I dati di Molinari per un Marco Simone a misura d’Europa

Ci siamo, è arrivata la settimana della Ryder Italiana. È tutto pronto a Roma per ospitare giocatori e spettatori e la tensione per la sfida tra Europa e Stati Uniti inizia a farsi sentire.

La Ryder Cup verrà alzata domenica sera dalla squadra che guadagnerà più punti sul campo, dopo aver giocato con passione e orgoglio i vari match play e aver dato il massimo colpo dopo colpo.

Ma c’è una sfida molto più segreta che va avanti in sottofondo, una sfida molto più subdola ma altrettanto importante per l’esito della sfida intercontinentale. È la sfida dall’analisi dati, e uno dei protagonisti è un italiano: Edoardo Molinari.

L’analisi statistica è stato uno dei punti di forza della carriera di Edoardo e del capitano Luke Donald, ma durante una Ryder Cup l’analisi dei dati diventa ancora più preziosa. 

I capitani devono selezionare i giocatori per i match a coppie cercando di ottimizzare al meglio punti di forza e punti deboli dei giocatori e del campo. Nulla è lasciato al caso, e i modelli matematici usati dai team per generare gli accoppiamenti dei giocatori non hanno nulla da invidiare ai software utilizzati in Formula 1 o dalle grandi squadre di calcio.

La preparazione del Marco Simone

Giocando in casa, il capitano Luke Donald avrà un’altra opportunità per utilizzare i dati a proprio vantaggio: la preparazione del campo.

Da sempre la squadra di casa sceglie e prepara il percorso per avvantaggiare i propri giocatori, e al Marco Simone tutto ciò è stato portato all’estremo, ottimizzando questi dati fin dalla fase di progettazione del nuovo campo. 

Per quanto riguarda la preparazione agronomica, il Team Europe storicamente ha sempre presentato green molto più lenti della media del PGA Tour, e ha sempre cercato di levare il drive dalla mani degli americani alzando i rough.

Nel 2018 questo “trucco” ha funzionato perfettamente a Parigi. I giocatori americani tiravano la palla più lunga e più storta, quindi il capitano Thomas Bjorn ha fatto stringere tutti i fairway alla distanza media degli americani, e ha fatto tenere gli spettatori più lontani dai fairway per non dare il vantaggio dell’erba calpestata a tee shot molto storti.

Quest’anno il Marco Simone sembra preparato in maniera simile. I rough sono brutali, è spesso difficile anche solo ributtare la palla in gioco, e tutti i fairway si stringono ad imbuto a determinate distanze.

Per questa edizione però il motivo è diverso. Per la prima volta da quando il dato è disponibile, la lunghezza media della squadra europea è più lunga di quella americana, e la precisione è praticamente uguale: 60.3% di fairway presi in media per il Team U.S.A. contro il 59.7% per Team Europe.

Il vantaggio sul drive non esiste più, ma il Team U.S.A. ha statisticamente un grande vantaggio negli approcci dai 110 ai 70 metri. I fairway “ad imbuto” del Marco Simone sono stati stretti a queste distanze, cercando di sfruttare il vantaggio che invece hanno i giocatori europei con i ferri lunghi.

Oltre a questo evidente trucco nel set up del percorso, molti dei risultati dell’analisi dati restano segreti per ottimi motivi. Ciò che non è segreto però è il ruolo determinante in questa sfida dietro alle quinte del vice capitano Edoardo Molinari.

Negli ultimi anni Edoardo è diventato un punto di riferimento per l’analisi statistica nel golf mondiale, e molti dei migliori giocatori del mondo si affidano a lui tramite la sua compagnia StatisticGolf. 

Non ci resta che sperare che il suo nuovo ruolo da stratega sia altrettanto determinante quanto il suo ruolo sul campo durante la vittoria del Team Europe nel 2010!


Contenuti simili

Accoppiamoci in campo

I golfisti non si accoppiano abbastanza. E non mi riferisco a quel luogo comune raccontato da innumerevoli vignette…
Total
0
Share