Golf Colline del Gavi, è tempo di cantine

Nicolò Scovazzi

Gavi, Gavi, Gavi. Località di villeggiatura tipica del genovesato, luogo d’origine del raviolo e del Cortese di Gavi nonché luogo di campagna preferito dal sottoscritto è, e non sono io a dirlo, in continua crescita e sviluppo. Campagna che attrae per essere baluardo di valori unici. Valori a difesa di uno stile di vita non rurale, bensì di uno stile di vita che difende orgogliosamente le proprie origini e le proprie radici.

Come può un paesino di 4588 anime attrarre così tanto interesse da veder crescere esponenzialmente un turismo sensato, attento e preciso?

Il turismo di massa, di fatto, qui è off-limits. Negli anni, infatti, il Novese, zona del Basso-Piemonte in cui ci troviamo, è andato incontro ad una riqualificazione molto interessante sia delle strutture ricettive sia della qualità dei prodotti offerti.
Gavi è la roccaforte del buon bere, del buon cibo e dei bohemiens che, ad ogni modo, la sanno lunga e captano le tendenze prima di chiunque altro.

E come poteva mancare, in un contesto così, un campo da golf? Il Golf Club Colline del Gavi non stona, aggiunge solo quel quid in più che attira sempre più turisti e giocatori della domenica in questo angolo piemontese appartenuto nel Medioevo alla famiglia degli Obertenghi.

Il Golf e la Club House

Tutto, e dico tutto, sotto ristrutturazione e riprogettazione. Dal campo, con un nuovo progetto che prevederà la realizzazione di 9 buche da campionato dove una volta sorgevano le famose “executive”, terra di caccia all’handicap e luogo amato/detestato dai più piccolini, al nuovo resort ricavato all’interno dell’originaria cascina.
Dopo aver subìto danni a non finire dalle alluvioni, alcune buche del campo hanno avuto bisogno di un intervento strutturale ma ne sono uscite più che bene.
Le 18 buche da gara sono un comodo par 73 di 6108 metri dagli uomini che prevedono colpi in posizioni sempre differenti. Da sinistra a destra, con la palla più alta dei piedi o vicino ad un ostacolo d’acqua, il campo non è mai ripetitivo.
Splendide la 6 e la 7 nonostante siano due buche toste. La prima ha acqua sia dal tee shot sia sul secondo colpo; la seconda è un dog-lei molto pronunciato a sinistra con il secondo colpo in salita dove non si vedrà la palla cadere in green.

Ma la parte più interessante è la ristrutturazione della Club House. Dopo aver spostato la segreteria, gli spogliatoi, e il caddie master in una struttura nuova proprio all’ingresso del comprensorio, Colline del Gavi ha deciso di investire e creare una struttura ricettiva degna di nota, iniziando i lavori nell’originaria cascina per creare un resort di livello, annesso di tutte le facilities, dedicato sia agli amanti del golf sia ai curiosi.

Le cantine nei pressi del Golf Colline del Gavi

  • Visita e degustazione all’azienda Castello di Tassarolo è sicuramente un buon punto di partenza. L’azienda, che ha la sua sede nell’omonimo palazzo dal 1367 e i cui vigneti confinano con la 3 del campo da golf, appartiene ai Marchesi Spinola da secoli. I vini prodotti, sotto l’occhio attento della proprietaria Massimiliana Spinola, sono dal 2007 certificati Biologici, Biodinamici ed alcuni non contengono solfiti aggiunti. I vini prodotti sono di 4 tipologie: bianchi, rossi, rosè e frizzanti. All’interno anche alcuni workshop sugli antichi lavori di una volta.
  • La Mesma, la cui produzione è largamente dedicata alla produzione di Cortese, comprende due tipologie di Gavi: un Gavi frizzante DOCG e un Gavi Spumante Metodo Classico DOCG. Tra i 25 ettari di vigneti potrete scovare anche una Rovere verde censita tra le piante monumentali del Piemonte.
  • La Tenuta San Pietro, situata sulle colline di Tassarolo, è un’azienda vitivinicola biologica che con i suoi 65 ettari di terreno è anch’essa dedicata largamente alla produzione di Cortese di Gavi. Iniziata nel 2008 la transizione al Bio, ci sono voluti 5 anni per avere da Bios la certificazione adatta ma ora la cantina è davvero una bomba.

Ma il Basso Piemonte non è solo vino. È anche ottimo cibo e tanta storia. Ecco i borghi da visitare, ciascuno con un piatto di ravioli da gustare.

  • Beh Gavi era ovvio. Patria del raviolo non poteva mancare nella lista dei borghi da visitare e dove provare alcune prelibatezze. Esiste addirittura un vero e proprio Ordine del Raviolo e del Cortese di Gavi. Il loro scopo?
    Esaltare e propagandare i ravioli che a nacquero nel lontano XII secolo sotto il Marchesato di Gavi e il vino che qui raggiunge la più alta espressione di bontà e finezza. In paese bisogna provarli assolutamente da Il Girasole in una delle forme più pure: a culo nudo.
    I più sportivi possono affrontare la salita al Forte di Gavi, costruito nel X secolo e ampliato fino al 1673 e godere di un bel panorama sul paese.
  • Voltaggio, uno dei comuni più liguri del Piemonte, ha un centro storico caratteristico. Qui si può visitare la pinacoteca del convento dei Padri Cappuccini o partire per andare a visitare il Parco delle Capanne di Marcarolo. Il raviolo da provare è a da Visconti, nella piazzetta a fianco alla chiesa. Raviolo al “tuccu” davvero eccezionali.
  • Bosio, famoso per l’eccidio della Benedicta, dove settantacinque partigiani vennero uccisi in un’esecuzione nel ’44, è un piccolo comune dell’entroterra a due passi, come Voltaggio, dalla Liguria. Principale attrazione è l’Abbazia della Benedicta, uno dei primi insediamenti della zona e luogo di sosta e approvvigionamento per coloro che si mettevano in cammino per Roma o Santiago di Compostela. Il raviolo alla bosiese, secondo quanto dichiara l’Osteria PiemonteMare di Gavi, non prevede tagli di carne cotta e ha un colore più scuro dovuto alla farina macinata a pietra. Da provare!

 

 

 


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