidiosi. Dopo una carriera costellata di successi sul DP World Tour e momenti ad altissimo livello (come la Ryder Cup 2018), “Chicco” arriva al The Open con il ruolo aggiuntivo di vice-capitano per la squadra europea della Ryder Cup 2027. Il suo obiettivo sarà migliorare la T63 dello scorso anno e regalare emozioni ai tifosi azzurri. L’altro italiano in evidenza è Francesco Laporta, che rappresenta la nuova generazione del golf tricolore sul DP World Tour. La sua presenza aggiunge ulteriore interesse alla spedizione azzurra su un palcoscenico così prestigioso.
Il field di 156 giocatori rappresenta 29 nazionalità. Gli Stati Uniti guidano con 55 presenti, seguiti dall’Inghilterra (21), Sudafrica e Giappone (8 ciascuno). Rory McIlroy cerca la seconda Claret Jug, Jordan Spieth torna sul luogo del trionfo 2017, mentre altri major winner della stagione come Wyndham Clark e Aaron Rai puntano a un’altra affermazione. Per i membri del DP World Tour in gara ci sono in palio 10.000 punti Race to Dubai (1.665 al vincitore), fondamentali per la retention della card. Matt Baldwin (membro di Birkdale) e Matthew Southgate hanno motivazioni extra, così come i debuttanti e i vari qualificati attraverso le Final Qualifying o l’Open Qualifying Series.
Sarà possibile seguire The Open Championship sul canale 209 di Sky Sport e in streaming su NOW con la seguente programmazione:
