La corsa dei 69: tre weekend per prendersi 20 milioni

La corsa dei 69: tre weekend per prendersi 20 milioni.

Da 69 a 50, poi 30 e infine uno. I FedExCup Playoffs iniziano a Memphis, su un TPC Southwind che premia più il controllo che la forza bruta. Scheffler parte davanti a tutti, Rory torna dopo aver saltato il 2025, ma i numeri fanno emergere parecchio altro.

Sette mesi di stagione per arrivare qui. Poi, improvvisamente, tutto si restringe.

I primi 70 della FedExCup si sono qualificati per Memphis, ma al FedEx St. Jude Championship saranno 69 dopo il forfait di Daniel Berger. Domenica il confine diventerà 50: solo loro accederanno al BMW Championship della prossima settimana. Una settimana dopo resteranno in 30, quelli che andranno a East Lake a giocarsi la FedExCup e i 20 milioni di dollari per il vincitore finale.

Anche il sistema è cambiato. Una vittoria nei primi due eventi dei Playoffs vale ora 750 punti, non più 2.000: abbastanza per spostare una stagione, molto meno per cancellarla completamente. Scottie Scheffler arriva infatti a Memphis con 4.123 punti, davanti a Matt Fitzpatrick con 3.329 e Cameron Young con 3.157. Il lavoro fatto prima di agosto conta decisamente più di qualche anno fa e questo è corretto.

Ed è forse la cosa che rende questi tre weekend più interessanti: non abbiamo una classifica che riparte da zero. Abbiamo giocatori che arrivano con margine, altri che devono semplicemente evitare disastri e altri ancora che praticamente giocano quattro giorni con il coltello alla gola.

Benvenuti a Memphis.

TPC Southwind: il problema non è fare birdie

TPC Southwind quest’anno misura 7.288 yards, Par 70. Non è un mostro di lunghezza, soprattutto per gli standard attuali del PGA Tour. Il problema è tutto quello che succede quando la palla non finisce esattamente dove dovrebbe.

L’acqua entra in gioco in 11 buche, green molto piccoli e ci sono ben 75 bunker. Nel 2025 il campo giocò comunque a una media di 69,12 colpi, -0,88 rispetto al par: quindi Southwind non è necessariamente difficile nel senso tradizionale del termine. Si può fare score.

Ma c’è un’enorme differenza tra un campo difficile e un campo punitivo.

Con soli due Par 5, inoltre, ci sono meno occasioni semplici per recuperare. I Par 4 diventano il centro del torneo.

Per questo, più che cercare il giocatore che tira più lungo, questa settimana mi interessano quattro cose: Strokes Gained Tee-to-Green, Strokes Gained Approach, Par 4 Scoring e Birdie or Better Percentage.

E mettendole insieme viene fuori una tabella molto interessante.

La tabella che mi piace di più questa settimana

Il punteggio finale qui sotto è semplicemente la somma del ranking di ogni giocatore nelle quattro categorie: più è basso, più il profilo è completo per Southwind.

Giocatore SG T2G SG Approach Par 4 Birdie or Better Totale
Si Woo Kim 12
Scottie Scheffler 14
Collin Morikawa 14° 29
Matt Fitzpatrick 57° 65
Viktor Hovland 18° 14° 21° 19° 72
Wyndham Clark 23° 28° 21° 73
Ludvig Åberg 13° 35° 22° 77
Cameron Young 20° 52° 80

La fonte del modello individua proprio queste quattro metriche come blueprint per Southwind, e Si Woo Kim è l’unico giocatore del field dentro i primi quattro in tutte e quattro: 3° Tee-to-Green, 3° Approach, 2° sui Par 4 e 4° per Birdie or Better. Scheffler è praticamente attaccato, mentre già Morikawa è parecchio più distante.

È uno di quei casi in cui la statistica serve davvero a qualcosa: non a dirci che Scottie Scheffler è forte, grazie e graziella, ma a trovare un profilo che magari non avremmo messo automaticamente accanto al numero uno del mondo.

