Il golf come antidoto alla depressione

Avete mai sentito parlare di “biofilia”? Ok: si tratta, etimologicamente parlando di “amore per la vita”, o, più in senso lato, di “amore per la natura”.

Bene, chiarite le idee, adesso passo rapidamente a spiegarvi cosa diamine c’entri la biofilia con il golf.

Ora: credo che ognuno di voi, là fuori, abbia almeno una volta nella sua vita provato un forte senso di stupore, meraviglia e magari anche di vero amore quando si è trovato dinnanzi a panorami naturali eccezionali.

Nulla di strano, anzi è tutto molto basico: la scienza ci spiega infatti che, anche se tutti noi continuiamo a scordarcelo, in quanto esseri umani, in fondo altro non siamo che degli animali. E che come tali, all’inizio dei tempi, abbiamo vissuto la nostra esistenza per milioni di anni in una foresta così lussureggiante che mai potremmo anche solo immaginare.

Eppure, nel corso dei millenni, abbiamo per forza di cose subito lentamente una disconnessione fortissima da quello che era il nostro vero habitat: in sostanza, dal verde più rigoglioso, a mano, a mano, ci siamo rinchiusi, se non rintanati, in metropoli sempre più alienanti.

In sostanza, siamo diventati esattamente come gli elefanti o le scimmie rinchiusi negli zoo. Peccato che sempre la sopracitata scienza abbia notato come tutti gli animali tenuti prigionieri in cattività sviluppino nel corso del tempo dei comportamenti depressivi, se non autodistruttivi. Perché? La risposta che gli scienziati si sono dati è la seguente: quasi tutti gli animali, se privati dei loro panorami naturali, alla fine diventano ansiosi, infelici, addolorati. In buona sostanza, depressi.

E adesso, piano, piano, dopo questo preambolo doveroso, possiamo tornare al gioco del golf e alla biofilia.

Al giorno d’oggi, molti medici ormai sostengono che sentirsi depressi significa in qualche modo restare intrappolati nel proprio ego, prigionieri dei propri pensieri circolari, un luogo buio dove è difficile far entrare aria nuova. Ma gli stessi medici di cui sopra hanno anche scoperto che stare fuori nel mondo della natura riesce a regalarci una sensazione completamente opposta: immersi di fronte a un panorama mozzafiato, messi di fronte a un mondo gigantesco, chiunque di noi ha la sensazione di quanto piccoli siano i propri problemi e quello stesso feeling è allo stesso tempo capace di sminuzzare il nostro ego e con esso la nostra depressione. Chiaramente la crudeltà più profonda di questa malattia è la sua capacità di drenarci ogni desiderio di sentirci di nuovo vivi.

Ma ora, al netto dei vari Prozac, Xanax e quant’altro, almeno sappiamo con certezza scientifica che camminare nel verde fa benissimo all’umore. E dunque giocare a golf, in mezzo al fairway o anche in rough, immersi in paesaggi stupendi, può davvero aiutare chi soffre di questo male oscuro a venirne lentamente fuori: in ogni caso, la cosa più importante di tutte è, come sostiene la scienziata Isabel Behncke, evitare ogni forma di prigionia.

“Don’t be in captivity”, continua a ripetere Isabel da anni ai suoi pazienti: non siate prigionieri di voi stessi e dei vostri pensieri, ma semmai uscite a camminare e, perché no, a swingare. Anche male, ma a swingare.

 


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