Royal Golf Dar Es Salam: il gioiello reale del golf marocchino

Questa settimana il golf internazionale torna a Rabat, al Royal Golf Dar Es Salam, sede del Trophée Hassan II e della Lalla Meryem Cup. Due tornei diversi, giocati nello stesso club ma su due percorsi separati: il Trophée Hassan II, oggi tappa del PGA Tour Champions, si disputa sul Red Course, il campo più celebre e impegnativo del complesso; la Lalla Meryem Cup, appuntamento del Ladies European Tour, va invece in scena sul Blue Course.

Il Royal Golf Dar Es Salam nasce all’inizio degli anni Settanta per volontà di Re Hassan II, grande appassionato di golf e figura centrale nello sviluppo di questo sport in Marocco. Il progetto venne affidato a Robert Trent Jones Senior, chiamato a disegnare un campo che fosse allo stesso tempo spettacolare, severo e rappresentativo. Il risultato fu un grande complesso immerso nella foresta di querce da sughero alle porte di Rabat, in un contesto molto diverso dall’immagine più comune del golf nordafricano: non deserto, sabbia e palme, ma alberi maturi, acqua, ombra e un paesaggio da grande parkland internazionale.

In questo senso Dar Es Salam ha una sorta di parentela ideale con Valderrama. Non un gemellaggio ufficiale, ma una vicinanza evidente: stesso architetto, stessa scenografia, stesso rapporto con un paesaggio dominato dalle querce da sughero. Come a Valderrama, anche qui il campo non vive solo di lunghezza, ma di corridoi stretti e alberi imponenti che dettano le linee di gioco.

Il Red Course, in particolare, è il cuore architettonico del complesso. È un campo da torneo nel senso più classico del termine, figlio di una generazione di architetti che vedeva il grande golf come una prova chiara e frontale. Trent Jones Sr. costruisce la difficoltà attraverso una continua pressione visiva: alberi che incorniciano le linee di gioco, con bunker e ostacoli d’acqua che obbligano il giocatore a scegliere traiettorie predeterminate. A Dar Es Salam il rischio è quasi sempre evidente, con una linea netta tra scelta aggressiva e lay-up. Non ci sono molte difficoltà nascoste, ma decisioni chiare davanti agli occhi dei giocatori. Il risultato è un percorso leggibile, quasi teatrale, dove ogni scelta sbagliata tende ad avere conseguenze immediate. È un’architettura lontana dal minimalismo contemporaneo, ma perfettamente coerente con l’idea di championship course della sua epoca: bello, severo e costruito per mettere alla prova il giocatore dall’inizio alla fine.

Dar Es Salam resta così uno dei luoghi più particolari del golf africano: non una trappola per turisti, ma un campo Royal nel senso storico del termine, un percorso che racconta un’epoca dell’architettura in cui il grande golf doveva essere bello, difficile e immediatamente riconoscibile.

La buca 7 del Red course al Royal Golf Dar Es Salam

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