US Open 2026: cosa è successo nel Day 1.
Il primo round dello US Open 2026 si è aperto con una giornata tutt’altro che lineare: partenza rallentata dalla nebbia, oltre due ore di stop al mattino, vento in crescita e gioco sospeso per oscurità con diversi giocatori ancora in campo. Non il classico giovedì da “iniziamo a capire qualcosa con calma”, ma una giornata già piena di segnali interessanti, soprattutto guardando numeri, gruppi e primi movimenti di classifica.
Il dato più chiaro arriva dalla media del field: il campo stava giocando circa +3,5 colpi sopra il par, quindi intorno a 73,5 su par 70 a round ancora incompleto. La distribuzione è stata abbastanza equilibrata tra le due metà del percorso, con le prime nove intorno a +1,66 e le seconde a circa +1,84.
Molto interessante anche la differenza tra i due gruppi di partenza. Chi è partito al mattino ha trovato condizioni più complicate da gestire: nebbia, ritmo spezzato, vento più fastidioso e un round diventato subito irregolare. La “morning wave” ha chiuso con una media intorno a 73,87, mentre quella pomeridiana si è fermata più vicina a 72,88. Quasi un colpo di differenza, che non è poco in uno US open che di solito è deciso da classifiche molto strette.
Il protagonista del giorno è stato Wyndham Clark, arrivato a -6 dopo 16 buche prima della sospensione. La sua accelerazione è stata pesante: birdie, birdie, eagle in una fase in cui molti stavano solo cercando di arrivare in fondo senza combinare disastri. Se riuscirà a chiudere con due par, firmerebbe un 64, un numero enorme in un contesto del genere e soprattutto un’apertura che metterebbe subito pressione a tutto il field.
Alle sue spalle, il leaderboard ha già qualche storia interessante. A -2 in clubhouse ci sono Sam Stevens, Max McGreevy e Ryder Cowan. Anche giocatori come Matt Fitzpatrick, il redivivo Dustin Johnson, Gary Woodland e Jon Rahm erano con -2 ma ancora con buche da completare. Rory McIlroy ha chiuso a -1, stesso punteggio di Ludvig Åberg, mentre Bryson DeChambeau era anche lui a -1 al momento della sospensione.
La sorpresa più bella del giorno è senza dubbio Ryder Cowan. Amateur, 21 anni, studente a Oklahoma, ha firmato un 68 con quattro birdie e due bogey, mettendosi provvisoriamente nel gruppo dei secondi. È il classico nome che al giovedì molti leggono due volte per capire se sia scritto giusto, ma il suo giro è stato tutt’altro che casuale: solido, ordinato, maturo. Uno swing non canonico, ma molto molto produttivo.
Tra i promossi va inserito anche Sam Stevens, soprattutto per la reazione dopo il doppio bogey alla 10. Invece di scomparire, ha rimesso insieme il giro con sei birdie, mostrando una capacità di reset mentale. Max McGreevy, invece, ha costruito il suo -2 con un finale pulito e un birdie importante alla 17: meno appariscente, ma molto concreto.
Il nome che fa più rumore tra quelli partiti piano è Scottie Scheffler, che ha chiuso a +2. Non è un punteggio drammatico, soprattutto in un torneo così lungo, ma per i suoi standard è una partenza sotto ritmo. Non bene, ma nemmeno allarme rosso.
Anche McIlroy ha vissuto un giro interessante: eagle alla 5, qualche errore nel finale e un -1 che lo tiene perfettamente nel torneo. Non è stata una partenza da copertina, ma in uno US Open spesso il giovedì non devi vincere nulla: devi solo evitare di perderlo.
Una menzione speciale va anche a Keith Mitchell, protagonista del giro più schizofrenico della giornata. A guardare solo il risultato finale, par dopo 18 buche, uno potrebbe pensare: “ok, giro solido, niente di strano”. Poi apri lo scorecard e scopri il delirio: 41 sulle prime nove, quindi +6, seguito da un clamoroso 29 sulle seconde, quindi -6. In pratica Mitchell ha giocato due round diversi nello stesso giorno.
Sul fronte statistico, i dati strokes gained definitivi vanno letti con prudenza finché tutto il field non aveva completato il primo round. Però alcune indicazioni sono già abbastanza chiare: Clark ha guadagnato tanto in modo trasversale, non solo con una giornata calda sul putting (4 colpi presi sul field in questo settore); Scheffler ha pagato soprattutto sugli approcci dove perde quasi un colpo; Cowan e Stevens sono stati tra i migliori esempi di gestione del giro, più che di pura esplosività.
Per il taglio, il contesto è già da monitorare. Allo US Open passano i top 60 e pari merito dopo 36 buche e, con una media score intorno ai 73 colpi, chi ha chiuso sopra par non è automaticamente nei guai. I giocatori tra +2 e +4 sono ancora pienamente vivi, ma il venerdì diventa delicatissimo.
E se il giovedì è stato solo l’antipasto, il venerdì promette di essere ancora più interessante…speriamo senza nebbia a Giugno inoltrato.
