Royal Lytham, il links disegnato dai bunker

Royal Lytham & St Annes non corrisponde all’immagine romantica del grande links britannico. Il mare non si vede, le dune non dominano il paesaggio e il campo è stretto tra la ferrovia, le case in mattoni rossi e la periferia del Lancashire. A un primo sguardo può apparire meno spettacolare di altri percorsi della rota dell’Open. È proprio qui, però, che risiede il suo fascino: a Lytham il protagonista non è il paesaggio, ma l’architettura del percorso.

Dal 30 luglio al 2 agosto, Royal Lytham ospiterà la 50ª edizione dell’AIG Women’s Open, sesto passaggio del torneo su questo campo e ultimo major femminile della stagione. La prima versione del percorso fu costruita nel 1897 da George Lowe, professionista del club, e successivamente affinata tra il 1919 e il 1923 da Harry Colt, uno dei più grandi architetti della storia del golf, in vista del primo Open disputato a Lytham nel 1926.

La sua caratteristica più evidente sono naturalmente i bunker. Oggi se ne contano 174, ma il numero racconta soltanto una parte della storia. A Lytham i bunker sono l’elemento che genera la strategia, non una semplice difesa né un effetto estetico. Dividono i fairway, suggeriscono linee, condizionano gli angoli di attacco e obbligano il giocatore a decidere quanto rischio assumersi dal tee. Spesso la linea più pericolosa è quella che apre meglio il green, mentre la scelta apparentemente prudente lascia un approccio cieco o da un’angolazione peggiore.

Georgia Hall lo dimostrò perfettamente vincendo il Women’s Open del 2018. Seguendo il consiglio di Tom Lehman, decise spesso di lasciare i tee shot prima dei bunker dei fairway. Il risultato è che in quattro giorni perse soltanto tre colpi e visitò sette bunker, uno solo dal tee. Non dominò Lytham superando i suoi ostacoli, ma comprendendo quando non fosse necessario sfidarli.

Anche i green partecipano a questa logica. Sono generalmente sobri, con pendenze meno evidenti rispetto ad altri grandi links. La difficoltà è concentrata soprattutto nel percorso necessario per raggiungerli. A Lytham, una volta arrivati sul green, gran parte dell’esame è già stata sostenuta.

Il routing è altrettanto particolare. Il campo comincia con un par 3, unico caso nella rota dell’Open, obbligando subito il giocatore a un colpo preciso verso un green circondato dalla sabbia. Nella configurazione del Women’s Open troviamo tre par 3 nelle prime nove, due par 5 consecutivi alla 6 e alla 7 e tutti i par 3 e i par 5 completati entro la 12. Da quel momento restano sei par 4 consecutivi.

È una sequenza asimmetrica e quasi strana, probabilmente lontana dagli standard con cui verrebbe progettato oggi un percorso da major. Ma è una stranezza positiva. Una delle grandi qualità dei campi britannici è proprio la presenza di anomalie, buche insolite e cambi di ritmo che donano carattere. Nel golf la varietà conta più della regolarità. Il finale di Lytham ne è la dimostrazione: la 13 e la corta 16 concedono qualcosa, mentre 14, 15, 17 e 18 compongono una delle sequenze più severe della rota.

Negli ultimi anni anche Royal Lytham è stato modificato dai soliti Mackenzie & Ebert. Quasi quaranta bunker sono stati eliminati e sostituiti da avvallamenti e aree rasate; più recentemente, gli interventi tra la 7 e la 11 hanno permesso di raddrizzare quest’ultima e creare lo spazio necessario per un nuovo campo pratica da torneo. Sono lavori nati soprattutto dalle esigenze logistiche dei major moderni, più che da una necessità di migliorare il campo.

Non avendo ancora visto le nuove modifiche, resta da sperare che non siano stati fatti troppi danni, ripulendo e omogeneizzando eccessivamente Lytham come avvenuto purtroppo in diversi campi della rota ultimamente. Le irregolarità di questi percorsi non sono difetti da correggere, ma il patrimonio che li rende diversi l’uno dall’altro.

La scala del golf femminile potrebbe mostrare Lytham meglio di quanto farà l’Open maschile del 2028. Le distanze delle donne permettono ai bunker essere più in gioco dal tee, conservando il loro significato originale. Con l’attrezzatura che permette distanze sempre più lunghe, per gli uomini parte di questa strategia rischia di essere semplicemente superata.

Lytham è sicuramente uno dei links più affascinanti della rota, dove ogni colpo deve rispondere a una domanda. Con superfici dure e vento, gli stessi bunker che Georgia Hall riuscì quasi sempre a evitare decideranno le sorti del torneo, e il connubio golf femminile e links garantiranno uno spettacolo da non perdere.


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