LIV Golf, effetto Titanic
Dopo l’ufficializzazione della fine del sostegno del PIF alla LIV Golf, tutti, dagli addetti ai lavori fino agli appassionati, hanno incentrato la loro attenzione sul futuro prossimo della Lega.
Scott O’Neil, CEO della LIV Golf, da buon comandante cerca di rassicurare lo staff ed i giocatori sul futuro dopo il PIF, ovvero sul reperimento delle risorse necessarie per evitare di calare il sipario su di una realtà che negli ultimi cinque anni ha fatto da contraltare al PGA Tour.
Quello che é certo é che il compito di O’Neil é alquanto impegnativo: per sostituire un finanziatore con la dotazione del PIF dovrà lavorare 24 ore al giorno, weekend compresi.
Basta fare due conti prendendo in considerazione anche solo i contratti dei giocatori il cui ammontare totale, pur non essendo mai stato reso noto, rappresenta la voce più gravosa da finanziare.
La rinegoziazione collettiva di tutti i contratti, scaduti e a scadere, sarebbe certamente una possibile soluzione per rendere l’opera del CEO meno improba, ma cosa ne penserebbero i giocatori?
Ed é qui che si giustifica il titolo che ho scelto per l’articolo.
L’annuncio della fine di una certezza ha ovviamente messo di fronte i giocatori alla scelta sul da farsi.
Sebbene i dirigenti della LIV Golf, che stanno affrontando il problema con i membri dei Teams, parlino di reazioni positive e fiduciose, la realtà che si sta rivelando é differente.
Secondo quanto riportato da HITC, sport media britannico, ci sarebbero tra 15 e 20 giocatori che, nel breve periodo, potrebbero tornare sul PGA Tour e sul DP World Tour.
Ora, a prescindere dal fatto che la stagione dei Tours (compreso la LIV Golf) é in corso, e quindi una interruzione dei rapporti tranchant é difficile da immaginare, é interessante analizzare i due diversi approcci manifestati dal DP World Tour e dal PGA Tour circa la prospettiva dell’eventuale reintegro dei “naufraghi”.
A margine del Turkish Airlines Open, attualmente in corso, Guy Kinnings, CEO del DPWT, ha commentato la situazione:
“…al momento, la nostra attenzione é concentrata su fare quello che é possibile. Ascoltiamo i giocatori, ascoltiamo i loro rappresentanti e partiamo da lì”.
Kinnings é un convinto sostenitore del fatto che l’ingresso di nuovi giocatori incrementa il livello dei tornei.
“Ovviamente noi ascoltiamo i giocatori, i loro agenti e chiunque abbia domande su come potrebbe essere il futuro, e ce ne occuperemo nel prosieguo”
“Ma quello che é sicuro e che io credo che ci si presenti l’opportunità di continuare ad accrescere la forza del Tour che, in realtà, é il mio lavoro”.
Possiamo definirla una linea di apertura, possibilista.
Di ben altro tenore, invece, é l’approccio del PGA Tour.
Abbiamo analizzato più volte il Returning Member Program, che sappiamo essere un pacchetto dedicato ad un rsitretto numero di giocatori, ed il motivo lo ha spiegato chiaramente Brian Rolapp, CEO del PGAT:
“Noi siamo interessati ad avere i migliori giocatori che possono aiutare il nostro Tour. Ma non tutti i giocatori possono farlo”.
Il secondo percorso é quello che ha intrapreso Patrick Reed, che sta disputando (egregiamente) le gare del DP Wordl Tour, scontando l’anno di sospensione inflitto dal PGA Tour ai giocatori che hanno giocato sulla LIV Golf.
La regola prevede che l’anno decorra dall’ulrima apparizione del giocatore sulla Lega (ancora per poco) saudita.
Il PGA Tour ha fatto un’eccezione alla regola per Brooks Koepka che ha accettato in toto del programma di rientro (un gentile cadeau al figliol prodigo?), e credo che resterà l’unica.
La linea del PGAT é quindi marcata é non negoziabile.
Il quadro generale si va complicando, avremo parecchio da fare.
Mi ripeto.
Restate sintonizzati,
