Non so voi, ma personalmente nella vittoria di Aaron Rai al Pga Championship vedo l’intervento del Karma.
Voglio dire: c’è qualcosa di altamente istruttivo, se non di poetico, nell’assistere al successo in un Major da parte di un ragazzo britannico di umilissime origini, che per ricordarsi da dove proviene e di tutti i sacrifici che i suoi genitori hanno sopportato per permettergli di inseguire i suoi sogni, gioca -unico nel suo genere- con i copri ferri affinché non si rovinino. E lo fa esattamente come era abituato da ragazzino quando non poteva permettersi di cambiare i bastoni quando, a causa dell’uso eccessivo, si consumavano. Trovo che in questa storia di Aaron ci sia molta grazia, molta umiltà, molta resilienza, molta forza d’animo e molto lavoro, dal momento che questo ragazzo è stato capace di restare in piedi nonostante il vento gli abbia soffiato abbondantemente contro sin dall’inizio. E trovo altresì meraviglioso il fatto che oggi, nonostante tutti i milioni giustamente intascati, questo giovane britannico continui a non dimenticare mai chi realmente è e resti sempre con i piedi ben saldi per terra.
E ancora: questa vittoria dell’umiltà non poteva essere più perfetta nella tempistica, perché arriva negli stessi giorni in cui l’illimitata prepotenza finanziaria (e non solo) del circuito LIV pare giunta al capolinea: non solo il PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha da qualche settimana deciso lo stop ai finanziamenti del suo stesso tour dopo aver perso in pochi anni ben 5 miliardi di dollari, e non solo i big del circuito se la stanno dando a gambe levate, ma si vocifera persino che lo stesso LIV stia rischiando la bancarotta se non troverà a breve nuovi investitori, o meglio, nuovi “benefattori”, disposti a coprire circa 250 milioni di dollari affinché la lega possa continuare a tirare avanti in qualche modo. Senza questi capitali, infatti, il circuito potrebbe dover avviare le pratiche per il fallimento subito dopo la chiusura dei tornei estivi ad agosto 2026.
Ora, la domanda che mi pongo incessantemente da questa incredibile sincronicità è: che cosa si può imparare da tutto questo? Forse che non sono i soldi a fare gli eroi, né a scrivere la storia, né tantomeno non sono i miliardi a creare il futuro. Ma che forse più semplicemente riconoscere i propri limiti, guardarli in faccia e quindi crescere e fiorire e migliorare attraversando le mille difficoltà che questi stessi limiti ti porranno dinnanzi lungo la vita è la strada migliore per creare qualcosa che resti nella storia.
In fondo cos’è l’evoluzione se non il superamento delle regole che fin qui abbiamo dato per scontate? Fino a qualche ora fa, in fondo non pensavamo forse tutti che i soldi potevano risolvere ogni cosa? Che i miliardi non avevano barriere? Beh, eccoci qua, con Aaron Rai e i suoi copri bastoni ad alzare il trofeo e il LIV ad ammainare (probabilmente) bandiera bianca.