Viviamo in tempi di intelligenza artificiale, di chat bot, di prompt: siamo totalmente immersi nell’inquietante strapotere di Big Tech, prontissimo ormai a sovrapporsi alla sovranità democratica. Lo sappiamo tutti, anche se, per quieto vivere o per stupidità, facciamo finta di ignorarlo. E se là fuori esiste ancora qualcuno che non lo ha intuito, è bene che si informi al più presto.
Ora, è ovvio che anche sulle nostre vite quotidiane tutta questa accelerazione tecnologica stia avendo mille risvolti, piccoli e grandi che siano: dai progressi della medicina, alla velocità con cui sappiamo ormai tutti (o quasi) preparare uno speech o un articolo. E dunque, mi chiedo e vi chiedo: e se il tempo regalatoci dalle macchine, lo consegnassimo alla cura e al benessere del nostro corpo? Ad attività che nessun algoritmo può sostituire? Per dire, se lo consegnassimo al golf? Quello sport che studi svedesi e americani dimostrano che allunghi la vita in media di 5 anni. Quello sport che limita il rischio di infarto e che ormai è risaputo che rallenti l’avanzare inesorabile del Parkinson. Quello sport che, secondo decine di ricerche, se praticato 1 o 2 volte alla settimana, riduce il rischio di demenza senile. Quello stesso sport, infine, che è un toccasana per la salute mentale e per chi soffre di solitudine
La verità è che nessun prompt potrà mai sostituire l’ebbrezza di un putt calato in buca e nessuna AI potrà mai gustarsi il volo perfetto di una pallina scagliata verso il bersaglio. Queste emozioni spettano solo a noi e al nostro corpo; le macchine -povere loro- sono solo logica e calcolo; tocca dunque a noi uscire a “riguardar le stelle”, come direbbe Dante, e nel mentre, a non farci inghiottire da Big Tech.
Usiamolo bene, perciò, il tempo che guadagniamo grazie alla AI: usiamolo magari per cominciare a giocare a golf, o usiamolo per migliorare finalmente il nostro swing.
In fondo, ne va della nostra salute. Il resto (non tutto, però, mi traccomando!), lasciamolo pure agli algoritmi.