La vendetta è un piatto che Tiger Woods serve freddissimo (e non solo ai caddie)
Lo spunto per questo articolo me lo dà la Presidents Cup dopo il sonoro 5 a 0 inflitto dall’International Team, nella sessione dei Foursomes, alla squadra americana in Presidents Cup dove ovviamente Tiger è stato protagonista per anni sia come giocatore che da capitano.
Tiger Woods ha dimostrato più volte nel corso della sua carriera di essere uno dei giocatori più pazienti e strategici sul percorso da golf. A quanto pare, però, questa rigorosa disciplina mentale non si applica solo ai putt decisivi per vincere un Major, ma si estende anche all’arte del trash-talking e degli scherzi a lungo termine.
Solo per comprendere meglio questo termine Il trash-talking (letteralmente “parlare spazzatura”) è una forma di provocazione verbale utilizzata nel mondo dello sport e dei giochi competitivi per intimidire, distrarre o innervosire l’avversario, cercando così di condizionarne negativamente le prestazioni.
Il “caso” Paul Tesori
Tiger aveva “sorriso per ultimo” quel giorno sul campo del Robert Trent Jones Golf Club, demolendo Singh 2 e 1 e blindando la vittoria americana. Ma la vera chiusura del cerchio è arrivata due decenni dopo: nelle vesti di capitano non giocatore del Team USA, Woods si è presentato all’evento distribuendo alla squadra e allo stesso Tesori dei cappellini replicati appositamente per l’occasione, trasformando quel vecchio sfottò in un momento di ilarità generale. Certo, si è trattato più di “trash-writing” che di vero agonismo verbale, ma dimostra quanto la memoria di Woods possa essere spietata. La vendetta è un piatto che va servito freddo. Anzi, congelato.
Il “regalo” di Brookline ad Andrew Coltart
Quella con Tesori non è affatto l’unica memoria a lungo termine che abita nella mente del quindici volte campione Major. Chiedere per conferma allo scozzese Andrew Coltart.
I due si incrociarono nel caldissimo catino della Ryder Cup del 1999 a Brookline, in un match di singolo che vide Woods dominare e imporsi per 3 e 2.
Passano esattamente vent’anni e, in occasione di una cena formale, Tiger decide che è arrivato il momento di fare un regalo al vecchio rivale europeo. Woods si è presentato con un pacchetto contenente una cintura bianca personalizzata, su cui aveva fatto imprimere in modo indelebile l’esatto punteggio di quella storica sconfitta: 3&2. Un modo decisamente elegante, ma glaciale, per ricordare a Coltart chi avesse comandato quel giorno.
Per i giocatori più giovani, invece, lo scherzo si trasforma in pressione psicologica quotidiana. L’ex giocatore e commentatore Brandel Chamblee ha rivelato che molti professionisti del PGA Tour sono soliti ricevere messaggi sul cellulare da Tiger intorno alle 4:00 del mattino. Il testo? Foto di Woods che fatica sotto i pesi accompagnate dalla domanda: “Io sono in palestra a spingere. Tu cosa stai facendo per migliorare?”. Una provocazione travestita da motivazione che ha tolto il sonno a più di un collega.
Dai battesimi di fuoco ai tee box rimandati
Anche l’assegnazione delle wild card può diventare terreno fertile per i suoi giochi mentali. Quando nel 2019 dovette comunicare a Tony Finau che lo avrebbe scelto per la Presidents Cup, Tiger decise di farlo sudare. Lo chiamò al telefono dicendogli con tono grave di “avere brutte notizie”. Finau ha confessato di aver sentito il cuore sprofondare per diversi, interminabili secondi di silenzio prima che Woods scoppiasse a ridere dicendogli: “Benvenuto in squadra”.
Infine, persino i giovanissimi e gli amici più stretti non sono immuni. Durante l’Hero World Challenge del 2019, l’amico fraterno Justin Thomas commise l’errore di prendere in giro Tiger per non aver ricevuto una presentazione adeguata sul tee il giorno precedente.
La risposta di Woods? Il giorno dopo, nelle vesti di ospite del torneo, ha fatto modificare la scaletta dello speaker: Thomas è stato annunciato con una lista infinita e quasi imbarazzante di tutti i suoi successi giovanili e universitari pur di ritardare il suo colpo, mentre Tiger lo fissava dal retro del tee box ridendo sotto i baffi.
Che si tratti di un caddie sfacciato, di un avversario di Ryder Cup o del suo migliore amico sul Tour, la lezione è sempre la stessa: se decidi di stuzzicare Tiger Woods, faresti meglio a guardarti le spalle. Anche se dovessero passare vent’anni.
