Come praticare nell’era della distrazione

Viviamo continuamente in un brusio indistinto. Nella frammentazione della concentrazione. Non siamo più in grado di fermarci a riflettere profondamente per più di 8 minuti. Forse anche meno, ormai.
Nel mentre, abbiamo le nostre esistenze invase da un esercito di notifiche, tag, email, whatsapp, messaggi, telefonate. Un esercito pronto a distrarci occupando le nostre reti neuronali, alle quali a ogni trillo per il quale sussultiamo regalano scariche gratuite (?) di endorfine.
Non ce ne accorgiamo, ma i nostri comportamenti abituali sono ormai dettati da una dittatura, anzi da un’epidemia, internet-centrica che altro non fa se non erodere sempre più rapidamente le nostre capacità di concentrazione profonda.
Ora, non è che essere sempiternamente connessi ci aiuti veramente. Nossignore. E non è che questo affaccendarci frenetico in chissà cosa ci stia risolvendo problemi o creandoci valore.
Tutt’altro. Stiamo solo navigando a vista nelle nostre vite senza neppure avere in mano una bussola che ci indichi la via corretta, ma piuttosto un cellulare che ci allontana dalla giusta direzione.
A questo punto, al di là delle considerazioni serie che dovremmo trarre sulla scarsa eccellenza delle giornate che affrontiamo e dell’esistenza che portiamo avanti, proviamo invece a fare il punto della situazione almeno sulla qualità del nostro golf: in fondo siamo qui a discutere di questo, no?
Stando così le cose, come pensiamo davvero di poter migliorare? Come possiamo progredire nel gioco che tanto amiamo se la nostra mente mentre swinghiamo non è lì con noi, ma già al prossimo Tik Tok che ci piacerebbe postare?
Ve lo chiedo. E vi fornisco un tentativo di risposta: magari creandoci un RITUALE di allenamento. Un rituale da rispettare manco fosse uno dei Dieci Comandamenti.
Vi faccio un esempio: è un giorno che decidete di dedicare alla pratica al driving range. Bene: spegnete innanzi tutto il cellulare. Questo è l’inizo del rituale.
Dedicate poi qualche minuto allo stretching e all’allungamento. Riscaldatevi.
Scegliete il tappetino più solitario, quello dove ci sarà meno passaggio. Meno passaggio uguale meno brusio. Meno brusio uguale meno distrazioni.

Decidete quanto tempo dedicare alla pratica e rispettatelo: né un minuto in meno, né un minuto di più. Siate precisi in questo.
Per ogni pallina che tirerete, fate prima una prova sensata delle sensazioni che sapete dover allenare: aiutate così la vostra memoria muscolare.

A ogni colpo, mirate a un bersaglio specifico: saprete l’esatto risultato del vostro swing, ma soprattutto allenerete la vostra capacità di reagire alla pressione di un target, esattamente come accadrà poi in campo.
Se lo swing non funziona, non cambiate i feeling o le sensazioni a ogni colpo: restate incollati a ciò che sapete che dovete fare, alla pratica che vi siete prefissati.

Non accendete il telefono, perché vi state rompendo, lo so che ne avrete voglia. Resistete per tutto il tempo che vi siete concessi per l’allenamento.
Cercate piuttosto il silenzio dentro e intorno a voi.

Non focalizzatevi sulla quantità di palline che tirate; concentratevi invece sulla qualità della vostra routine: meglio 15 colpi tirati al 100% della concentrazione, che 100 sparacchiati al ritmo di un tamburo heavy metal. Oggi conta la qualità del lavoro, non la frenesia inutile di cui abbiamo discusso qualche rigo più su.
Tra un colpo e l’altro, osservatevi intorno: respirate, non abbiate fretta, godetevi l’aria, il cielo, il verde della natura e il profumo dell’erba. Siete dei privilegiati e lo dovete sentire sulla pelle e nei neuroni.
Ok. Avete finito il tempo che vi eravate concessi: se avete fatto tutto per benino, avrete swingato come artisti e lavorato come ragionieri. Il che è il massimo del risultato che dovevate conseguire. Continuate col vostro rituale e vedrete pian pianino (non subito, il golf non conosce i tempo dell’immediatezza di internet) i primi miglioramenti: garantito.
Ah, adesso (purtroppo) potete riaccendere il cellulare.


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