Come si costruisce un campione

Come si costruisce un campione? O meglio: come si trasforma un campione di golf in un top 20 del World Ranking? Con il talento, certamente. E con moltissimo lavoro tecnico, ovviamente. Ma pure con un gigantesco lavoro di squadra alle spalle e, soprattutto, dietro le quinte.

Prendete per esempio Matthew Fitzpatrick. L’inglesino dalla pelle bianca latte e dal fisichino delicato, lo avete presente? Bene, adesso cancellate l’immagine che vi siete fatti di lui nel corso degli ultimi anni e resettate il tutto con queste info a seguire.

Allora: 27 anni di Sheffield, fresco numero 18 del World ranking, Matthew vanta già 7 vittorie (e che vittorie!) sul DP World Tour, ma è ancora alla caccia del primo titolo che lo consacri nell’Olimpo del Pga Tour, il circuito sul quale gioca ormai quasi in pianta stabile dal 2020.

Quest’anno negli Stati Uniti ha stabilito dei numeri impressionanti, diventando addirittura terzo nelle classifiche degli Strokes Gained Total (da 19° che era nella passata stagione), pur non superando la media delle 295 yards col drive.

Tradotto, significa che nel gioco di Fitzpatrick oggi non esistono punti deboli. Zero assoluto.

Ora, la domanda è lecita: come ha fatto l’inglesino a migliorare così tanto?

Col lavoro di un team molto ben coordinato che conta ben otto persone al suo fianco, tra cui due swing coach, un putting coach, il caddie (e che caddie: Billy Foster, wow!), un performance coach, un preparatore atletico, un manager e un avvocato che non si sa mai.

Il lavoro del team è stato soprattutto quello di fornire a Matt qualche yard in più dal tee. Come? Dalla fine del 2019, innanzi tutto con un’ulteriore collaborazione, quella col biomeccanico Sasho Mackenzie che, col lavoro in palestra, gli ha permesso di mettere massa muscolare per guadagnare in forza e velocità. Poi, costruita la base del fisico, il team ha ggiunto microscopici cambiamenti di swing che non stravolgessero il suo Dna tecnico: uno stance più largo davanti alla palla, un piede sinistro più puntato verso il bersaglio all’address per permettergli di srotolare i fianchi più velocemente nel downswing, e, infine, una diversa azione in estensione del ginocchio destro in salita, al fine di aumentare la rotazione senza i dannosi movimenti laterali.

Risultato dopo due anni: la velocità di palla di Fitz è passata dalle 160 miglia del 2019, alle 175 del 2022, il drive si è allungato di qualche yard, i ferri da tirare al green sono diventati più precisi e gli score medi si sono abbassati dal 70,5 dello scorso anno al 69.9 di oggi.

Il tutto con calma e pazienza, senza stravolgere nulla. Il tutto senza che ci siano stati cambiamenti marcati nella sua azione di gioco. E voi, voi ve ne eravati accorti?

 

 

 

 


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