Presidents Cup: il “miracolo” del nuovo Medinah #3

Questa settimana la Presidents Cup torna negli Stati Uniti e lo fa su un campo dal nome molto familiare agli appassionati europei: Medinah Country Club, teatro della storica Ryder Cup del 2012 e di una delle più incredibili rimonte nella storia del golf.

Il nome è lo stesso, ma il campo che vedremo sarà completamente diverso.

Negli ultimi anni il campo numero 3 di Medinah è stato infatti profondamente rivisitato da OCM Golf, lo studio formato da Geoff Ogilvy, Mike Cocking e Ashley Mead. Il risultato è uno dei migliori interventi di architettura realizzati recentemente su un grande campo da campionato. Un percorso che negli anni era diventato piuttosto banale, stretto, lungo e soffocato dagli alberi, è tornato ad essere armonioso, vario e soprattutto divertente da giocare.

La chiave per capire il nuovo Medinah è proprio questa: OCM non ha cercato semplicemente di renderlo più difficile. Ha cambiato il tipo di difficoltà.

Per decenni Medinah aveva seguito la classica evoluzione dei championship course americani: fairway sempre più stretti, rough alto, alberi sui dogleg e bunker sempre alla stessa distanza dal tee. Una formula efficace per aumentare la difficoltà, ma che rendeva il campo un monotono test di esecuzione.

L’intervento di OCM è un insieme di restauro, ristrutturazione e redesign. Alcuni elementi storici del progetto originale di Tom Bendelow sono stati recuperati, altri reinterpretati, mentre intere parti del percorso sono state completamente ridisegnate.

Il primo grande cambiamento riguarda la scala. Negli anni gli alberi erano cresciuti mentre fairway, green e bunker si erano progressivamente rimpiccioliti. OCM ha riaperto le visuali, eliminato molta vegetazione, allargato enormemente le superfici di gioco e riportato il campo ad una dimensione più coerente con il grande paesaggio di Medinah. Grandi fairway, festuca, bunker più importanti e alberi isolati hanno sostituito molti dei vecchi corridoi stretti e claustrofobici.

Anche il bunkering segue una filosofia completamente diversa. Invece di posizionare un bunker semplicemente alla distanza del drive dei professionisti, OCM ha cercato prima di tutto il punto naturale nel terreno nel quale inserirlo. Il risultato è un campo con più bunker rispetto a prima, ma paradossalmente molto meno artificiale.

La maggiore larghezza dei fairway non significa però maggiore facilità. Al contrario, permette finalmente di introdurre strategia. Da un lato del fairway si può avere un angolo migliore verso il green, mentre dall’altro una linea più sicura dal tee può rendere il secondo colpo molto più complicato, riportando angoli e varietà in un campo che le aveva perse completamente.

Uno degli esempi più interessanti arriva alle buche 5, 6 e 7, dove è stato reintrodotto un antico fuori limite. Alla 6 il fairway è larghissimo, ma la linea migliore corre vicinissima ai paletti bianchi. Giocare lontano dal pericolo è semplice, ma significa affrontare il green da un angolo decisamente peggiore. Un utilizzo del fuori limite come vero e proprio ostacolo strategico è un richiamo ai links scozzesi abbastanza raro nell’architettura moderna.

Ancora più radicale è stato il lavoro intorno al Lago Kadijah. Prima diversi par 3 attraversavano semplicemente l’acqua: spettacolari, ma molto simili tra loro. Oggi il lago viene utilizzato in modi completamente diversi. Il nuovo corto par 3 della 13 lo costeggia, mentre la 16 è diventata uno splendido par 4 in stile Cape, nel quale ogni giocatore può scegliere quanta parte del lago tagliare dal tee. Più rischio si prende, più corta e favorevole diventa la strada verso il green.

Per la Presidents Cup vedremo inoltre una sequenza particolare. Il torneo partirà dalla buca 5 del percorso dei soci, portando le nuove 16, 17 e 18 alle buche 12, 13 e 14 dei match. Una scelta pensata per evitare che le buche più spettacolari del campo non vengano mai raggiunte nei match che terminano in anticipo.

Questa Presidents Cup sarà quindi un’ottima occasione per riscoprire un nome che conosciamo molto bene, ma attraverso un campo praticamente nuovo. E difficilmente potrebbe esserci formula migliore per farlo: il match play a squadre, dove rischio, strategia e scelta delle linee possono finalmente mostrare tutto quello che il nuovo Medinah #3 ha da offrire.


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