US Open 2026: il Moving Day che non ha mosso Clark.
Il terzo round dello US Open 2026 doveva e poteva essere il classico Moving Day: qualcuno che attacca, qualcuno che risale, qualcuno che mette pressione al leader. Invece ha fatto una cosa molto più da US Open, ha punito quasi tutti e ha lasciato Wyndham Clark ancora più solo davanti.
Dopo 54 buche Clark è a -7, con sei colpi di vantaggio su Scottie Scheffler, Sahith Theegala, Tom Kim e Sam Stevens, tutti a -1. In tutto il field sono rimasti appena cinque giocatori sotto par. Il dato racconta già abbastanza bene il sabato: non è stata una giornata per fare spettacolo, ma per restare in piedi mentre gli altri iniziavano a perdere pezzi.
Il punteggio medio del terzo round è stato intorno a 73,6, quindi +3,6 sul par 70. Su 72 giocatori rimasti in gara, solo due sono riusciti a giocare sotto par: Emiliano Grillo, migliore di giornata con 67, e Scottie Scheffler, autore di un 69 molto più pesante di quanto sembri. Tutti gli altri hanno chiuso pari o sopra par. In pratica, se sabato hai fatto 70 non hai pareggiato il campo: hai vinto una piccola guerra privata.
Partiamo da Scheffler. Da tee a green è stato semplicemente mostruoso: +4.21 colpi guadagnati sul field. Il migliore di tutti. Il problema? Sul green ha perso -0.21. E qui c’è tutta la differenza tra inseguire e comandare. Perché Clark, invece, con il putter ha guadagnato +1.52 colpi sul field. Scheffler ha costruito il miglior golf tecnico del sabato, Clark ha costruito il miglior golf da US Open: meno pulito, più sporco, ma pieno di salvataggi, putt pesanti e colpi che ti fanno venire voglia di spegnere la tv e andare al campo pratica in mezzo alla notte.
Clark ha firmato un 70 fatto di due birdie, un eagle e quattro bogey. Non è stato un giro elegante, ma è stato tremendamente efficace. Il colpo più importante è arrivato alla 16, par 5, dopo il bogey alla 15: legno da circa 275 yard e palla a poco più di un metro dalla buca. Eagle. In quel momento il torneo poteva anche iniziare a riaprirsi. Invece Clark ha rimesso sei colpi tra sé e quasi tutti.
Ma la vera chiave del suo sabato non è stata solo la 16. È stata la quantità di danni evitati. Ha imbucato oltre 15 metri complessivi di putt per il par. Poi ci sono stati quei recuperi clamorosi che non finiscono sempre nei numeri più evidenti, ma raccontano tutto. Il bump & run alla 10, per esempio, è stato un piccolo capolavoro: palla gestita bassa, controllo perfetto, lettura da giocatore che non sta cercando il colpo bello ma il colpo giusto. In un torneo così, quelli sono quasi birdie invisibili.
La differenza tra Clark e gli altri sta proprio lì: non ha giocato il miglior tee-to-green del round, non ha dato l’impressione di dominare ogni colpo, ma ha vinto le micro-battaglie. Dove altri facevano bogey, lui salvava par. Dove altri trasformavano un errore, lui usciva con un mezzo miracolo. Dove Scheffler mostrava il golf più puro, Clark mostrava il golf più utile.
Il miglior numero secco del giorno resta il 67 di Emiliano Grillo, un -3 che in questo sabato sembra quasi fuori scala. Con una media field sopra 73, un giro del genere non è semplicemente “ottimo”: è una roba da evidenziatore fluorescente. Grillo è risalito fino al par totale e ha firmato l’unico vero round da rimonta della giornata.
Nel gruppo a -1 ci sono anche Sahith Theegala, Tom Kim e Sam Stevens. Theegala ha chiuso con 70, restando attaccato con un golf molto maturo. Tom Kim non ha ripetuto il super venerdì, ma il suo torneo continua a essere solido: dopo 54 buche è ancora lì, sotto par, in mezzo a nomi pesanti. Stevens, invece, continua a essere il nome meno “famoso” ma più resistente della parte alta: 68-69 nei primi due round, poi abbastanza solidità per restare nel gruppo degli inseguitori.
Dietro di loro, il sabato ha lasciato parecchie vittime illustri. Rory McIlroy ha chiuso con 73 ed è scivolato a +3. La parte pesante sono state le seconde nove: un bel quarantello, con cinque bogey. Era ancora in una posizione da cui poteva provare a inventarsi qualcosa, poi si è escluso da solo. Il suo sabato è stato il contrario di quello di Clark: invece di limitare i danni, ogni piccola crepa ha iniziato ad allargarsi soprattutto con i ferri in mano, dove ha perso quasi 1 colpo e mezzo sul field.
Anche Xander Schauffele ha buttato via un’occasione enorme. Partiva a -3, quindi nel cuore della corsa, ma ha chiuso con 73 ed è sceso al par totale. Carta segnata da due doppi bogey in tre buche dopo il giro di boa. È ancora in top 10, ma il torneo che venerdì sera sembrava molto aperto per lui ora è diventato una salita quasi verticale.
Matt Fitzpatrick ha fatto 74 ed è a +1, mentre Collin Morikawa, dopo il bellissimo 65 del secondo round, non è riuscito a confermarsi: 73 e totale anche lui a +1. Due nomi che, per caratteristiche tecniche, sembravano perfetti per restare dentro questa battaglia. Invece il sabato li ha messi nella zona di quelli che devono sperare in una domenica molto strana.
Tra le storie più belle resta quella degli amateur. Ryder Cowan è ancora il migliore del gruppo a +2, con una maturità notevole che non sorprende quasi più.
Ricapitolando. Clark ha sei colpi di vantaggio. Solo cinque giocatori sono sotto par. Il field sabato ha giocato a circa +3,6. Scheffler ha dominato da tee a green ma non ha capitalizzato col putter. Clark non ha avuto il miglior ball striking, ma ha imbucato e recuperato come uno che sta difendendo una cassaforte con il lanciafiamme.
La domanda, quindi, non è solo se Clark riuscirà a vincere. È come proverà a non perderlo.
Perché con sei colpi di vantaggio può permettersi di non essere perfetto. Ma con i green più rapidi, la pressione della domenica e Scheffler che da tee a green ha già acceso il motore, non può permettersi di iniziare a regalare colpi.
Il Moving Day non ha avvicinato gli inseguitori. Ha separato Clark dal resto del torneo. Ora resta l’ultimo test: capire se quel vantaggio è una fortezza o solo una porta chiusa male.