Addio a un’icona: Firestone perde i tornei del PGA Tour dopo 72 anni
Il leggendario Firestone Country Club di Akron, in Ohio — uno dei campi da golf in assoluto preferiti da Tiger Woods — si appresta a rimanere senza un torneo professionistico per la prima volta dopo 72 anni di storia ininterrotta.
Il circuito del PGA Tour perde così uno dei suoi palcoscenici più celebri e selettivi.
La fine di un’era e il trasferimento in California
La striscia storica di eventi consecutivi, iniziata nel lontano 1954 con il Rubber City Open e proseguita fino ai recenti tornei del PGA Tour Champions, è giunta al capolinea. È stato infatti ufficializzato che il Senior Players Championship (attualmente noto come Kaulig Companies Championship) lascerà lo storico percorso dell’Ohio.
L’ultimo torneo ad Akron si disputerà a luglio.
Dal 2027 il torneo si sposterà a marzo in California, presso il Newport Beach Country Club
L’evento sarà sponsorizzato dalla società sanitaria Hoag e prenderà il nome di Hoag Senior Players Championship at Newport Beach.
Il circuito professionistico sentirà profondamente la mancanza di Firestone, un tracciato caratterizzato da fairway stretti e alberati e dall’iconica e inconfondibile torre dell’acqua alta quasi 40 metri (125 piedi) (p. 1).
Il “Giardino di Caccia” di Tiger Woods
Firestone è indissolubilmente legato alla figura di Tiger Woods, che su questo percorso ha costruito gran parte del suo mito vincendo per ben otto volte durante l’era dei tornei World Golf Championships (WGC) (p. 1).
L’idillio di Tiger con questo campo include statistiche e momenti leggendari:
A partire dal 1997, in 11 apparizioni consecutive, Woods non è mai sceso oltre il 5° posto, portando a casa 7 trionfi in quel lasso di tempo.
Il colpo nel buio (guardalo qui)
Il “colpo nel buio” (Shot in the Dark) di Tiger Woods, eseguito il 27 agosto 2000 alla buca 18 del Firestone Country Club, è rimasto impresso nella storia del golf come uno dei momenti più surreali e spettacolari di sempre.
Tiger Woods stava letteralmente dominando il WGC-NEC Invitational. Il torneo era stato pesantemente rallentato a causa di una lunga interruzione per maltempo durante il pomeriggio della domenica. Quando l’ultimo gruppo composto da Tiger Woods e Phil Mickelson arrivò alle ultime buche, il sole era ormai tramontato.
A causa dell’oscurità crescente, i funzionari del PGA Tour offrirono a Tiger la possibilità di sospendere il gioco e tornare il lunedì mattina per finire l’ultima buca. Woods, che aveva un vantaggio monumentale di ben 11 colpi sul secondo classificato, rifiutò categoricamente. (assolutamente d’accordo, al contrario di quello che fece Matt Kuchar, ma questa è un’altra storia…)
Voleva chiudere il torneo la sera stessa per non dover rovinare i piani del giorno successivo.
Quando Tiger arrivò al secondo colpo sulla buca 18 (un par 4), era praticamente notte fonda. Dal punto in cui si trovava, a circa 140 metri dalla bandiera, il green non era visibile ad occhio nudo.
Scelse un ferro 8.
Colpì la palla alla cieca, basandosi solo sulla memoria visiva del campo e sulle indicazioni del suo caddy, Steve Williams.
Spettatori e telecamere non riuscirono a seguire la palla in aria. L’unico modo in cui il pubblico intorno al green capì dove fosse finita fu il violento tonfo della palla che impattò la superficie del green, seguito da un boato.
La palla, colpita con una precisione chirurgica irreale, si fermò a poco meno di un metro dalla buca.
Mentre Woods camminava verso il green, l’unica illuminazione rimasta era quella dei flash delle macchine fotografiche dei reporter e i monitor delle televisioni. Tiger imbucò il putt tra gli applausi della folla nell’oscurità quasi totale, firmando un giro in 64 colpi, un punteggio totale record di 21 sotto il par e una delle vittorie più schiaccianti della sua carriera.
Un albo d’oro da leggenda
Oltre ai trionfi di Woods, Firestone ha ospitato tre edizioni del PGA Championship:
- 1960: Vinto da Jay Hebert (famoso anche per l’infelice triplo bogey di Arnold Palmer alla 16).
- 1966: Vinto da Al Geiberger.
- 1975: Diventato storico per l’epica vittoria di Jack Nicklaus.
Il club ha inoltre ospitato il prestigioso NEC World Series of Golf dal 1962 al 1998, prima che l’evento si trasformasse nel WGC-Bridgestone Invitational, conclusosi nel 2018 per cedere il passo al Senior Players Championship (2019-oggi).
Perché Firestone è uno dei test più duri del Tour
Il monumentale restyling del 1960 fu opera del leggendario Robert Trent Jones Sr., il quale trasformò il disegno originale del 1929 di Bert Way (nato come campo per i dipendenti della Firestone Tire and Rubber Company) in un vero “mostro” competitivo.
Trent Jones Sr. aggiunse 50 bunker, due laghetti e oltre 500 yard di lunghezza, plasmando un percorso che punisce severamente ogni errore.
Tra le caratteristiche che hanno reso Firestone una delle sfide più dure al mondo si annoverano:
Fairway claustrofobici dove e linee di alberi richiedono una precisione millimetrica dal tee.
Roughs penalizzanti e bunker profondi che rendono quasi impossibile recuperare un drive fuori linea.
Green ultra-veloci che per riuscire a fermare la pallina necessitano di colpi perfetti con i ferri.
La buca 16 (“The Monster”): Un par 5 infinito da ben 667 yard che spaventa anche i giocatori più lunghi.
Questo spiega perché a Firestone abbiano sempre trionfato solo i migliori colpitori di palla al mondo. Oltre a Tiger, l’albo d’oro recente vanta nomi del calibro di Justin Thomas (l’ultimo vincitore del WGC nel 2018), Rory McIlroy, Dustin Johnson, Hideki Matsuyama, Shane Lowry, Adam Scott e Darren Clarke (p. 1).
Senza un grande torneo in calendario, il mondo del golf perde una delle sue prove più pure, storiche e affascinanti .
