Il lob

Il lob è uno di quei colpi che, quando eseguiti correttamente, sembrano quasi sospendere il tempo: la palla sale altissima, supera l’ostacolo con eleganza e ricade morbida, pronta a fermarsi vicino alla buca. È un gesto tecnico che richiede una combinazione di precisione, sensibilità e consapevolezza biomeccanica, e proprio per questo rappresenta una delle competenze più distintive nel gioco corto. Non è un colpo da improvvisare, né da giocare con leggerezza: nasce da una comprensione profonda dell’attrezzo e dell’interazione tra loft, low point e terreno.

Il primo elemento da interiorizzare è la logica del bastone. Un lob efficace non si costruisce “alzando” la palla con le mani, ma sfruttando il loft reale del wedge. Gli accorgimenti principali che adottiamo in questo colpo sono l’apertura della faccia del bastone e l’abbassamento delle mani in set up. Questo dettaglio è cruciale: se il giocatore apre la faccia senza adattare la postura, rischia di esporre troppo il leading edge e compromettere la qualità dell’impatto. 

La meccanica dello swing deve essere coerente con questa impostazione. Il lob richiede un movimento ampio, fluido e privo di accelerazioni improvvise. Il ritmo è il vero protagonista: uno swing corto e controllato con le mani genera rigidità, mentre un backswing più ampio e ritmato permette di creare la velocità necessaria per far scivolare il bastone sotto la palla in maniera corretta. 

Un aspetto spesso sottovalutato è la lettura del lie. Il lob è un colpo che necessita un lie buono, con la palla leggermente sollevata dall’erba, non vorremmo mai dover eseguire un colpo con la lama aperta da un buco o comunque da una situazione “scomoda”. Da un terreno troppo compatto o da un rough molto fitto, diventa quindi un’opzione ad alto rischio.

La capacità di valutare quando giocarlo è parte integrante della sua efficacia: un buon giocatore non sceglie il lob perché è spettacolare, ma perché è la soluzione più logica e sicura in quella situazione.

 


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