US Open 2026: il recap del secondo round.
Il secondo giro dello US Open 2026 ha iniziato a dare una forma vera al torneo. Dopo un giovedì spezzato dalla nebbia e chiuso solo venerdì mattina, la giornata ha rimesso tutti più o meno sullo stesso piano: meno caos, più golf, più dati da leggere. E soprattutto una classifica che adesso ha un padrone chiaro.
Wyndham Clark è davanti a tutti a -7 dopo 36 buche, con quattro colpi di vantaggio su Xander Schauffele, Matt Fitzpatrick, Sam Stevens e Tom Kim, tutti a -3. Il suo 64-69 è il punteggio più basso di sempre dopo due round in uno US Open giocato a Shinnecock. Non una statistica di contorno: una riga di storia vera, perché qui negli anni sono passati campioni enormi e nessuno era mai arrivato così basso al giro di boa.
La cosa interessante è che Clark non ha costruito il venerdì con fuochi d’artificio continui. Ha fatto un giro molto più da controllo che da highlights: otto par consecutivi in apertura, un bogey alla 9, poi birdie alla 12 e alla 13, altro passaggio delicato alla 16 e birdie pesantissimo alla 18.
Il dato di giornata più importante, però, è lo scoring. Media del campo finale del venerdì si è assestata poco sopra a 72.2, +2.2 colpi sul par. Quindi sì, il campo è stato più giocabile di quanto molti si aspettassero. Ma “giocabile” in uno US Open non significa semplice: significa solo che chi colpiva bene la palla poteva ancora essere premiato, invece di essere trascinato dentro una lotteria.
E qui entra il tema del weekend. La USGA, dopo due giorni con green tenuti più gestibili, intorno a 10/10.5 di Stimp, ha già fatto capire che da sabato si sale: obiettivo verso 11. Non sembra una differenza enorme detta così, ma su green mossi, esposti e con vento, mezzo punto di Stimp può trasformare i green, letteralmente, in lastre di vetro.
Il migliore del venerdì, numericamente e visivamente, è stato Collin Morikawa, autore di un 65 che lo ha rimesso dentro il torneo dopo il 73 iniziale. Ma il nome che secondo me merita una sottolineatura enorme è Tom Kim. Ha giocato proprio bene a golf. Non bene nel senso “ha imbucato due putt e ciaone”; bene nel senso pieno: pazienza, controllo, qualità nelle seconde nove, birdie alla 10, alla 12 e alla 16, e nessun panico quando la classifica iniziava a diventare importante. Il suo -3 totale lo mette nel gruppo dei secondi e lo rende una delle storie più intriganti del weekend.
Anche Xander Schauffele ha dato un segnale fortissimo. Il suo 66 è stato un giro pulitissimo, costruito soprattutto con una giornata impressionante da tee a green: 16 green presi su 18. Per uno che negli US Open è quasi sempre lì, non è esattamente una sorpresa, ma è uno di quei dati che pesano. Se i green diventano più rapidi, partire da così tanta solidità tee-to-green può essere un’assicurazione importante.
Tra le sorprese più belle resta Sam Stevens, che continua a stare lassù senza fare troppo rumore. È uno dei pochissimi ad aver giocato entrambi i primi due round sotto 70: 68-69. Dopo il doppio bogey con cui aveva iniziato il torneo giovedì, è risalito con una calma quasi fastidiosa per noi golfisti psicolabili.
Poi c’è Miles Russell, e qui bisogna fermarsi un attimo. Ha 17 anni, è amateur, era al debutto allo US Open e ha superato il taglio. Venerdì ha firmato un 71, entrando nel weekend a +3, quando il taglio è finito a +4. Non è solo “bella storia da ragazzino prodigio”: è un risultato pesante. A 17 anni, in un major, su un campo così, riuscire a restare dentro è roba da talento vero. E no, non è normale. Anche se ormai il golf moderno sembra produrre adolescenti già pronti a battagliare con i più forti.
Capitolo Rory. McIlroy era arrivato alla boa della 9 in ottima posizione, addirittura a -3 totale e vicino al gruppo degli inseguitori. Poi le seconde nove sono diventate una piccola centrifuga: bogey alla 10, 11 e 12, poi la reazione con due birdie, ma poi un brutto doppio alla 15 gli ha bloccato la rimonta. Alla fine è pari totale, sette colpi dietro Clark. Non è fuori dal torneo, perché allo US Open sette colpi non sono sette colpi “normali”, ma il venerdì lascia la sensazione di un’occasione persa. Il problema non è il punteggio: è il modo in cui si è acceso e spento dentro lo stesso giro e la poca qualità con i ferri/wedge in mano nelle seconde nove.
Scottie Scheffler invece ha fatto quello che doveva fare: 68, pari totale, ancora lontano ma vivo. Non è ancora il solito dominio da tee-to-green con il field che sembra giocare un altro sport, però è lì. E con due giorni davanti, nessuno sano di mente cancella Scheffler da un major se è a sette colpi e il campo può cambiare faccia in fretta.
Le delusioni invece sono pesanti. Bryson DeChambeau ha mancato il taglio a +5 e il dato fa rumore: è il terzo taglio consecutivo mancato nei major. Per uno che ha costruito una parte enorme della sua immagine proprio sull’essere protagonista nei grandi appuntamenti, è un bruttissimo segnale. Ancor più perché il venerdì aveva iniziato in par, quindi non era già fuori dai radar: è proprio crollato subito con due doppi alla 3 e alla 4 e bye bye US Open.
Malissimo anche J.J. Spaun. Il defending champion ha chiuso a +8, fuori dal weekend. Il danno vero lo aveva fatto giovedì con il 77, ma venerdì serviva un giro basso per rientrare e non è arrivato. Secondo campione in carica consecutivo dello US Open a mancare il taglio nella difesa del titolo e, soprattutto, terzo major del 2026 senza weekend per lui. Non esattamente il modo migliore per la vera rivelazione del 2025.
Fuori anche nomi enormi come Jon Rahm, Brooks Koepka, Adam Scott, Shane Lowry e Dustin Johnson, che dopo il 66 iniziale sembrava dentro al torneo e poi ha firmato un 77 che lo ha fatto precipitare. Il taglio a +4 ha salvato qualcuno, ma non ha perdonato chi ha infilato il classico giro da “ho aperto una porta e dietro c’era un burrone”.
Il contesto adesso è chiarissimo: Clark parte con quattro colpi di margine, ma dietro ha un gruppo credibile e vario. Schauffele è solidissimo. Fitzpatrick ha esperienza e pazienza. Stevens è in fiducia. Tom Kim sta giocando con una lucidità incredibile. Morikawa è risalito con il miglior giro del giorno. Rory e Scheffler sono più lontani, ma ancora abbastanza vicini da rendere il sabato molto interessante.
La chiave del weekend sarà tutta lì: green più rapidi, campo che può asciugarsi, vento da gestire e leaderboard che può cambiare molto più velocemente di quanto si pensi. Clark ha fatto la cosa più difficile: prendere il comando e costruire margine.
Ora però arriva la parte davvero complicata: restare davanti senza essere troppo conservativi.