Si Woo arriva inoltre da T6 all’Open Championship e T9 allo Scottish, anche se il T42 al Rocket Classic ha leggermente raffreddato la serie.

Morikawa è l’altro nome che mi piace parecchio guardando soltanto la tabella. Secondo del field in Approach e sesto Tee-to-Green, con una storia su questo percorso quasi noiosa per quanto è stabile: T5 nel 2022, T13 nel 2023, T22 sia nel 2024 che nel 2025. Mai realmente vicino alla vittoria, ma bello solido negli ultimi quattro anni.

Il torneo potrebbe essere già deciso prima di tirare fuori il putter

C’è un numero di Southwind che mi interessa forse più di tutti quelli visti finora. DataGolf prova a misurare quanta parte della differenza di score tra i giocatori venga generata da Off-the-Tee, Approach, Around-the-Green e Putting.

Sul PGA Tour normalmente putting e approach pesano quasi allo stesso modo: circa 35,5% del cambio degli score arriva dal putting e 34,9% dagli approach.

A Southwind no.

Storicamente qui gli approach salgono al 39,4%, mentre il putting scende al 31,9%. E soprattutto non sembra un’anomalia di una singola edizione.

Guardate gli ultimi tre anni:

Anno Approach Putting Off the Tee Around Green
2023 41,6% 29,9% 18,6% 9,9%
2024 39,2% 34,5% 17,0% 9,3%
2025 37,6% 29,2% 21,2% 12,0%

Tre edizioni consecutive e tre volte la stessa storia: la qualità dei ferri ha separato il field più del putter. Ed è una cosa molto meno scontata di quanto sembri.

Siamo abituati a pensare che per vincere un torneo PGA Tour serva inevitabilmente anche una settimana fuori scala sui green. Ovviamente bisogna imbucare. Ma Southwind sembra ridurre un po’ quella componente di casualità: prima ancora di chiederti quanto stai puttando bene, vuole sapere da dove stai puttando.

E probabilmente c’entra anche ciò che succede quando sbagli. Dal 2003, anno dell’introduzione di ShotLink, nessun campo del PGA Tour ha visto finire in acqua più palline del TPC Southwind.

Quindi l’errore qui non viene sempre recuperato con un grande scrambling. A volte viene semplicemente aggiunto alla scorecard.

Ed ecco perché improvvisamente la nostra tabella assume ancora più senso.

Si Woo Kim è 3° negli Approach. Morikawa 2°. Fitzpatrick 1°. Scheffler, pur essendo “soltanto” 9°, è 1° Tee-to-Green e 1° nei Par 4.

Non sto cercando il giocatore che questa settimana imbuca qualsiasi cosa da otto metri. Sto cercando quello che non avrà bisogno di farlo. E forse è questa la vera chiave di Memphis.

Scheffler e Rory sono davanti. Ma arrivano a Memphis in due modi opposti

Scheffler non ha praticamente bisogno di presentazioni statistiche.

È primo Tee-to-Green e primo nel Par 4 Scoring nel nostro modello, viene da un T4 all’Open e un secondo posto al 3M Open e negli ultimi due anni a Southwind ha chiuso 4° e T3. Quando un giocatore domina la stagione, il modello e pure la course history, cercare necessariamente un motivo per andare contro diventa esercizio creativo.

Rory McIlroy è quasi il contrario.

Non compare nella tabella perché non ha abbastanza giri registrati sul PGA Tour nel 2026 per costruire un ranking affidabile sulle quattro categorie. Non è quindi un’assenza “statistica”: semplicemente il campione è troppo piccolo.

DataGolf però continua a considerarlo il secondo favorito del torneo dietro Scheffler, attribuendogli una probabilità di vittoria del 5,3%, contro il 13,8% di Scottie e il 4,3% di Cameron Young. Queste non sono quote di scommessa: sono le probabilità prodotte dal modello pre-torneo di DataGolf.

E Rory arriva con una situazione curiosa.

È 12° nella FedExCup, ha vinto il Masters, è arrivato secondo al Genesis Invitational e ha aggiunto top 10 sia al PGA Championship sia allo Scottish Open. Ma negli ultimi mesi ha giocato pochissimo: T7 in Scozia, T40 all’Open e poi nessun torneo prima di Memphis.

Anche Southwind racconta poco e male: taglio mancato nel 2022, T3 nel 2023, T68 nel 2024, torneo saltato completamente lo scorso anno.

Quindi Rory per me è la grande wild card della settimana. La quantità di informazioni recenti che abbiamo per prevedere dove si trovi davvero il suo gioco è molto bassa e l’abbiamo più visto a festeggiare ad Ibiza con Lowry che sui fariways.

Il nome che unisce meglio forma e Southwind

Se il modello porta verso Si Woo, la combinazione tra forma recente e storia sul campo porta abbastanza chiaramente verso Hideki Matsuyama.

Le ultime quattro partenze:

T14 Open Championship
T3 3M Open
T5 Rocket Classic
T7 Wyndham Championship

Quattro tornei, quattro top 15.

Poi guardiamo Memphis:

T2 nel 2021
T16 nel 2023
Vittoria nel 2024
T17 nel 2025.

Non è la statistica sexy della settimana. È semplicemente un giocatore che sta colpendo bene la palla, arriva in fiducia e ha già dimostrato più volte di capire perfettamente come gestire questo campo. A volte non serve complicare tutto.

E i giovani? Koivun stavolta deve convincermi ancora

La parte più divertente di questo finale di regular season è che i giovani hanno praticamente smesso di chiedere permesso.

Tom Kim ha vinto lo Scottish Open, Michael Thorbjornsen il Rocket Classic, Jackson Koivun il 3M Open e Michael Brennan il Wyndham Championship. Nelle ultime settimane il cambio generazionale non è stato un tema da discutere: è stato direttamente il leaderboard.

Koivun in particolare arriva ai Playoffs praticamente dalla porta di servizio, ma dopo aver già fatto qualcosa che pochissimi riescono a fare così presto: vincere sul PGA Tour.

Questa settimana però non è il mio nome.

Dopo la vittoria al 3M ha chiuso T31 al Rocket Classic e T29 al Wyndham. Risultati assolutamente buoni per un 21enne appena diventato professionista, ma Southwind richiede un livello di controllo e gestione dell’errore che preferisco vedere confermato su un campione più largo.

Per una volta posso anche guardare Koivun senza prevedere che vinca.

Le mie predictions

Alla fine, mettendo insieme forma, modello statistico e course history, arrivo qui:

VINCITORE – Hideki Matsuyama
È il giocatore che mi dà meno motivi per dire no. Quattro top 15 consecutive e quattro risultati molto forti nelle ultime quattro apparizioni complete a Southwind, compresa la vittoria del 2024.

IL NOME DEI NUMERI – Si Woo Kim
Il miglior profilo del modello. Quattro categorie, mai peggio del quarto posto. Se questa settimana i numeri di Southwind raccontano davvero quello che pensiamo raccontino, sarà molto in alto la domenica.

QUELLO CHE POTREBBE VINCERE SENZA SORPRENDERMI – Scottie Scheffler
Non è una prediction particolarmente coraggiosa. È solo difficile costruire un’analisi seria e arrivare alla conclusione che non sia il riferimento del field.

WILD CARD – Rory McIlroy
DataGolf lo vede secondo soltanto a Scheffler, ma arriva con meno golf recente e con una storia a Southwind estremamente irregolare. Potrebbe vincere come potrebbe passare quattro giorni senza entrare davvero nel torneo. Ed entrambe le cose avrebbero perfettamente senso.

OUTSIDER – Collin Morikawa
Secondo negli Approach, sesto Tee-to-Green e quattro edizioni consecutive dentro la top 22 a Memphis. Non sta facendo molto rumore. Statisticamente, però, continua a comparire esattamente dove dovrebbe.

Tre weekend.

69 giocatori a Memphis. 50 al BMW. 30 a East Lake.

Poi ne rimarrà uno.

La FedExCup non comincia ad agosto.

Ma è ad agosto che smette di perdonare.


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